Secondo lo storico nolano Leone
(inizi XVI secolo), l'attuale complesso della Chiesa-Convento di San Biagio, era molto
più vasto di quello attuale, comprendendo, infatti, al tempo, l'ex Casa Littoria ed il
Palazzo Vincenti, in Piazza Giordano Bruno. Era chiamata Chiesa e Convento di
Sant'Antonio, e l'attuale stradina che porta da Piazza Giordano Bruno a Piazza Clemenziano
era chiamata via Sant'Antonio. Assunse poi il nome di Chiesa di Santa Margherita, Chiesa e
Convento di San Francesco, mentre il nome di San Biagio è stato assunto solo nel 1825,
quando in seguito alla soppressione dell'Ordine dei Frati, la Congrega della Misericordia
prese la direzione della Chiesa.
Lo storico Leone scriveva: ".....delle basiliche eccellenti la prima è quella dedicata a San Francesco, questa sorge nell'angolo della Città che è volto ad occidente, ai piedi della Torre delle cinque Porte......". La Chiesa di San Biagio ha un magnifico portale del XII secolo (vedi foto laterale), mentre l'abside (vedi foto sottostante), già esistente, apparteneva all'antica Chiesa di Santa Margherita, costruita sulle rovine del distrutto Tempio di Apollo, come lo possono testimoniare alcune pietre di marmo bianco e grigio, infisse orizzontalmente nella Costruzione della Cappella, nelle cui vicinanze sorgeva il Convento di San Francesco
Questo Convento è notato
da un Frate Francescano: Bartolomeo Pisano, che nel suo catalogo dei conventi del suo
Ordine, dell'anno 1399, annovera anche quello di San Francesco in Nola; mentre nella NOLA
SACRA del Guadagni, vi è segnata la data (ricavata da un marmo sulla porta dello stesso
Convento) del 1372.Un restauro del 1747, trasformò lo stile della Chiesa, che da
trecentesca diventò "rococò", come d'altra parte voleva la moda del tempo; e
la trasformazione dello stile, secondo B. Malagnino, nel suo: "Il Convento di San
Francesco in Nola", i restauratori sono da ricercarsi tra: Giuseppe Astarita,
Domenico Catuogno e Giovanni del Gaizo. Oggi non resta niente, né degli affreschi del
Chiostro, né dei "Ritratti", cui fa cenno il Remondini, poichè tutto venne
distrutto con la costruzione della Casa del Littorio verso la fine degli anni 1930. I
Frati ripresero possesso del complesso solo nel 1941, trasformando ed adattando a Convento
alcuni terranei adiacenti all'abside trecentesca; quando in un assolato pomeriggio di
agosto, alla presenza del Vescovo di Nola Camerlengo e del Podestà Carmine Minieri, oltre
ad altre autorità religiose dell'Ordine, fu murata sotto l'altar Maggiore una pergamena,
a ricordo della Manifestazione e del ritorno dei Frati a Nola nella Chiesa di San Biagio.
I Frati, però, ne presero possesso "ufficialmente" solo il 9 novembre dello
stesso anno, dopo 134 anni, da quando il Convento era stato soppresso con "Decreto
Speciale" di Giuseppe Bonaparte il 19/11/1807, con la sistematica abolizione degli
Ordini Religiosi operata da Gioacchino Murat dal 1808 al 1815; mentre con il passar degli
anni, come descritto in una Visita Pastorale del Vescovo Mons. Renzullo del 1916, fu
adibito finanche a Caserma dei RR. Carabinieri del Circondario di Nola. Nella Chiesa si
ammirano pitture del Diana, De Mura, Bonito e loro Scuola; esse sono: una Deposizione
(XVIII secolo), una Madonna con il Bambino e San Giovanni con Matteo, sempre del 1700; una
Madonna del Rosario (fine XVIII secolo), ed una tela firmata Parziale F., datata 1792. Vi
sono ancora: un ECCE HOMO in legno della Scuola Napoletana del 1700; due affreschi, Morte
di San Giuseppe e l'Immacolata, della fine del XVII, inizi XVIII secolo.
Diversi restauratori si sono
succeduti in questa Chiesa, tra questi ricordiamo: Felice Ippolito, Giuseppe Tudisco
Senior e Padre Stefano Macario; mentre altre opere sono, diremo, scomparse nel corso degli
anni. Il Campanile sorge adiacente al presbiterio, con una base a forma rettangolare; esso
è databile intorno al 1200, di stile romanico con influssi normanni. Nell'interno del
campanile (vedi foto)
vi sono affreschi del XIV secolo, molto deperiti e
più volte restaurati: un Cristo Benedicente ed un Santo Vescovo (forse S. Felice).
L'affersco del Cristo è attribuito a Pietro Cavallino (o sua Scuola); le figure dipinte
risentono molto dell'influsso giottesco che Lello da Roma aveva assimilato con
l'osservazione e lo studio del grande Maestro Fiorentino, negli affreschi che quest'ultimo
aveva compiuto a Napoli, dal 1328 al 1333. Nel 1964, tre giovani nolani: Vittorio Avella,
Guido Ambrosino e Franco Del Piano, insieme al Prof. Biagio Malagnino, nel fare ricerche
tra gli stucchi della Chiesa, rinvennero alcuni affreschi risalenti alla metà del 1300;
questi affreschi, di buona fattura pittorica, furono attribuiti, a Lello da Roma, eseguiti
forse il 1325. Questi affreschi furono eseguiti per abbellire la Sala del Sarcofago, alla
base del Campanile, sarcofago del XIV secolo di raimondo Orsini, che è stato, però,
spostato dal suo posto naturale (Leonardo Avella dichiara che il sarcofago appartiene a
Nicola Orsini, non a Raimondo). Importante il complesso tombale degli Albertini, Principi
di Cimitile, del 1500, che si trova nella sacrestia. Sotto il bassorilievo del Merliano (o
della sua Scuola), vi è il Sepolcro di Fabrizio Albertini, che gli fu eretto dal fratello
Giovanni, con la statua del Guerriero giacente nel riposo, morto in battaglia a soli 28
anni nel 1564; ai due lati, altre due tombe, Giacomo e Gentile Albertini, nonno e padre di
Fabrizio, vissuti tra il XV ed il XVI secolo, valenti studiosi di diritto, Francesca
Tolfa, moglie di Gentile, fece incidere sotto i medaglioni una lunga epigrafe, dove sono
tessute le lodi dei due insigni personaggi, mentre una breve iscrizione ricorda Uberto
Albertini, che spogliato dal Tiranno Ezzolino, dei Feudi che egli aveva nella sua Gallia
Cisalpina, assoldato da Carlo I d'Angiò, arrivò a Nola nel 1266. Una tela del Mozzillo,
restaurata al meglio nel 1960 adorna il soffitto.

volta trecentesca interno Sacrestia