SUESSOLA


Antica cittadina, fantomatica e misteriosa quanto Hyria, ha avuto, nella sua storia, molti punti di contatto con Nola. I suoi primi abitatori, furono gli Opici, gente legata alla terra ed al duro lavoro dei campi, questo popolo (in seguito) si fuse con i Sanniti, prendendo il nome di Osci (come tutti gli abitanti della Terra di Lavoro).

La ridente plaga, ad un certo punto, attirò l'attenzione e l'interesse dei Romani, poiché vi era una importante biforcazione stradale, che permetteva agli eserciti, sia la via verso il Sannio, che quella per il territorio Nolano-Vesuviano.

Il famoso Console Marco Claudio Marcello, nel 216 a.C., per raggiungere Nola e scontrarsi con Annibale, si accampò nei pressi di Cancello, percorrendo con il suo esercito quella via "Super Montes Suessolae", come scriveva Tito Livio.

D'altra parte il solo percorso da poter seguire, in quel tempo, era la strada descritta dal Livio, che si snodava lungo la dirittura: Capua, Suessola, Nola, poiché tutta la zona pianeggiante, diremo a valle, che attualmente viene chiamata Bosco di Nola (Boscofangone) fino alla contrada Pezza Lunga di Acerra, fino alla fine del XVII secolo, era mefitica e paludosa, e veniva chiamata "Maremma".

Proprio per le suesposte ragioni, le prime costruzioni del luogo (intorno al XVIII secolo), sorsero alle pendici dei monti, al riparo e lontano dalla zona acquitrinosa e malarica.

Ed in questo secolo (XVIII), lo scrittore Nicola Lettieri, riferendosi a Suessola, ci informa che fu Colonia e Prefettura dei Romani, e, prima, città degli Osci, popolazione che nel corso del VI secolo (a.C.) incalzata dagli Umbri, fu costretta a spostarsi nell'Italia Meridionale; pubblicando inoltre, nel 1772, una ricostruzione storica di questa Città (Suessola), ormai scomparsa o distrutta, che egli ipotizzava essere ubicata nei pressi di Acerra e propriamente nella località detta Bosco di Acerra; aggiungendo a maggior conforto della sua tesi, una piantina topografica, che rappresentava la Città di Suessola e tutto il circostante territorio.

Infatti il punto più controverso è stato sempre, l'esatta topografia e localizzazione della Città di Suessola.

Nell'880 dopo Cristo, la Cittadina fu saccheggiata ed incendiata dai saraceni, ed ancora oggi si vedono le rovine sparse nel Bosco di Acerra; mentre i Suessolani trovarono scampo sul monte S. Angelo a Palombara, e sui Castelli di Arienzo, Arpaia e Maddaloni, ed altri fuggiaschi della Città distrutta si sparsero per tutta la vallata di Arienzo; Territorio che fu testimone, delle lotte tra Osci e Romani, prima, e dei Romani contro i Sanniti in un secondo momento (Forche Gaudine).

In una nota di cronaca archeologica, del 1901, si legge: "Nel territorio di Cancello stanno venendo alla luce ruderi antichi della Città di Suessola; in una piantagione della Tenuta Spinelli, si è scoperta una grande area lastricata, con blocchi rettangolari. Essa è occupata, in uno degli angoli da parecchie tombe, ed in un altro da uno splendido edificio decorato sul fronte, per circa 40 metri, da un superbo colonnato".

L'Archeclub di Acerra, in una pubblicazione su Suessola (nel 1989), riferì di scavi a Calabricito, nel Fondo Spinelli (a Suessola), dove (come è anche riferito da Luigi Pumpo, nel luglio 1990), "…è riportato l'elenco di 2660 reperti, salvati dalla guerra e descritti come appartenenti al Museo Spinelli, ed ora, al Museo Archeologico di Napoli".

Nei pressi di Suessola, vi era l'antica Città Romana di Galazia Campania (Maddaloni), situata tra i Monti di San Michele e del Castello.

Alla fine il Lettieri, nella sua Storia di Suessola, opina che la famosa maschera di Pulcinella, sia di origine Suessolana, e che questi ultimi, acerrimi rivali degli Acerrani, onde dileggiarli e disprezzarli, intrecciando la favola con la satira, e descrivendo Pulcinella come un uomo sciocco e ridicolo, lo facesse nativo di Acerra.