NOLA
Fu costruita tra gli anni 1750 e 1756 sotto Carlo III di Borbone a spese dell'Università di Nola e con fondi elargiti dalla Diocesi di Nola, essa costò 25 mila ducati, lire 107.950 al controvalore di lire in oro. La Caserma aveva una ricettività di 700 uomini, 600 cavalli, 45 alloggi: fu opera dei discepoli del Vanvitelli, o forse su disegno di uno dei figli. Uno dei diretti collaboratori del Vanviteili fu Francesco Sabatini (1722/27), architetto siciliano cresciuto all'ombra del grande Maestro, di cui sposò una figlia, oltre ai figli del Vanvitelli Carlo,Francesco e Pietro, che furono tutti alla Corte di Carlo III a Madrid; d'altra parte lo stesso Carlo Vanvitelli (1739/1821) era succeduto al padre (nel marzo del 1773) nella costruzione di un'opera ben più importante: il Palazzo Reale di Caserta. Erroneamente ed insistentemente si volle attribuire questa Caserma alla mano del Vanvitelli, ed egli stesso ebbe a smentire tali voci.

esterno della Caserma
Il fatto è spiegabile: il Vanvitelli, quale ingegnere di corte ed uomo di fiducia del re Carlo III, esaminava ogni progetto sia di costruzioni militari che civili, ed è impossibile che abbia potuto dirigere tutte le opere a lui attrbuite. La caserma, dopo essere stata abbandonata per molti anni (dopo l'unità d'Italia) in seguito alle continue preghiere e sollecitazioni avanzate dal Comune di Nola, allo scopo di ottenere lo stazionamento nella città di un Reggimento di Cavalleria, il Governo nel 1872 soddisfece tale aspirazione: con documento del 12 luglio 1872 stipulato tra il Sindaco di Nola ed il Colonnello Direttore del Genio di Capua.

interno della Caserma
Ma ai primi del 1875, il Reggimento fu allontanato da Nola, anzi nel giugno dello stesso anno, la Caserma, dismessa dal Demanio Militare, fu sul punto di essere venduta ai privati. Dopo qualche decennio di discussioni e proteste, il Ministero pensò di stabilire in Nola la sede di un Reggimento di Cavalleria, e richiese che il Comune concorresse nella misura del 50 % nella costruzione delle scuderie e locali accessori. Nel 1877, dopo alcuni anni di abbandono, stava per essere ceduta al Demanio che doveva trasformarla in un Penitenziario, ma fortunatamente non se ne fece più niente. Con Tommaso Vitale Sindaco, la caserma ebbe nuova vita, ritornò a Nola il Reggimento di Cavalleria e nei primi anni del '900 conobbe, forse, il momento di maggior lustro.
Dopo le note vicende del settembre 1943: fucilazione degli Ufficiali Italiani, e semidistrutta dai tedeschi in ritirata, ha cessato di essere destinata ad uso militare.
L'amministrazione comunale di Nola del 1947, riportandosi alla Convenzione del 12 luglio 1872 e successivo contratto del 4 marzo 1886, avanzò richiesta per la restituzione degli immobili (Caserma, Accessori, dipendente etc.) di proprietà comunale, ma tale richiesta fu respinta in data 28 novembre 1952.
Negli anni 1980, l'arch. Matilde Nunziata, dopo aver compiuto lunghe e minuziose ricerche, circa la paternità architettonica della Caserma "Principe Amedeo" ed in special modo da informazioni attinte dei Regesti delle lettere Vanvitelliane e dell'allora Primo Ministro, Bernardo Tanucci, ha concluso che: "...la Caserma attribuita da sempre alla Scuola Vanvitelliana, se non allo stesso Vanvitelli, risulta invece essere: inizialmente opera del Regio Ingegnere Agostino Caputo (interventore) e dell'ing. Militare Giovanni Mansi (Direttore dell'opera), e successivamente compiuta dal grande architetto Toscano Ferdinando Fuga".
