SARNO (Fiume) E CANALI NAVIGABILI DELL'AGRO


I Pelasgi (1500 a. C.) diedero il nome al Fiume, nonché al monte che chiamarono Saro; essi, infatti, dal mare risalirono il corso d'acqua, fondando diverse città (Stabia, Nuceria, Sarno ecc.).

Lo storico Procopio di Cesarea, nel suo De Bello Ghotico, scriveva: "…il fiume non era molto largo, pur avendo sponde scoscese ed acque profonde, da non poter esser attraversati, né da fanti, né da cavalieri…".

Nel 1992, dopo il settimo miglio della Strada "Nuceria Pompeis", è stata rinvenuta una Stele in tufo grigio, che riferisce di un ponte, in muratura, costruito dai Romani prima del 79 d.C., lungo più di settanta metri ed alto più di venti (sul fiume Sarno), ponte probabilmente distrutto dall'eruzione del Vesuvio del 79 d. C..

Il Giustiniani scriveva: "…che alcuni Pelasgi, provenienti dal Peloponneso, essendo giunti in quel luogo, che nome niuno aveva, diedero al fiume una tale denominazione, da quella della lor patria si appellavano questi Sarrates…", e riferisce le parole di Servio, ancora: "…Serrasteis popules, Populi Campaniae Sint, a Sarno Fluvio…".

Ancora nel 1200 (circa), si può dire che esisteva un solo vero ponte sul Sarno: era di legno e sorgeva nei pressi di Scafati; questo ponte fu citato dallo Storico Falcone Beneventano, ed aggiungeva che il Sarno: "…aveva acque limpide e pescose oltreché Ville e Palazzi Patrizi, abitati in special modo d'estate, essendo considerati siti di villeggiatura, di queste ville esistevano ruderi ancora all'inizio di questo secolo".

Per queste ragioni Carlo I d'Angiò ordinò che il fiume fosse: "curato e purgato e reso navigabile…".

Sulle sponde del fiume Sarno, nel corso dei secoli, furono combattute molte battaglie: si ricordano episodi memorabili, dalla pugna tra Latini e Romani, al passaggio di Annibale, alla Guerra Sociale, alla lotta tra Greci ed Ostrogoti, alla battaglia fra Ruggiero e Rainulfo, a quella degli Orsini (meglio nota come la Rotta di Sarno 7/7/1460); ed ancora a quelle tra Repubblicani e Borbonici nel 1799, e sulle sponde cadde Teja Neiso da Narsete.

Il fiume Sarno ha tre sorgenti principali: la prima è Santa Maria della Foce, poco oltre Palma Campania, chiamato appunto Rio della Foce; la seconda è a circa 3 kilometri dalla prima, praticamente alle porte della Cittadina di Sarno, chiamata Acqua del Palazzo; l'ultima fonte, dopo Sarno, verso il mare e distante 4000 metri dalla seconda, è denominata appunto Rio Marinari.

I tre rami si riuniscono a poche centinaia di metri dall'ultima sorgente in un unico lotto che, dopo aver attraversato Scafati, sfocia nel golfo di Castellammare di Stabia, di fronte all'isolotto di Rovigliano.

Ed ancora il Giustiniani: "…or questo fiume si forma propriamente dalla confluenza di molti rivi, come a dire; dell'acqua del Mercato, dell'acqua Alta, dell'acqua Cerula, dell'acqua del Cantarone, dell'acqua della Rogna, dell'acqua dell'Imperatore, dell'acqua San Mauro, dell'acqua della Laura, dell'acqua di San Marina, e tutte queste "acque" si riuniscono da sopra San Marzano…".

Lo storico dell'800 Mariano Turboli ammetteva il collegamento di Nola con Pompei per una via d'acqua, mediante un ramo dello stesso Sarno che secondo il suo parere, doveva seguire, ai tempi di S. Paolino di Nola, 400 circa, un corso molto più lungo di quello attuale, ed essendo navigabile, passando nei pressi di Nola, serviva da via di comunicazione tra la città di Nola ed il porto di Pompei.

Ancora oggi, il Territorio di Palma Campania è attraversato, per circa 2 chilometri dal Canale del Conte, che ha origine dal Monte Santangelo in Foce, nei pressi di Sarno; esso, dopo aver attraversato Palma Campania, forma un gomito e prosegue verso Poggiomarino (attualmente è usato per l'irrigazione dei campi), ed ovviamente, non è più navigabile; d'altra parte nel 1274 nella Valle del Sarno, veniva aperto il Canale Imperatore, che collegava San Mauro a San Marzano, per il trasporto di legname, nel Territorio di Scafati.

Quando gli Architetti Domenico e Cesare Fontana (padre e figlio) ebbero l'incarico, negli anni a cavallo del 1600, da Carlo V e Filippo di Spagna, di sistemare i Regi Lagni, non è che questi avessero progettato, o disegnato ex novo, il percorso di queste vie d'acqua, ma non fecero altro che scavare antichi alvei che, rialzati con opportuni argini in muratura, assolsero il compito di canalizzare tutte le acque nere e piovane, del sistema orografico, relativo al Bacino idrologico della Pianura di Terra di Lavoro.

Questi Lagni (o canali artificiali) erano, grosso modo, gli stessi che gli Etruschi a loro tempo avevano creato per bonificare le acque stagnanti della pianura Campana; gli Etruschi in fatto di canalizzazioni la sapevano lunga, essendo stati gli artefici di tutta una serie di fogne e canali, che convogliavano nella Cloaca Massima, tutte le acque di risulta della Capitale, canali che, se pur con lievi modifiche, sono ancora oggi efficienti! E non furono gli stessi Etruschi, che tentarono di bonificare finanche le Paludi Pontine, operazione riuscita soltanto nel nostro secolo?

Uno scrittore del primo novecento, il Verri, nella sua opera: "Sorgenti, estuari e canali del fiume Sarno", edito in Roma nel 1902, scriveva che Nola ed Acerra, nell'antichità, erano collegate da canali navigabili, che si univano alla foce del fiume Sarno; queste vie d'acqua utilizzate come trasporto delle merci, agevolavano notevolmente il movimento commerciale delle due Città.

Vogliamo, alla fine, riportare quanto pubblicato sul Periodico "La Provincia di Napoli", nell'aprile del 1981 dal giornalista Antonio Ilario: "…Il Comitato tecnico-esecutivo del 1909, dedicò un intero volume sulle vie navigabili del Meridione… esso, tra l'altro, si proponeva di aprire una rete di vie d'acqua navigabili, e tra queste, alla voce 7° Tronco, una che da Nola, si dirigeva verso est, e dopo aver valicato la sella di Palma (Campania), puntasse su Striano, per collegarsi alla rete navigabile del Sarno e raggiungere Torre Annunziata. La rete era prevista con tirante d'acqua di ml.2,20 e canali in terra con la larghezza di 12 metri, per il passaggio di mezzi della larghezza di 5 metri".