Il Remondini scriveva: " per cui istituiti furono i giochi Florali"; Floralia, ce ne assicura fra molti Ildebrando, nel Compendio delle Antichità Romane: "Non a Flora Florum Dea, Sed Flora Meretrice Notissima Dicta Sunt", fra questa donna, se vogliamo dar credenza ad Aulo Gellio, autor molto antico, discendente dai Romani Fabi e Metelli, e qui nota sul finir del V secolo dalla Fondazione di Roma, e nel XV anno dell'età sua ci restò priva dei genitori ; "La Dea Flora dei Nolani, non è quella cantata dai poeti quale moglie di Zefiro, ma una donna licenziosa e ricca, Romana, essa apparteneva alla Famiglia dei Fabi e Metelli, nata sei secoli prima che sorgesse il Tempio. Questa cortigiana, chiamata Laurenzia, aveva guadagnato nella sua vita, molto denaro e oro, ed avendo istituito il Popolo Romano suo erede, fu posta per ricompensa nel numero delle Divinità. Di rara bellezza, ammaliò il Console Mamilio, che combatteva a Cartagine, e dopo essere stata con lui in Africa, Spagna e Gallia, ritornò a Roma, dove morì, e dette il suo nome al campo di Flora o dei Fiori. Sia Nola che Roma eressero ciascuna un Tempio, e l'onorarono come Dea, con Giochi incruenti che si svolgevano nell'Anfiteatro. Per questi Ludi, venivano impiegati animali domestici: capre, cavalli, conigli, cani, gatti, ecc., al posto delle belve, e saltimbanchi, mimi, ecc., al posto dei gladiatori. Furono chiamati Giochi Floreali, in onore della Dea, e duravano tre giorni e tre notti, con suoni di trombe, tamburi, ecc., e larga partecipazione di popolo".
Il Tempio di Flora a Nola, sorgeva nei pressi dell'Anfiteatro Marmoreo.