In uno scritto apparso nel febbraio del 1974, sul periodico Nolano "Opinione" e successivamente riportato in "Nola Ipotesi I" nel 1988, Leonardo Avella ipotizzava che le "Antiche Terme" di Nola, si estendessero dal sottosuolo del Palazzo del Fascio (Piazza G. Bruno) fin sotto la Chiesa ed il Convento di San Biagio. Infatti, durante la ristrutturazione della Chiesa di San Biagio, dei Frati Minori Conventuali, danneggiata dal sisma del 1980, fu rinvenuto un ipogeo trecentesco e costruzioni risalenti al I secolo dopo Cristo. Sotto il calpestio della Chiesa, alla profondità di tre metri, sono affiorate mura romane e, a ridosso delle mura perimetrali, è stata rinvenuta una parete affrescata.
Vero è che, fin dal 1938, in occasione della costruzione della "Casa del Fascio", allorché fu abbattuto l'Antico Chiostro trecentesco del Vecchio Monastero, durante gli scavi in profondità si rinvennero reperti e strutture di epoca romana, che furono trasferiti (al tempo) nella Colonia Elioterapica, in via Seminario (a Nola).
Un archeologo, Rosi, fin da allora, dichiarò che si trattava di "Antiche Terme Romane". Ma l'Ispettrice, Dr. Valeria Sampaolo, in una ricognizione compiuta verso la fine degli anni 1980, affermò che l'idea che in quel posto vi possano essere state Terme ".....era da approfondire e verificare". L'Avella, sempre in Nola Ipotesi, fa la descrizione di Terme site al di fuori delle mura di cinta dell'Antica Nola, nel Pagus Apollinaris, a ridosso delle mura orientali della città, ubicate nell'attuale zona di via Merliano-Rione Salvatore. Altre Terme si presume dovessero trovarsi nella via Feudo, nei pressi dell'Antica Porta Nuceria-Sarno, ove lo stesso A. Leone li definisce: Bagni di Ceccio.