SANTA CROCE AL CASALE


Lo storico Remondini scriveva: "… Il Monastero di Santa Croce dei monaci Benedettini di Montevergine, ebbe questa illustre Congregazione un antico Monastero nel luogo chiamato Le Fontanelle, erettovi dallo stesso Fondatore S. Guglielmo ad istanza dei pii cittadini, in fin dell'anno MCXXXV e con sì prospero avvenimento che giunse a possedervi ancora dei Vassalli, il qual privilegio confermato gli venne nel MCCXX, dall'Imperatore Federico II e nel MCCLXIV dal Sommo Pontefice Urbano IV, come nelle loro croniche si legge…". Ma questo Monastero fu, con il passare del tempo, abbandonato, sia per l'insalubrità della zona, molto umida e paludosa, e maggiormente perché infestata da briganti; fu deciso perciò di costruire un nuovo Monastero. Questo antico Convento sorge su di una collina in prossimità di Palma Campania. Dal cortiletto di entrata al Convento, subito a sinistra si incontrava l'ingresso principale della Chiesa, ove vi era lo stemma dei Benedettini e Montevergine. Il Convento era vastissimo e si componeva di oltre trenta ambienti tra pianterreno e primo piano; al centro del giardinetto del chiostro si trovava una antica cisterna, costruita verso il 1600, come si deduceva dalla scultura latina scolpita nel marmo. Si vuole che dalle finestre del primo piano si intravedesse la Reggia di Caserta, oltre che tutta la vasta pianura intorno a Nola. Esattamente il 12 luglio 1576, l'Università di Palma Campania, avendo avuto il parere favorevole del Vescovo di Nola, Mons. Spinola, e di accordo con l'abate Generale di Montevergine, Padre Barbato Ferrato, diede principio alla costruzione del Convento di S. Croce. Negli anni dal 1671 al 1675, venne ampliandosi ed andò accrescendosi, mercè l'opera fattiva l'opera fattiva dell'Abate Generale Don Angelo Brancia. Nel 1799, non sfuggì alle orde devastatrici di Championnet; venne bruciato l'Archivio, ed andò distrutta la ricca biblioteca, oltre al trafugamento dei calici di argento e di tutti gli oggetti di valore. Nel 1811 Giuseppe Bonaparte decretò la soppressione degli Ordini Religiosi e conseguentemente di tutti i Conventi, per cui S. Croce subì la sorte comune, diventando proprietà dello Stato. Nel 1837, il Decurionato Palmese, richiese al sottointendente del Distretto, il ripristino del Convento, che fu riscattato, in special modo per l'interessamento di Don Biagio Cassese, di Palma Campania, e fu dimora di una Comunità di Suore ed agli inizi del 1900, di una Associazione Assistenziale di Napoli. Frattanto, nel 1837, era stato concesso alla Congregazione dei Verginiani, col patto di riaprire la Chiesa al culto ed occupare il Convento rimasto disabitato. Tra le opere scampate al Sacco del 1799, vi era una pittura di Angelo Mozzillo, sul soffitto della Chiesa, che ricordava al culto dei fedeli, San Guglielmo ed il suo lupo, ma la pregevole opera è scomparsa agli inizi del 1900. Dopo la seconda Guerra Mondiale (1945) non restavano che ruderi ed alte mura dirute. Nel 1956, il terreno del Convento, venne donato alla "Casa dello storpio", un centro che raccoglieva i bambini handiccapati e che tramite il suo rappresentante (Santo Longo) si presentava con le carte in regola per svolgere un'opera assistenziale a beneficio della comunità. La vecchia struttura venne riadattata alla meglio, ma in seguito questa Casa si trasferì in una nuova Sede a Licola (per interessamento dei militari della NATO). Agli inizi del 1976, il Comune di Palma Campania, chiedeva la revoca della donazione, ed il rilascio dello stabile con l'annesso giardino di are 22,90; ma alla fine degli anni 1970, il Convento era di nuovo ridotto in condizioni pietose, mentre ignoti vandali, sottraevano le poche cose artistiche che rimanevano. Negli anni 1980 era stata fatta una richiesta per destinare l'antico Convento a casa di riposo per anziani, e più che altro un suo pronto recupero, dall'ormai totale abbandono.