ANNIBALE E LE BATTAGLIE

DI NOLA

 

Dopo la disastrosa Battaglia di Canne, nella quale i Romani perdettero oltre 50.000 uomini (Polibio, storico contemporaneo agli avvenimenti, li fa ascendere a 70.000), molte Città della Magna Grecia, credendo ad un tramonto delle glorie di Roma, aprirono le porte ad Annibale.

Lo storico Tito Livio scriveva, che il comandante della cavalleria di Annibale, tale Maarbale, manifestò il disegno di marciare immediatamente contro Roma promettendogli di farlo banchettare, in capo a cinque giorni, sul Campidoglio. Ad Annibale il consiglio del suo subalterno, sembrò buono, anzi elogiò il suggerimento di Maarbale, ma se ne guardò dal metterlo in atto, preferendo far riposare i suoi uomini; e fu questa la mossa che perdette il Duce Cartaginese. Presso Capua, Annibale pose il quartier generale, ai piedi dei Monti Tifata, per dirigere le operazioni contro le Città rimaste fedeli a Roma, prima di tutto Nola, che per importanza e posizione strategica rivaleggiava con Capua. Silio Italico così la descriveva: "Campo Nola sedet crebis circumdata in Urbem; Turribus, et celso facilem tutaur adiri Planitia valle". Tito Livio scrive di tre Battaglie combattute sul territorio intorno a Nola, che segnarono tre sconfitte di Annibale, dovute principalmente ai Nolani, sotto la guida del Console Marco Claudio Marcello. La prima battaglia avvenne nel 216 a.C., le forze dei Romani e dei Cartaginesi si concentrarono intorno a Nola, punto nevralgico e chiave di tutta la Campania; si vuole che la plebe nolana (o democrazia), parteggiasse per Annibale e l'aristocrazia per Roma. Il Pretore M.C. Marcello, si trovava a Casilino (scrive Livio): "... Marcello da Casilino si portò a Calazia, (odierna Caiazzo), e di là passato il fiume Volturno, per il territorio Saticulano e Trebbiano, e per i Monti sopra Suessola, giunse a Nola".

I Cartiginesi attaccati di sorpresa, non ebbero il tempo di reagire e furono sonoramente battuti; finanche Annibale, come riferiscono gli storici rimase scoraggiato, non essendo abituato a tali disfatte.

Nella seconda battaglia, svoltasi nel 215 a.C., Marco C. Marcello dopo la vittoria su Annibale, ritornò a Casilino, ed i Romani, che cercavano in ogni modo di cacciare Annibale dalla Campania, presero le seguenti posizioni: M.C. Marcello si accampò nei pressi di Sessa Aurunca; il Console Fabio Massimo, tra Casilino e Cales; il Console Sempronio Gracco presso Sinuessa (l'attuale Mondragone). Marcello, però, si era allontanato per andare a domare una rivolta scoppiata improvvisamente nel Sannio; mentre la plebe Nolana, alleata ad Annibale, chiedeva con insistenza il suo intervento.

Annibale allora mandò a parlamentare il suo generale, Annone, con il Senato Nolano, nelle persone dei due Senatori, Erennio Basso ed Erio Petro, ma il Senato respinse le proposte Cartaginesi. Nel frattempo Marcello venuto a conoscenza della rivolta di Nola, si portò sul posto, facendo decapitare nel Foro, tutti i cospiratori. Ma i Cartaginesi stringevano Nola di assedio; riferisce Livio: '... tutto ad un tratto fatti irrompere con gran violenza da tre diverse porte della Città i suoi, riuscì, dopo un vano tentativo di resistenza a mettere in fuga il nemico, riportando una delle più splendide vittorie. Un gran fatto avvenne quel giorno - conclude lo storico Romano - giacchè fino ad allora era stato più difficile ai vincitori non esser vinti da Annibale, che non fu poi il vincerlo! ".

Dopo questa seconda battaglia, il terzo giorno, 1272 Cavalieri Numidi ed Ispani, o per sdegno, o per la speranza di più larghi stipendi militari, davanti a Nola, dìsertarono da Annibale e passarono a Marcello. Questa notizia è confermata, oltre che dal Livio, sia dall'Appiano, che da Giovanni Zonora (scrittore e storico del XII secolo, di Costantinopoli), mentre Plutarco aggiungeva: "... per lo innanzi non era mai avvenuto ad Annibale, il quale, benché avesse formato il barbarico esercito, di gente varia e di diverso costume, pure l'aveva conservato sempre concorde ed unanime". Annibale intanto si era portato presso Arpi, di lì puntò con il grosso dell'esercito verso il lago di Averno, con l'intenzione di attaccare Puteoli, ma Fabio Massimo sventò il suo tentativo, ed i Cartaginesi per rabbia cominciarono a saccheggiare e devastare tutto il territorio intorno a Neapolis.

La plebe nolana mandò una nuova ambasceria ad Annibale con la promessa di consegnarli la Città: ma il Cartaginese non vi prestò piena fede, poiché già due volte aveva tentato invano l'impresa.

Il temporeggiare di Annibale e la sua lentezza nel risolversi, dettero agio al Console Marcello, chiamato urgentemente in soccorso dall'aristocrazia di Nola, di venire da Cales, ed occupare la Città con il concorso di seimila fanti e cinquecento cavalieri. Marcello ordinò al suo luogotenente Claudio Nerone, di uscire di notte con la cavalleria dalla Porta Decumana (o Questoria), che era la porta situata di dietro, sulla linea opposta al nemico, allo scopo di assalirli alle spalle. Ma Nerone, per la lentezza della sua azione, per l'oscurità e per la lontananza dei nemici, non ebbe il tempo di eseguire la manovra prefissata e, dopo una giornata di marcia, ritornò a Nola, dopo la battaglia, senza neppure vedere il nemico! Marcello, intanto, che aveva attaccato da solo i Cartaginesi, dopo aspri combattimenti li stava sbaragliando, ma una fitta pioggia accompagnata da una tremenda tempesta, frenò i combattenti, ed Annibale poté ritirarsi per tempo. Dopo tre giorni, ripresi i combattimenti i Cartaginesi volsero in fuga, pur non avendo accusato una completa disfatta, persero più di duemila uomini ed i Nolani circa quattrocento; più dura era stata la seconda battaglia nella quale Annibale aveva perso circa 5000 uomini, oltre alle insegne militari, elefanti ecc.

Nel racconto di Tito Livio vi sono evidenti contraddizioni rilevate dagli storici e studiosi che seguirono; tra questi il tedesco Walter Streit, che, in una sua opera pubblicata a Berlino nel 1887, contesta Livio che ad un certo punto, in occasione della terza battaglia, aveva descritto Nola sguarnita da ogni difesa, mentre in precedenza aveva scritto: "... ordinò al proconsole Marco Claudio, che ritenuto a Nola, il presidio necessario a difendere la Città, rimandasse altri soldati a Roma...". Restando in tal modo un presidio a Nola, continua lo Streit, ogni tentativo della plebe pro Annibale sarebbe naufragato e sventato prontamente dal distaccamento Romano, che avrebbe respinto con facilità l'assalto di Annibale, senza attendere l'aiuto di Marcello! Perciò questa terza battaglia non è storicamente accertata, come non è sicuro dove fossero gli accampamenti Cartaginesi: a Marigliano, a Cancello o altrove: vero è che a Cancello esiste ancora una strada denominata, Castra Marcelli. In ogni modo tra le città di Italia che spaventate aprivano, senza fare alcuna resistenza, le porte, al vincitore di Canne: Annibale. Nola meritò l'elogio di Silio Italico, di non essere accessibile Cartaginesi: Poeno non Pervia Nola. Vi è, ancora oggi, una località tra Cimitile e Camposano, denominata "Trivice di Marcello" che testimonia lo scontro avvenuto tra i Cartaginesi ed i Nolani.