SANT'ANGELO IN PALCO


Convento Francescano dedicato all'Arcangelo San Michele, fondato da Raimondo Orsini, feudatario di Nola, nella prima metà del '400 (1440/45). Secondo altre fonti fu eretto prima del 1456, poiché in quell' epoca Raimondo, vedovo di Isabella Caracciolo, sposò Eleonora d'Aragona, e nello stemma opposto al Monastero, di nuova costruzione, è inquartato lo stemma degli Orsini con quello dei Caracciolo, giammai con quello della famiglia d'Aragona. Porta la denominazione "del Palco", in quanto sembra affacciarsi quasi come da un palco naturale, tra gli uliveti ed alberi verdeggianti della fertile campagna nolana.


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Colline di Sant'Angelo nell'anno 1970


La costruzione primitiva era in stile Gotico, ma col passar del tempo, abbattendo e ricostruendo, è stato fatto posto ad un ibrido complesso architettonico, dal quale si salvano soltanto il Chiostro rinascimentale ed il gotico refettorio. Nel 1626 il convento passò dagli Osservanti ai Riformati napoletani. Nel 1632 la Chiesa subì delle trasformazioni; la vecchia chiesa venne abbattuta e rifabbricata in stile barocco, con cappelle da un solo lato. La nuova Chiesa venne consacrata il 29 settembre 1661 da Mons. Francesco Gonzaga, Vescovo di Nola. I Riformati fecero assurgere questo convento al massimo splendore. Nel 1700 adornarono con marmi e stucchi colorati la Chiesa e nel 1752 costruirono un coro inferiore di linee semplici, in contrasto con quello superiore (ora scomparso), pregevole lavoro di Giovanni Merliano. Esso, smontato in assenza dei frati, per avvenimenti bellici ed altre calamità, è andato completamente perduto. Sistemarono anche dignitosamente il ricco e pregiato materiale librario, in artistiche scaffalature in legno; nel 1742 costruirono le scale di accesso al Convento, tuttora esistenti, oltre ad abbellire la sacrestia e ripostigli in legno pregiato. Vi fecero il tirocinio ed il noviziato molti famosi Francescani come Padre Ludovico da Casoria. Dopo l'Unità d'Italia, il Convento passò in proprietà alla Chiesa del Carmine, che erogò 60 mila lire alle suore che ne risultavano proprietarie; mentre, nel novembre 1927, Sant'Angelo con le sei moggia di terreno annesse, già proprietà comunale (di Nola), venne venduto, per 110 mila lire, all'Ordine Monastico Francescano. La somma ricavata, fu utilizzata dal Comune di Nola, per la definitiva sistemazione della Scuola Elemtare (P.zza Collegio). Al momento della restituzione del Convento, forse era già scomparso il Coro ligneo del Merliano, nonché le maioliche colorate che istoriavano la Via Crucis (fissate nel muro, lungo la scalinata che porta al Monastero).

Durante il Fascismo, podestà Raimondo, tutte le statue dei Santi (del Convento) erano state trasferite nei terranei del Palazzo Grande Marchese Schiava (in via Fontanarosa a Nola), nonché le suppellettili ed arredi vari; mentre i libri, in gran parte rosi dai topi, furono inviati alla clinica per il restauro (a Roma) che, dopo alcuni mesi, li restituì rimessi a nuovo e perfettamente leggibili.

Fra le opere notevoli del Convento si annoverano: un Crocifisso in tela situato in una Cappella dietro la sacrestia, l'Angelo in bronzo ritrovato, secondo la leggenda, nella pietra, collocato nel petto di una statua in legno di S. Michele; un lavabo in marmo di pregevole fattura, oltre che al bellissimo, quattrocentesco altare. Nel refettorio vi sono raffigurate scene della vita di Gesù, ma queste pitture ormai sono rovinate, molte altre sono scomparse.


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Il refettorio di Sant'Angelo in Palco


D'altra parte nel corso dei secoli il convento rimase abbandonato per diverso tempo, e per paura dei briganti e per l'incuria degli uomini del tempo, determinando così la spoliazione di opere d'arte in esso custodite, e la rovina degli affreschi, della biblioteca, dei Cori e di altre cose pregevoli. All'ingresso della Chiesa si trova il sepolcro del Conte Raimondo Orsini: un bassorilievo raffigura il Conte in assetto di guerra.


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Pietra tombale di Raimondo Orsini (foto del 1955)


Vi sono i sepolcri di Eleonora d'Aragona, consorte di Raimondo, di Enrico Orsini, ultimo Conte di Nola, della Contessa Elena dei Conti, moglie del Conte Nicolò Orsini.

Dietro l'altare maggiore vi è la sepoltura dei Mastrilli, tra i quali: Alessandro Mastrilli III Duca di San Paolo Belsito, ucciso da due sicari sulla strada per Napoli, Città dove andava a ricevere la sua sposa.