CHIESA DELL'IMMACOLATA

(Cappella Nuova)

 

La Chiesa dell'Immacolata, chiamata anche Cappella Nuova, fu fondata da una delle istituzioni promosse a Nola dai Gesuiti: La Congregazione Mariana degli Artisti. Di questa Congragazione non si conosce la data precisa della nascita, ma si presume sia intorno al 1584; in essa erano riunite, per esercitare pratiche di assistenza e pietà, i cittadini nolani dediti ad Arti e Mestieri. In data 3 giugno 1768, gli Eletti della città, Don Filippo Cesarini e Don Antonio de Notaris della Piazza Nobile, e Notar Mariano Rainero e Don Giuseppe Cesarini del Ceto Civile, si pronunziarono favorevolmente alla richiesta ed il relativo "deliberato" fu approvato con decreto del Sovrintendente della città, Duca Perrelli, il 30 agosto 1768. Ma, essendosi ribellati dei proprietari viciniori, i quali temevano che la progettata costruzione togliesse loro la veduta alle loro case, le autorità sospesero i lavori. Allora i Confratelli acquistarono, per altri 300 ducati, alle spalle del terreno ceduto loro dal Comune, un altro piccolo appezzamento, sollecitando nello stesso tempo la definizione della vertenza, sostenendo che con l'acquisto della nuova area, sarebbe stato possibile effettuare la fabbrica della Chiesa a convenevole distanza dalle case dei ricorrenti, e che di conseguenza, a questi ultimi, nessun danno o limitazione di veduta, ne sarebbero derivati.

Fu dato allora l'appalto della fabbrica al Maestro muratore nolano, Vitagliano Ambrosino, ed il 12 settembre 1769, il Canonico curato Don Felice Zamparelli, su licenza accordata dal Vescovo, FILIPPO LOPEZ Y-ROYO, benedisse la posa della prima pietra. La costruzione fu portata avanti fino al 1771, quando fu sospesa dal Regio Consigliere Don Giovanni Pallante, in virtù del Decreto del 3/II/1767, relativo allo scioglimento della Compagnia di Gesù. I lavori furono ripresi nel 1778, sotto la direzione del Fratello Benefattore Francesco Spampanato, che in meno di 9 mesi diede termine all'opera: costò 3850 ducati e 90 grana, mentre la Nuova Cappella, fu benedetta il 21 marzo 1779 dal Vescovo Lopez.

La facciata è di stile neoclassico, con il Campanile sul lato sinistro che termina con una specie di piramide a base ottagona, con rivestimento in piastrelle a figure di Madonne e Santi, dai tenui colori e di delicato effetto; esso fu restaurato nel 1883, dai priori del tempo: Raffaele De Sena, Gaetano De simone, Alfonso Avella e Giuseppe Petillo. Quando fu costruita la Chiesa, l'area antistante non era cintata, né sistemata ad aiuola, così come appariva fino agli anni 1950, cioè prima che ne fosse concesso al Comune di Nola per l'ampliamento della piazza.

La Chiesa è ad una sola navata, priva di cupola, conserva le linee del progetto originale, ed ha subito solo modifiche di dettaglio, tra le quali il Tabernacolo costruito in fondo all'Abside, per contenervi la Statua dell'Immacolata. In quel posto, i fondatori del Tempio, avevano collocato la grande tela raffigurante l'Immacolata, contornata dai simboli dei Misteri, salvata dai Confratelli al tempo della persecuzione gesuitica, dalla vecchia sede del Sodalizio, nel Palazzo Orsini. Tale quadro, sulla parete sinistra della navata, era della prima metà del 1600. L'altare Maggiore, in uno alla balaustra, non risale al tempo della fondazione della Chiesa; esso apparteneva alla demolita Chiesa dei Padri Paolotti (Porta Capuana a Napoli) e fu acquistato dalla Congrega nel 1792 per 260 ducati. Anche la struttura architettonica delle due uniche Cappelle laterali, è stata alterata, sostituendo con insignificanti nicchie per Santi, due quadri attribuiti al Mozzillo, portati in Sacrestia, rappresentanti: SAN NICOLA DA BARI (attrbuito anche al Bonito), e SAN FRANCESCO DI PAOLA in atto di attraversare lo Stretto di Messina. Quest'ultimo, forse, acquistato dai Padri Paolotti in Napoli, insieme all'Altar Maggiore, e non solo perché San Francesco di Paola fosse stato il Santo della Congragazione, ma anche per la firma del Mozzillo, considerato Nolano; ipotesi confermata dal fatto che il quadro non trovò mai posto stabile nella Chiesa, se non quando lo stesso Mozzillo, Confratello della Congregazione, stava decorando l'interno dell'Immacolata; si potrebbe, anche, prendere in considerazione che sia stato lo stesso Mozzillo a volere questo quadro, dipinto da lui prima del 1780, per adornarne la Chiesa. Davanti ai predetti Altari si stendevano, uno per ciascuna Cappella, i marmi che ricoprivano due sepolcri scavati nel pavimento, ormai rimossi dal posto. In cornu epistolae quello di Padre Alessandro di Meo, Missionario della Congregazione del Santo Redentore, morto proprio nella Cappella Nuova nel 1786. Ai piedi dell'altro Altare si leggeva l'epigrafe sepolcrale del Confratello Francesco Spampanato, benemerito amministratore della Congrega.

La navata della Chiesa è conchiusa dal soffitto piano, raccordato in curva alle pareti laterali, affrescato con ornato e figure da Angelo Mozzillo che firmò e datò 1799. Gli ornati della volta sono costituiti da elementi vegetali, mensole e squarci di architetture volanti verso l'alto; mentre la parte figurativa consiste in una grande scena centrale rappresentante la Presentazione di Maria al Tempio e da muliebri figure di Virtù, che animano i bordi incurvati del soffitto.

Il mozzillo era Confratello della Congregazione degli Artisti e, secondo quando riferisce la tradizione, lavorò gratuitamente. Particolare insolito, il pittore disegnò nel quadro, anche il suo ritratto in mezzo busto, ai margini del lato sinistro, nel punto dove la cornice si piega a curva.