TEMPIO DI CIBELE


Nola ebbe un Tempio dedicato a questa Dea, detta Berecintia; esistevano anche Sacerdoti, di questa Divinitą, come si deduce dai Natali di San Paolino. Questi Sacerdoti, ubriacandosi e perdendo ogni ritegno, nei fiumi dell'ebbrezza, si denudavano, compiendo qualsiasi eccesso, finanche ferendosi con lame taglienti, e perdendo sangue; affermavano di voler nutrire la terra, simbolo della Dea, terra "solcata dagli aratri in mille modi".

Questo culto, detto anche di Opi (che era la stessa Cibele), era caro ai Nolani ed i cittadini traevano dalla protezione della Dea, ricchezze per le loro terre e feconditą, immolando, in tal senso, ogni anno, una vacca pregna.

Il Remondini ricorda il rinvenimento di un sepolcro, in un campo a settentrione della Cittą di Nola, di proprietą del Capitolo Nolano, tomba di un Sacerdote di Cibele, di una statuetta a mezzo busto, coronata da una torre, che rappresentava la stessa Dea; questa statuetta era conservata nel Museo del Seminario di Nola.

Lo storico L. Avella ipotizza la collocazione di questo Tempio, sulla strada che, dal Foro Minore portava al Foro Principale, l'attuale via Santa Chiara, ove si notano un pavimento in marmo, con are, e colonne con capitelli corinzi, ipotesi ampiamente avallata anche dallo studioso belga R. Donceel.