Nella sua opera, Vita di un Maestro, il critico d'arte Francesco De Giacomo, così scriveva: " all'età di quattro anni maneggiava matite e pennelli con incredibile abilità, ad undici anni, barattando un libro con un pennello e diluendo i colori con l'olio da cucina di sua madre, copiava i capolavori del Museo Borghese. A venti anni era già avviato verso la notorietà; poco più che trentenne apriva la strada al neo espressionismo tonale metafisico "
Giacinto Spagnoletti nel catalogo generale dell'VIII Quadriennale d'arte di Roma, nel 1959, aggiungeva: " fino al 1940, la gamma cromatica della Scuola Romana, era stata, in prevalenza, di tonalità rosata e violacea (Mafai) e rossastra e crepuscolare (Scipione): i cieli di Roma dipinti da "Scipione", erano pervasi da una luce rossa, accompagnata da un chiaroscuro e da un ombra bituminosa: con Giovanni Stradone sparisce il chiaroscuro scipionesco, ed un'atmosfera notturna, come di lavagna lunare, si accampa sul paesaggio di Roma".
Questa novità caratteristica, nell'ambito della Scuola Romana, comincia a rilevarsi con la natura morta intitolata: La Notte (1940), premiata a Bergamo nel 1942. Nascono di qui i "Notturni" di Stradone, i Colossei, le Marine Lunari, fino ai paesaggi di Città e di periferia, nei quali la Città appare come: " incenerita nella gamma dei grigi e sbattuta da un vento di distruzione ".
Nel 1954, quando partecipò per l'ultima volta alla Biennale di Venezia, Stradone era il solo pittore italiano che adoperasse una materia densa e spatolata, egli aveva già da tempo raggiunto, su un altro terreno, cioè quello di una riconquista della figuratività, la sua libertà formale, di contro alle caotiche e vaghe esperienze dell'astrattismo di ogni paese e provincia.
L'Artista si era affermato con una prima opera giovanile: "Ritratto di Malato" al Prelittoriali del 1935, celebre anche un suo Notturno, esposto nel 1955 alla VII Quadriennale; famosi i suoi Pagliacci e le sue Periferie, e le sue ultime opere, nelle quali si evidenzia la sua imperiosa volontà a rappresentare il dramma dell'esistenza.
Nel febbraio del 1982 ad un anno dalla morte (il Maestro morì a Roma nel febbraio del 1981) una trentina di quadri ad olio dello scomparso, furono esposti a Roma, in una retrospettiva del pittore, nella Galleria La Vetrata, sintesi della produzione degli ultimi trent'anni.
Nel novembre dello stesso anno nella Galleria; l'Attico, in Via del Babbuino a Roma, fu allestita una "Mostra Antologica" dedicata all'opera di Giovanni Stradone, ivi furono esposte oltre 70 opere, realizzate dal 1938 al 1973, ed in un commento a questa Mostra, Stradone fu considerato: " il rappresentante più qualificato del neo-espressionismo tonale e metafisico, sorto appunto come costola della Scuola Romana".