CIPPUS ABELLANUS

 

Consiste in un blocco monolitico di pietra dura, che abitualmente si cavava nei pressi dell’antico Castello di Avella, scolpita su due fronti; "… con quel vetustissimo carattere a mode di scrittura, che prima della latina, correva in Italia ...". Il Blocco squadrato e levigato, è alto mt.1,92, largo 0,51, dello spessore di cm.27 che recava sulla facciata 2 epigrafi, che si completano a vicenda; su di una sono incise 32 righe, sull'altra 25. La Pietra scoperta per caso ad Avella, da GianStefano Remondini, si può considerare il più completo documento sulla lingua OSCA; si tratta delle rovine del Castello di Avella, era stata collocata a mò di soglia di una porta carraia, dove l’usura del tempo, e più che altro, il passaggio dei cariaggi, oltreché degli uomini, ne avevano rovinato la scrittura.


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Francesco Borzelli - Primicerio della Collegiata di Avella - ne ebbe una prima richiesta nel 1745;ma soltanto nel maggio del 1750 - dopo che il Remondini, tenacemente, aveva ottenuto l’approvazione della Collegiata di Avella - ed anche per intercessione del Vescovo Nola, Mons. Torrusio, potè rimuovere la Pietra e portarla a Nola.

La prima interpretazione del CIPPUS, fu quella dell’archeologo, Mons.  G.B. Passeri Vicario Generale della Diocesi di Pesaro – l’iscrizione contiene un trattato federale fra Nola ed Avella, e fu giudicato dallo stesso Passeri: "…il più pregevole Monumento che finora sia stato trovato scritto nell'antica lingua ITALICA - che comunemente viene appellata Etrusca, anzi tra quelli che esistono in pietra è certamente il più ampio, il più nobile e singolare".

Una fitta pletora di Letterati ed archeologi, sia Italiani che stranieri, studiarono, in seguito, l’importante documento - tra essi, il Mommsen che nella prima metà del 1800, volle studiare da vicino il CIPPUS, sostenendo che esso era scritte in lingua OSCA.

INTERPRETAZIONE DEL MOMMSEN

Parte Anteriore: Con Maggio Vestirico - figlio di Maio - che ha il sommo potere in Avella e con Maggio Justio, figlio di Maio - Rettore e Governatore di Nola -come pure con i legati Avellani e con i legati Nolani, che per ordine del proprio Senato - hanno gli unì e gli altri funzionato da Ambasciatori - si e' fatta questa Convenzione: che il Tempio di Ercole il quale trovasi sul confine - e quella terra che sta presso quel Tempio, e si trova di fuori tra i termini, dove esattamente confina la pietra terminale per comune legge - quel Tempio e quella saranno comuni in un comune territorio. Nel frutteto pio di quel tempio e di quella terra, saranno i frutti comuni all'uno ed all'altro popolo. Ma i frutti dei Nolani saranno nel confine del Tempio di Ercole: quelli degli Avellani.....

 

Parte Posteriore: Se poi qualcuno vorrà dividere il loro territorio, limiterà soltanto quel terreno - che sta dopo di là - dove si stabilì il confine del Tempio di Ercole - oltre quelle contrade limitate dal detto Tempio - alla via ove si trova. Dopo tal confine, per ordine del proprio Senato, sarà lecito dividere il terreno e con tal misura - che tutto ciò che spetterà alla divisione di Nola - per diritto sia dei Nolani. Parimenti, se qualche cosa, apparterra' ad Avella; sia degli Avellani - con tale misura e con tale diritto. Ma in quella terra che è limitata dietro le borgate e non occupata dalla Divisione Nolana ed Avellana - non vi e' appartenenza, nè di Nola, nè di Avella. Se scoprono un tesoro in quella Terra, per ordine pubblico, tutto ciò che si trovi in esso fuori dal diritto altrui, lo consegnino all'altro. Se tra il confine di Avella e di Nola - vi si trova una strada curva - in mezzo a tale strada si pianti un termine.