DRAGONE

(o Dragoncello)

 

Ai tempi di S. Paolino da Nola, alle falde del Vesuvio, nasceva un corso d'acqua denominato Dragone o Dragoncello. Lo storico che più diffusamente scrive di questo fiume è Procopio di Cesarea, che fu al seguito di Belisario, nella Guerra Greco/Gotica. A proposito di questa battaglia, recita: ".. alle falde del Vesuvio, trovansi sorgenti di acqua potabile, dalle quali formansi un fiume a nome Dragone. Sulle rive di questo posero accampamento entrambi gli eserciti (quello Imperiale e quello Gotico). Il Dragone ha un piccolo alveo, tuttavia non è transitabile, né a cavallo, né a piedi...". D'altra parte molte località del Piano di Palma, hanno nomi: come la Chiesetta di S. Maria del Porto, Campo Marino, Foce ecc. che fanno pensare in passato, fossero attraversate o toccate, non solo da un corso d'acqua, ma da qualcosa di più: o che il corso del Dragone, allargandosi naturalmente od artificialmente, costituisse come un piccolo porto od un rudimentale scalo per merci e persone che, su leggere imbarcazioni, correvano lungo il fiume. Allo stesso modo è possibile giustificare il nome di Campo Marino attribuito ad una località sempre del Piano di Palma, nella quale, forse in occasione della piena del fiume od anche perennemente, a causa di una depressione del terreno, le acque del fiume si spandevano in un ampio bacino, che agli occhi degli abitanti della zona, doveva apparire un piccolo mare, contenuto tutt’intorno dalla vasta estensione del Piano. Altri, tra questi il Comparetti, (traduttore di Procopio), il Gregorovius e Camillo Pellegrino, lasciano chiaramente intendere che il fiume Dragone sia da ritenersi il Sarno, negandone perciò l’esistenza. Al contrario, lo storico Bartolomeo Capasso, nella sua opera "Monumentia", descrive il Dragone come un fiume che affluiva nel Sarno, nei pressi di Scafati: "... Draconcellus rivus est che Sarno se miscet prope Scafatum". Si può fare un'ultima supposizione, e cioè che il Dragone, terminando il suo corso nel Sarno, nei pressi di Scafati, abbia, forse per l’apporto più abbondante delle sue acque, o per la maggiore importanza determinata dalla lunghezza del suo corso, o per altre ragioni ignote, potuto dare il suo nome anche all’estremo tratto del corso, che convogliava in mare le acque di entrambi i fiumi; o che per minore importanza del Sarno rispetto al Dragone, quest’ultimo nome si sia imposto al primo e con esso sia stato chiamato tutto il complesso fluviale di quella zona. Mentre il Giustiniani recita: "E’ facile credere di essersi confuso il Sarno col Dragone (o Dragoncello), perché uscendo dal Vesuvio, esso Dragone, andava a metter foce nel Sarno, e formandosene uno solo, scambiato così lo avessero… Si dice, infatti, che avesse avuto una gran perdita con quella del Dragone, e per l’eruzione del 79 della nostra Era, perdita e deviamento questa indagine però è molto difficile. Il Dragone esisteva nel secolo XI, e qual che sia stato il primo corso del Sarno, non saprei indovinar facilmente". Ed ancor il Prof. Nappi (nel 1939) così scriveva: "Il Dragone sgorgava alle radici del Vesuvio ed il suo letto si estendeva verso settentrione, attraversando il Piano di Palma, poi si dirigeva verso Acerra, piegava di qui verso Nola, indi si portava in direzione di Sarno, ove confuso con le acque di altre sorgenti, ivi nascenti, si dilungava per Scafati, Pompei, per poi sboccare a mare presso Torre Annunziata". Infine Procopio Gazeo: … il Dragone sorgente presso il Monte Somma, scorreva nei pressi di Lucezia, e questo fiume, dopo una grande eruzione del Vesuvio, rimase sotterrato ed il suo corpo deviato". Un fiume Dragonteo è menzionato in una bolla Episcopale, dell’anno 1066, per la formazione della Diocesi di Sarno, infatti appartennero a questa nuova Diocesi "… popolazioni e territori lungo il fiume Dragonteo". "Il Dragonteo dopo una delle frequenti eruzioni del Vesuvio, deviando il suo corso, si confuse con il fiume di Scafati e fu appunto denominato Dragonteo".