VESERE

(o VESERI)


Il fiume Vesere è citato da Cicerone, e la sua scomparsa risale al III/II secolo a.C. e non con l'eruzione vesuviana del 79, come molti storici testimoniano.

Il Vesere alimentava con abbondanti acque il fiume Sarno che era allora navigabile. Questo fiume, nel Giustiniani (Dizionario Geografico Regionato del Regno di Napoli, edito in Napoli dal 1797 al 1816) è così descritto: "Dal Vesuvio dunque nascevano due piccoli fiumi, uno appellato Drago orientale, l'altro Veseri, meridionale, ed ebbe paese del nome medesimo… mi recò meraviglia come l'erudito Cluverio, avesse negato esservi stato, proveniente dal Vesuvio, il fiume Veseri, vedendo soltanto Oppido o Castello. A me fa molto peso l'autorità di Sesto Aurelio Vittore (scrittore del IV secolo), che ce ne assicura senza averne dubbio, poiché, parlando di un accampamento, scrisse: Positis Apud Veserim Fluvium Castris".

"Il citato Pellegrino crede che il Vesere fosse il nostro Sebeto, che io ammetto tra le sue altre immaginazioni, essendo rimasto col suddetto paese, ingoiato da qualche spaventevole eruzione di esso monte, insieme all'altro Dragone denominato, senza sapersi però in quale epoca. Il Canonico Siani crede che ciò fosse avvenuto dopo l' XI secolo e ci dà la notizia che il Dragone si fosse interrato in quelle falde del Vesuvio, ove è Ottajano, ed i suoi Casali di S. Giuseppe e Terzigno".