BRUNO GIORDANO

 

Giordano Bruno, forse per le sue idee, allora considerate troppo liberali, e di Conseguenza ostili alla Chiesa, in un primo tempo viene dimenticato anche dagli scrittori suoi contemporanei e da quelli, immediatamente successivi dell’inizio del XVII secolo.

Il Bruno viene ricordato solo da pochi, tra questi Valens Acidalius, in una "Epistolarium" a frate Editum in una lettera scritta a Michele Forgatz (che aveva conosciuto il Bruno a Wittemberg in Germania); un secondo scrittore fu il Nostitz, che aveva frequentato a Parigi, le lezioni di Bruno: "Jordani Bruni genuini discepuli, elaboratum a Conrado Bergio", edito a Bregae, nella tipografia "Sigfridianus" nel 1615. Altri che ricordano il Bruno furono: Regnault, Wechel, Eglino, Alstedio Enrico, e lo "Scioppo" (Gaspare Shopp), infatti nei loro libri viene menzionato Giordano Bruno.

Gbruno.jpg (167912 byte)Il filosofo Nolano viene ignorato negli scritti, anche di quelli che lo conobbero di persona come Michel Castelnau, Ambasciatore di Enrico III presso la Regina Elisabetta, nella cui casa di Londra, il Bruno abitò per tre anni consecutivi; non è nemmeno menzionato nelle Operette di sir Filippo Sidney, al quale il Bruno dedicò "Lo Spaccio della Bestia Triofante" e "Gli Eroici furori". Lo passano in silenzio anche Alberico Gentile autore di Opere in latino pubblicate ad Helsteidt, nel 1669, il Gentile fu amico e collega del Bruno nello studio di Wittemberga; ignorato da Fra Paolo Sarpi, che lo conobbe a Venezia, e dallo Storico Andrea Morosini, che lo accolse nelle sue "Conversazioni" (infatti il Bruno frequentò a Venezia le dotte conversazioni che si tenevano in casa di Andrea Morosini, alle quali interveniva anche il Sarpi).

Gli scrittori dell’ordine Domenicano: Echard e Quetif, negarono persino che il Bruno avesse potuto appartenere al loro ordine, adducendo per tutta prova la speciosa ragione: "Si fuisset ex notris, utique nobiscun permansisset"!

Gasparre Schopp (conosciuto con il nome latino di Scioppio), da giovane venne a Roma, dove abiurò il protestantesimo e fu fatto Cavaliere di San Pietro e Conte del Sacro Palazzo da Clemente VIII ed assistendo al Giubileo di questo Papa nel 1600, fu presente il 17 febbraio del 1600, al rogo del Bruno in Campo dei Fiori a Roma.

In una lettera indirizzato a Corrado Ritershausen, Rettore dell’Università di Altorf, scrive che il Bruno, sin dall’anno 1582, incominciò a dubitare della "Transubstanzazione", negandola in uno, con la Verginità di Maria, continua quindi raccontando della fuga del Bruno a Ginevra, indi a Lione, Tolosa, Parigi ed infine a Londra. In quest’ultima città pubblicò lo Spaccio della bestia trionfante; passando poi in Germania, a Wjttemberga, passò a Praga ove diede alle stampe DE IMMENSO ET INFINITO ITEMQUE DE INNUMERABILIS e DE UMBRIS ET IDEIS.  Fu "Lettore" a Brunswich, in Helmsteidt, indi a Francoforte dove pubblicò scritti minori e poi a Venezia ove venne arrestato, tradotto infine a Roma fu processato.

A proposito del processo a Bruno, negli anni 1970, fu rappresentato nel teatro Umberto a Nola: "IL PROCESSO A GIORDANO BRUNO", per la regia di Mario Moretti. Moretti (nato a Genova nel 1929) trasse la materia di questo processo, da i documenti dell’archivio segreto del Vaticano e dal SOMMARIO DEL PROCESSO DI GIORDANO BRUNO, dove era rispecchiata la figura autentica del filosofo nolano, attraverso le risultanze dei processi veneziano e romano. Sono singolari le analogie tra la dottrina Bruniana e gli attuali problemi: la discussione dei Misteri della Fede, il Celibato dei Sacerdoti, il problema della Concezione Verginale di Gesù e la discussione sul "Primato del Sommo Pontefice". Con questo processo il Moretti, più che altro, intendeva processare idealmente, gli accusatori ed il Giudici del Bruno. Da premettere che il Sommario sopracitato, fu scoperto da Angelo Mercati, nell’archivio personale del Papa Pio XI, nel 1940, constava di 59 pagine, redatto da un ignoto compilatore.

Giordano Bruno era nato a Nola, nell’anno 1548,da Giovanni, di professione uomo d’arme, e Fraulissa Savolino (o Saulino), gli fu imposto il nome di Filippo, che mutò in quello di Giordano vestendo l’abito religioso. La casa paterna era situata "alle radici del colle di Cicala", e si vuole che da piccolo (quando era ancora in fasce) ,poco mancò che non rimanesse vittima di un grosso serpente, sbucato da una fessura della vecchia casa di campagna, ma il piccolo Bruno con le sue grida e con l’accorrere dei familiare mise in fuga il rettile.

L’ubicazione della Casa del Bruno è controversa ed è stato in passato fonte di discussioni e diatribe; nel 1966 il compianto Prof. Gaetano Minieri, insieme ad altri ricercatori identificò questa CASA "di poche stanze, alla falde della Collina di Cicala", che guardava verso San Paolo Belsito (la notizia fu anche riportata dai giornali sia nazionali che esteri) .D’altra parte la madre del Bruno era originaria di San Paolo, Cittadina che al tempo faceva parte del Comune di Nola e che tu dichiarata autonoma soltanto dopo la metà del 1800.

Il Bruno studiò a Napoli per imparare "Lettere et humanità", oltreché logica e dialettica, sino all’età di 14 anni, presso un PadreAgostiniano: Fra Theophilo da Vairano, ed all'età di 15 anni  prese l’abito di San Domenico, nel Monastero di San Domenico in Napoli. Dopo la nomina a Sacerdote incominciò a manifestare il suo pensiero, componendo Operette, nelle quali si notava il suo allontanamento dalle idee religiose giovanili, che crearono il preambolo al secondo Processo contro di lui, per eresia, poiché aveva subito già un primo nel 1566/67. Rifugiatosi a Roma nel Convento di S. Maria sopra Minerva, dovette ancora fuggitivo, perché accusato (a torto) di aver gettato un confratello nel Tevere. Poco dopo depose l’abito talare, riprendendo il suo nome di battesimo, e dopo altre peripezie approdò a Venezia dove stampò un opuscolo (andato purtroppo perduto): DEI SEGNI DEL TEMPO, il quale conteneva presagi ed oroscopi. Continuando il suo continuo peregrinare il Bruno passò a Ginevra, poi a Lione, Tolosa, Parigi. Poco dopo si imbarcò per l’Inghilterra, visse per qualche tempo a Londra, ma ritornò di nuovo a Parigi, per pubblicare molti dei suoi scritti. Al suo nuovo viaggio a Londra, seguì la pubblicazione, nel 1584 dei Dialoghi italiani, LA CENA DELLE CENERI, DE LA CAUSA PRINCIPIO ET UNO, DE L’INFINITO UNIVERSO ET MONDI, SPACCIO DELLA BESTIA TRIONFANTE, dopo qualche anno, LA CABALA DEL CAVALLO PEGASEO con l’aggiunta DELL’ASINO CILLENICO, DEGLI EROICI FURORI. Rientrando per l’ennesima volta a Parigi alla fine del 1585, pubblica un Dialogo Latino, andato perduto; ARBOR PHILOSOFORUM e la FIGURATIO ARISTOTELICA PHISICI AUDITIS, e nel 1586/87, ancora: DE LAMPADE COMBINATORIA LULLIANA e DE PROGRESSU ET LAMPADE VENATORIA LOGICORUM. L’8 marzo del 1588 si congeda dagli scolari di Wjttemberga e si reca a Praga, dove pubblica due opuscoli riuniti insieme: DE SPECIERUM SCRUTINIUM e DE LAMPADE COMBINATORIA ed ancora 160 Tesi contro i Matematici ed i Filosofi del Tempo. Il I luglio del 1589, dopo aver letto ad Heldstadt l’Oratio Consolatorio, per il defunto Duca Giulio DE BRAUSCHWEIG, lavora per le importanti composizioni in latino: DE MAGIA MATEMATHICA, DE RURUM PRINCIPI ELEMENT ET CAUSA, DE MAGIA, THESE DE MAGIA, MEDICINA LULLIANA. Nel 1590/91 pubblica a Francoforte tre Poemi: DE TRIPLICI MINIMO ET MENSURA, DE MONADE NUMERO ET FIGURA, DE INNUMERABILIS IMMENSO ET INFIGURABILI, mentre aveva precedentemente dato alle stampe: DE IMMAGINUM SIGNORUM ET IDEARUM COMPOSITONE. Nell’autunno del 1591, è a Padova, dove completa Il de VINCULIS IN GENERE, le PRELECTIONES GEOMETRICAE E L’ARS REFORMATIUM, passa poi a Venezia dove compone gli ultimi suoi scritti che verranno sequestrati e distrutti. Infatti il 22 maggio 1952, il Mocenigo, a Venezia, denuncia il Bruno, che è tradotto notte tempo nelle Carceri dell’Inquisizione ed il 7 gennaio dell’anno seguente, Venezia cede alle insistenze del Nunzio Papale, perché il Bruno sia introdotto a Roma, dove il 27 febbraio viene rinchiuso nelle Carceri del Santo Uffizio. Il 20 dicembre presenta un Memoriale a sua discolpa, ed il 15 febbraio del 1599, stanco della lunga prigionia, sembra disposto all’abiura, ma il 21 dicembre dichiara di non volersi pentire, perché non ha nulla di cui pentirsi. Il 20 gennaio il Papa decreta che il Bruno sia consegnato al Braccio Secolare, ed a questo punto il Bruno, guardando torvamente i giudici disse: "Maggior timore provate voi nel pronunciar la sentenza che non io nel riceverla"!. Il 17 febbraio 1600 fu condotto al rogo.

Opere edite ed inedite di Giordano Bruno:

  1. L’ARCA DI NOE’, questo libro fu ricordato dal Bruno nella Cena delle Ceneri, dedicato al Pontefice PIO V, composto tra il 1570/71. Inedito e smarrito;
  2. POEMA, incominciato ed interrotto, come si può arguire dalle parole agli inizi del Candelaio;
  3. DE SPHERA, composta a Noli (Liguria), inedita e smarrita;
  4. DEI SEGNI DEI TEMPI, nei documenti del Processo Veneto del Bruno, si legge che questa operetta fu composta dal Bruno, come lui stesso afferma:"… feci stampare questa operetta per mettere insieme un poco di denaro, per potermi sostentare…". Essa si stampò, o senza nome o con il nome di Filippo Bruni. In seguito fu smarrita;
  5. DE ANIMA, composta a Tolosa, nel 1577/78, frutto degli insegnamenti del Bruno in quella Città. Inedito e smarrito;
  6. CLAVIS MAGNA, composto a Tolosa nel 1578/79, come lui stesso ricorda;
  7. DEI PREDICAMENTI DI DIO, Operetta che si trovò tra le carte di Bruno, scritto di sua mano, composta tra il 1578/79;
  8. DE UMBRIS IDEARUM, ecc. composta a Parigi nel 1582;
  9. CANTUS CIRCEUS, dedicato ad Enrico d’Angouleme, Parigi, 1582;
  10. DE COMPENDIOSA ARCHITECTURA, composta a Parigi nel 1582;
  11. IL CANDELAIO, composto ed edito a Parigi presso Guglielmo Giuliano, 1582;
  12. PURGATORIO DELL’INFERNO, ricordato nella Cena delle Ceneri. Inedito e smarrito, composta nel 1582;
  13. EXPLICATIO TRIGINTA SIGILLORUM, edito a Londra nel 1583;
  14. LA CENA DELLE CENERI, pubblicato a Londra nel 1584;
  15. DE LA CAUSA PRINCIPIO ET UNO, stampato a Venezia nel 1584 e Londra 1584;
  16. DE L’INFINITO UNIVERSO ET MONDI, edito a Londra nel 1584;
  17. SPACCIO DELLA BESTIA TRIONFANTE, edito a Parigi e Londra nel 1584;
  18. CABALA DEL CAVALLO PEGASEO CON L’AGGIUNTA DELL’ASINO CILLENICO, (l’Opera più feroce contro la Religione Cristiana) Londra 1585;
  19. DEGLI EROICI FURORI, edito a Parigi e Londra 1585/1586;
  20. FIGURATIO ARISTOTELICA AUDIUS PHISICI, Parigi Chevellet 1586;
  21. JORDANI BRUNI NOLANI DIALOGI DUO, Parigi 1586;
  22. JORDANI BRUNI INSOMNIUM, Parigi 1586, Opuscolo unito al precedente;
  23. DE LAMPADE COMBINATORIA LULLIANA, composta a Wjttemberg nel 1587;
  24. DE PROGRESSU ET LAMPADA VENATORIA LOGICORUM, Wjttemberg 1587/88;
  25. ACROTISMUS SEU RATIONES ARTICULORUM PHYSICORUM ADVERSUS ARISTOTELI COS 1586, composto a Parigi ma stampato a Wjttemberg nel 1588;
  26. ORATIO VALEDICTORIA, Wjttemberg, 1588;
  27. DE SPECIERUM SCRUTINIO ET LAMPADE COMBINATORIA RAIMONDO LULLI, composto a Praga nel 1588;
  28. Jordani Bruni Nolani Centum et SEXAGINTA ARTICULI ADVERSUS HUIS TEMPESTATIS MATHEMATICOS ATQUE PHILOSOPHOS; dedicato all’imperatore Rodolfo II, composto a Praga nel 1588;
  29. ORATIO CONSOLATORIA, DEL PRINCIPE JULIO DI BRUNSWHIC, Helmstad 1589;
  30. DE IMAGINUM ET IDEARUM COMPOSITIONE; Francoforte 1591;
  31. DE TRIPLICI MINIMO ET MENSURA, Francoforte 1591;
  32. DE MONADE MINIMO ET FIGURA, Francoforte 1591
  33. DE RERUM IMAGINIBUS, inedito e smarrito;
  34. LIBRO DELLE SETTE ARTI LIBERALI, inedito e sequestrato a Roma dal Santo Uffizio;
  35. LIBER TRIGINTA STATUARIUM, composto nel 1591;
  36. TEMPLUM MNEMOSINES, Raccolta di Poesie Latine, scritto nel 1591 inedito e smarrito;
  37. DE MULTIPLICI MUNDI VITA, 1591 inedito e smarrito;
  38. DE NATURAE GESTIBUS, 1591 inedito e smarrito;
  39. DE PRICIPIIS VERI, 1591 inedito e smarrito;
  40. DE ASTROLOGIA, 1591 inedito e smarrito;
  41. DE MAGIA PHYSICA, 1591;
  42. DE PHYSICA, unito al precedente, edito 1591;
  43. LIBRETTO DI CONGIURATIONI, questo libretto trovato dal Mocenigo fra le carte del Bruno fu consegnato all’Inquisitore Generale.
  44.  

    Opere Postume:

  45. ARTIFICIUM PERORANDI, Francoforte 1612;
  46. SUMMA TERMINORUM METAPHISICORUM JORDANI BRUNI NOLANI, 1609;
  47. DE SIGILLIS HERMETIS ET ALIORUM, libro che fu trovato tra le carte del Bruno, ma non gli apparteneva, ma era stato fatto copiare a lui in Padova da uno Scolaro Tedesco.

Nola eresse il suo Monumento a Bruno nel 1867, nella omonima piazza, Statua che fu restaurata il 20 maggio 1888, mercè l’interessamento del Sindaco Tommaso Vitale:


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Menu del Banchetto organizzato dal Comitato Provinciale per le onoranze a Giordano Bruno, Nola 10 Giugno 1888.


mentre quella di Roma, di pregevole fattura, opera dello scultore Ettore Ferrari, venne inaugurata in Campo dei Fiori, il 9 giugno 1889, una statua del Filosofo Nolano, opera dello scultore P. Masulli, era stata eretta nel Cortile del Salvatore, nell’Università di Napoli, nel 1863. Un busto del Bruno, di ignoto autore, fu sistemato nel Viale Valadier al Pincio, in Roma agli inizi di questo secolo; mentre l’altro busto in marmo, di maggior pregio, esiste nel Club "G. Bruno" di Nola, opera dello scultore Enrico Mossuti. Infine una medaglia Commemorativa, di gran pregio fu coniata in occasione dello scoprimeto del Monumento di Campo dei Fiori; per la cronaca, in questa manifestazione Romana, si contarono, oltre 20 Bande Musicali e Concerti (tra questa la Banda "Città di Nola"), 1782 Bandiere e oltre 2000 Associazioni varie, venute anche dall’estero.

Giacomo Manzoni, Ministro delle Finanze della Repubblica Romana, entrò nell’Archivio Segreto Vaticano, nel 1849, ne trasse l’inserto contente il Processo Veneziano a Giordano Bruno del 1592/93, e li consegnò allo storico-filosofo Domeni Berti, che se ne servì per primo, e li stampò nella sua Vita di Giordano Bruno del 1868.

Nelle opere del Bruno sono trattati i più disparati argomenti: della Fisica alla Filosofia, dalla Matematica alla Astrologia, dall’Astronomia fino alle Arti Magiche (per la qual cosa fu accusato di stregoneria; scrive in latino, italiano, francese, tedesco, inglese e parla anche lo spagnolo. Nella sua prima opera l’ARCA DI NOE’, dedicata al Pontefice, scrive di una ipotetica Arca, che è la rappresentazione simbolica della Società umana per mezzo degli animali. Quest’Arca, nel cui seno si agitano tutti gli animali, è governata dall’Asino, al quale viene conferita dai Numi: "… la preminenza di sedere in poppa alla medesima". L’Asino, considerata bestia simbolo e cabalistica per eccellenza, raffigura in sé, la balordagine, l’ipocrisia, la falsa devozione, la stupida pazienza e l’ignoranza. Nel CANTO CIRCE, compare di nuovo la figura dell’asino, che primeggia ancora tra tutti gli animali. Il Bruno aveva uno sviscerato amore per la sua Terra, ed in ogni occasione ha piacere di parlarne e lodarla, perciò nei suoi discorsi introduce sempre ipotetici interlocutori Nolani: egli infatti chiama Nolana, la sua Filosofia, e non desta sorpresa l’esclamazione, "Italia, Napoli, Nola; quella Regione gradita al cielo, posta talvolta, capo e destra di questo Globo, governatrice e dominatrice di altre generazioni, e sempre da noi et altri stimata Maestra e Madre di tutte le virtudi, discipline et humanitadi".

Nel DE MONADE Bruno indica ed elogia gli studi di Copernico, ed elenca tutti gli scrittori che anteriormente al Copernico, discussero sul Moto della Terra; egli infatti fu un fervente sostenitore Copernicano, contro le Dottrine Tolemaiche e Perpatetiche che sino ad allora imperversavano.

Nel DE ANIMA, Bruno contrasta le affermazioni di Aristotele ponendosi nello stesso tempo molti interrogativi: è l’anima sostanza o qualità, potenza o realtà, compiuta, materia o spirito? E’ essa una per ciascuno individuo, o la stessa in tutti, mortale od immortale, meritevole.

"di premio o di pena? La Terra la luna, il sole ed i vari mondi rotanti nello spazio, hanno anche loro un’anima? Hanno anima i sassi, le piante, e tutti gli esseri che sono al mondo o negli altri mondi? E così via…

Nel CLAVIS MAGNA, Bruno si proponeva con questa "chiave" di aprire tutte le porte dei Misteri Lulliani, e di aiutare i dotti e gli studiosi a sbrogliare le cose intricate, distinguere quelle confuse, rivelare quelle occulte e delucidare le oscure.

La Lampade Combinatoria, è la parziale riproduzione del Clavis Magna, e chiama "Chiave unica" o "Gran chiave" la Metodica Lulliana.

Nei Predicamenti di Dio, Bruno racchiude i suoi pensieri; "…Dio è in ogni luogo ed in nessuno, fondamento e governatore di tutto, non inchiuso nel tutto, dal tutto non escluso di eccellenza e comprensione egli il tutto, di definito nulla, principio e generatore del tutto, fine terminante il tutto. Estremo assoluto, che misura e conchiude il tutto, egli non misurabile, ne pareggiabile, in cui è il tutto; e che non è in nessuno, neanche in se stesso, perché individuo e la semplicità medesima ma a se".  Questo libro il filosofo conservò gelosamente presso di sé, finché a Venezia non gli venne tolto dal suo denunziatore: Giovanni Mocenigo, passò poi negli Archivi del santo Uffizio in Roma.

Nelle Umbris Idearum, il Bruno scrive: "… queste Ombre spaventano le bestie, e come se fossero diavoli danteschi, fan rimanere gli asini lunghi addietro…". Egli elogia "l’arte della memoria" e chiama i Cristiani con il  nome "setta" ed asserisce che i Misteri, debbono diradarsi e dileguarsi, col pogresso graduato dell’intelligenza, essendo istituiti per abituare gli occhi umani a ben vedere, onde non li offenda il repentino passaggio dalla tenebre alla Luce.

Il Candelaio, è dedicato ad una allegorica signora Morgana, sotto il suo velo celava, forse, una donna Napoletana dal Filosofo amata in gioventù, alla quale attribuiva la coltura del campo del suo animo e la sottigliezza del suo stile. I protagonisti di questa "favola" sono tre: Bonifacio, Bartolomeo e Marfurio; la vicenda va avanti, tra continui colpi di scena, inganni, ruberie, travestimenti; con motti arguti, proverbi allusioni sottintese, lazzi, invocazioni a Santi, bestemmie, proprio della plebe napoletana. L’epigrafe di questa Commedia era: IN TRISTITIA HILARIS IN HILARITATE TRISTIS.

L’idea fondamentale dello SPACCIO DELLA BESTIA TRIONFANTE e per essa la conclusione è: "… che gli Dei sono inabili, che debbono andare via e spazzare la loro presenza il Cielo, essi sono vecchi e stanno per cadere, solo la verità non invecchia, e dura immancabile ed immortale, e se talvolta casca e si sommerge, risorge aiutata dalla sua fida Ancella: la Filosofia. Questi Dei possono però riparare alla loro caduta, trasformandosi ed innalzando essi stessi altari al Nume Universale che è la Ragione.

Negli EROICI FURORI, sotto il velo dal quale sono ricoperti, si può scorgere la vita del filosofo: infatti si vuole che l’opera sia stata scritta quando il Bruno languiva nelle carceri ed in essa si trovano descritte tutte le afflizioni morali e materiali di una persona che giace in quelle condizioni. Questa opera chiude il periodo Londinese del filosofo, scritto parte in versi e parte in prosa, fu dedicato a Filippo Sidney.

La CABALA DEL CAVALLO PEGASEO è come un appendice dello SPACCIO DELLA BESTIA TRIONFANTE, dedicata ad un supposto Don Sabatino Vescovo(?) di Casamarciano, lodato dal Bruno per la sua "Santa Asinità la quale sola può far le anime buone, distogliendole dalle indebite curiosità e ricerche scientifiche".