(Convento di Santa Croce)
Vi era in Nola, nei tempi antichi, una Chiesa di S. Croce, che sorgeva tra ricche terre coltivate ed irrigate; questa Chiesa con l'annesso terreno, fu donata, dall'Imperatore Enrico, nel 1022 al Monastero di Santa Sofia di Benevento; infatti nella donazione si legge: "...Ecclesiam S. Crucis in Nola cum omnibus suis pertinentibus...". Ma la Chiesa, nel XVI secolo non esisteva più, pur essendo essa: "...nobile e facoltosa", come scriveva il Remondini.

I Nolani decisero allora di ricostruire, sull'amena collina che domina la città, una Chiesa di S. Croce con annesso Convento, chiamando a Nola i Padri Cappuccini, e questa iscrizione ne fa la storia: "Questo memore chiostro Cappuccino / della Pietà Campana, fondato nel 1566 / E cogli altri soppresso nel secolo XIX / Dopo sette lustri di jattura riscattato / Provinciale Padre Feliciano da Sorrento / Guardiano Padre Giuseppe da Rocca Rainola / Sindaco di Nola Avvocato Filippo del cappellano / Il dì 29 maggio 1894 / Tra il plauso cittadino all'ombra delle sue pareti / I frati nuovamente accolse". "Un predicatore sacro", Padre Antonio da Palazzuolo, fornì il Convento di una ricca Biblioteca; allungando inoltre la costruzione della Chiesa, adornandola con nuovi stucchi e creando davanti ad essa uno spazioso antiporto. Presso la Porta della Chiesa vi è la Tomba di Don Antonio Albertini, Principe di Cimitile, nobile nolano (che aveva donato il suolo per la costruzione del Convento) morto nel 1578; è ricordato con una lunga epigrafe, murata in una parete della Chiesa, che esalta le virtù del Patrizio Nolano. Vi è, inoltre, la Tomba del Conte di Campobasso, Don Muzio Antonio Monforte, Sindaco di Nola, morto nel 1733; e quella di Don Francesco Antonio Cesarino, patrizio romano, eretta in suo ricordo dal figlio Filippo, Vescovo di Nola dal 1674 al 1683.
Annesso al Convento vi è un'antico cimitero di monaci, andato in disuso nel 1766. Nell'interno della Chiesa, ai lati dell'altare, vi sono due affreschi di Angelo Mozzillo: la Natività e l'Adorazione; mentre il bellissimo Altare Maggiore intarsiato in legno, è della Scuola Sorrentina del XVI secolo (o forse degli Infanti).