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Infatti il Pontefice Agapito, Papa dal 535 al 536, volle come suo segretario, il Presbitero Celio Silverio Campano, figlio di Celio Orsmida da Frosinone, e di Donna Maria Galeria, abellana, nato in Avella il 20 giugno 478; il futuro Papa perseguitato da Teodora e che fu relegato nell'isola di Ponza dove morì di stenti e di fame.
Nel gennaio del 495, Re Teodorico, ordinava al Console Orsida di raggiungere Roma con la sposa abellana e con il giovane Silverio, essendo stato nominato Console Romano. Nell'Urbe Silverio completava nel Foro la carriera di Laticlavio, molto rinomata e tenuta in auge da Teodorico. Alla morte di Agapito, salì al soglio Pontificio S. Silverio I, come descrisse lo storico Giacconio: "Coelius Silverius Hormisdae de Frusinone ac Dominae Marinae Calariae de Avella filius, Papa ex legittimo apre natus Abellae sedit in Cathedra annos tres et dies undecim, creatus Papa XIII Kal. Augusti consacratus vero die Dominica XVII Kal. Januarii A.D. DXXXVI". Lo storico recita: "S. Silverio fu il primo Pontefice eletto con la Regia Autorità degli Ostrogoti".
Anche lo storico-agiografo Mazzella, conferma che San Silverio I nacque in Avella, sotto il Regno di Teodorico in Italia; mentre nelle Cronache Abatine di Montevergine, alla pagina 167, si legge: " S. Silverio nacque in Abella, ossia Avella, Città posta nella Campania Felice fu eletto Pontefice Romano, sotto il Regno di Teodato, marito e cugino della Regina Amalasunta". Teodato, per vendetta e per sete di potere, nel febbraio del 535, faceva strangolare la Regina Amalasunta; mentre l'Imperatore Giustiniano, mandò in Italia, contro Teodato, il Duce Belisario, che nella primavera del 536, dopo aver invaso l'Italia, giungeva a Napoli.
Papa Silverio, perseguitato dai Goti, si rifugiò ad Avella, dove incontrò Belisario, convincendolo a liberare Roma dai Goti; Silverio altresì, spintosi nel campo nemico, ordinò ai suoi fedelissimi concittadini Campani di unirsi a Belisario per la liberazione dell'Urbe. Dopo qualche anno Belisario, dopo alterne vicende ebbe la meglio, così l'Italia rimase sotto l'egemonia dei Duci Bizantini, mentre il povero Silverio finiva malamente i propri giorni nell'isola di Ponza.