ALBERTINI

(Famiglia)

 

Il ceppo di questa Casata é di origine Sassone, venuta in Italia prima del 1000, nella funzione di Vicari Imperiali, dopo molte peripezie, uno di essi, Ubertino, figlio cadetto di Troiano, Conte di Prato e Conte Palatino, pervenne nel Regno di Napoli, stabilendosi a Nola.

Il ramo di Nola degli Albertini, era di origine Trevigiana, poiché il Capitano Uberto di Maiorca degli Albertini (il Remondini scrive che il nome originale era Alberti), spogliato dei propri Feudi nel Trevigiano e nella Gallia Cisalpina, dal tiranno Ezzelino, seguì le truppe di Carlo I d'Angiò, come Capitano di 300 Lancieri (nel 1260). In seguito, per i suoi servigi prestati, ottenne dei Feudi a Nola, Città nella quale si stabilì definitivamente nel 1266: una epigrafe nella Chiesa di San Biagio in Nola ricorda l'avvenimento.

Questa Casata ha goduto nobiltà in Nola, Napoli, Taranto e Palermo; a Nola possedeva in Feudo, la "Portolania e la Grassa", cioè la gabella sul passaggio delle merci e l'uscita dalla Città delle stesse.

L'arma: "Di azzurro all'aquila spiegata di argento coronata d'oro, traversata da una fascia di rosso caricata da 3 gigli di oro".

Questa famiglia risiedette stabilmente in Nola fino alla metà del 1500, quando Gentile, dal quale discende in linea diretta il Ramo di San Severino di Camerata e di Cimitile, per l'incarico di Supremo Giudice di Vicaria, dovette trasferirsi a Napoli, e solo saltuariamente, ritornò a Nola.

Si ricordano inoltre:

 

GEROLAMO ALBERTINO (o Geronimo)

 

Noto come Alberto da Nola, nacque a Nola nel 1492 da Francesco e Caterina Tomacelli, era discendente della nobile Famiglia degli Albertini, che possedeva Feudi nell'Agro di Nola fin dal 1266.

Chiamato a Napoli da Carlo V (1519-1566), fu eletto Reggente del Supremo Consiglio di Aragona. Capitano Generale nella Guerra contro i Senesi, occupò i più alti gradi dell'Esercito Napoletano, trascurando gli studi giuridici, nei quali era particolarmente versato.

Fu nominato Regio Uditore nella Provincia di Otranto nel 1524, e Commissario dei Poveri a Napoli durante la peste del 1526.

Fu avvocato dei poveri, della Gran Corte della Vicaria, negli anni 1533/34; ed ancora Maestro e Ragioniere di Zecca nel 1539.

Il Reverendo Don Girolamo, Presidente della Regia Camera della Sommaria nel 1540, e Reggente nel 1542, negli anni 1545/47, ebbe l'incarico di dirigere la Zecca di Napoli.

Negli stessi anni coniò, per la zecca di Aquila, monete in argento, e cioè: il Tarì (o due carlini), il Carlino e la Cinquina; questa zecca usava come contrassegno la lettera "K", mentre quello della Zecca Napoletana era la "A" (che non era l'iniziale di Alberto da Nola, come qualcuno ha erroneamente interpretato...).

Carlo V fece riaprire la Zecca di Aquila (chiusa da molto tempo), mandandovi prima l'Albertini, poi Ludovico Ram (che aveva retto la Zecca di Napoli nel 1528 e quella di Aquila nel 1547).

L'Albertini ricoprì la carica di Zecchiere fino al 1552, quando la Camera Esecutoriale di Napoli, concesse a G.B. Ravaschieri, la nomina di Maestro di Zecca di Napoli e l'Aquila.

Il Ravaschieri usò come contrassegno il monogramma "IBR". Infatti Ludovico (o Luigi), RAM, Conte di S. Agata, era stato esautorato, quale Maestro di Zecca, essendo stato accusato di essere: "... falsario delle monete di oro e d'argento e, come frodatore, di coniatori e mercanti di metalli preziosi".

Vedovo di Anna Pappacoda (e poi di Vincenza Brancaccio), l'Albertini per la sua carità e per le sue doti fu eletto da Papa Paolo III, Vescovo di Avellino e di Frigento (il 19/1/1545), ma dopo tre anni rinunciò alla Mitria, ritornando alla vita politica.

 


 

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Nominato Reggente del Consiglio di Aragona nel 1549 e Generale dell'esercito nel 1556, fu inviato quale Ambasciatore in Spagna da Carlo V con incarichi di varia natura: ritornato ben presto a Napoli, dal 1556 in poi, esercitò l'Avvocatura.

Fu il nome più prestigioso di questa nobile Casata, di lui scrisse il Tansillo: "Al mio Signor Gerolamo Albertini, di cui dirsene ben tanto più ascolto, per queste Terre quanto più cammino". Morì il 12 dicembre 1567.