Molte sono le ragioni che avallano la presenza di San Pietro a Nola: la Città, al tempo, aveva circa 60.000 uomini in grado di prendere le armi (Leone De Nola), ed era una fiorente Colonia Romana, soggiorno preferito di Imperatori, e di molte famiglie Patrizie di Roma, per cui è facilmente intuibile che Nola non potesse essere trascurata nell'itinerario che l'Apostolo tenne, nel suo ciclo di predicazioni in Campania. E come la Città di Napoli, ad eterna memoria del grande avvenimento, costruì e dedicò a Lui, la Chiesa detta San Pietro ad Aram, ubicata presso l'omonima Porta della Città (attraverso la quale il Santo entrò portando seco la luce del Vangelo), parimenti Nola costruì e dedicò al medesimo, una Chiesa detta San Pietro Ad Portam, perché sita presso la Porta d'ingresso del Santo in Città. Questa Chiesa esisteva ancora nel 1551, quando Mons. Antonio Scarampo (Vescovo di Nola), facendovi Visita Pastorale, la trovò in così cattivo stato, che ordinò non potervisi più officiare, ond'essa fu abbandonata.
Queste due Chiese, l'una alla periferia orientale di Napoli, presso la Porta che ancora oggi si chiama "Nolana", perché a Nola direttamente mena, e l'altra alla periferia occidentale di Nola, presso un'altra Porta, cioè all'estremità della via più breve che univa Nola a Napoli, a dimostrare che l'Apostolo dovesse recarsi più volte dall'una all'altra Città, per le sue predicazioni, e per quelle Porte fu solito entrarvi.
Altro valido documento della venuta del Santo a Nola sono le due iscrizioni, riportate dal Remondini, che sfortunatamente sono andate disperse. La prima era infissa sulla parete destra ed interna del Vescovado di Nola (andò perduta con la rovina del Tempio) e dove si leggevano le parole: S. Petrus - Primus - Nolanor - Apostulus. L'altra, era posta ai piedi di un'antica immagine di San Felice (Primo Vescovo di Nola), dipinta sopra una parete della Sala della "Universitas Nolana" (andò in fiamme nel 1635) e si leggeva: Sanctus Felix Primus Epus Et Secundus Apostulus Nolanorum. La chiarezza di ambedue le iscrizioni e la serietà dei luoghi ove si trovavano esposte, non lasciano dubitare che la tradizione dei Nolani, non sia conforme al vero.
Altra testimonianza della visita a Nola di San Pietro, potrebbe essere il rudere di una Cappella, edificata in suo onore, dai primi Cristiani, che sorgeva al posto di una antica Chiesetta, eretta dai Nolani in onore del Santo, presso Porta Napoli; la Cappella ubicata presso l'attuale Masseria Monsignore, venne chiamata Croce del Papa.
Lo storico Malagnino negli anni 1980, scriveva: " noi riteniamo che la Chiesa di S. Pietro ad Portam, od a Prima Porta, corrispondesse alla Sinagoga degli Ebrei, ed è perciò da considerarla come il più antico luogo di culto dei Cristiani a Nola. Il termine Prima Porta, ci fa dedurre che, all'epoca della dedica, esistevano le mura di cinta Silliane; e le ricerche da noi condotte ci danno motivo di credere che il luogo fosse ancora abitato durante l'ultima persecuzione ". Mentre Leonardo Avella, già precedentemente (1974) aveva scritto, ccennando alla località dove sorgeva la Cappella, " altra derivazione forse più esatta è Merar, che fu il terzo figlio di Levi; tale tesi ipotizzerebbe la presenza nella zona di una Comuntà ebraica e quindi l'esistenza di una Sinagoga. Forse proprio in questa, S. Felice fu eletto Vescovo da San Pietro; durante il viaggio di questo, da Acerenza a Roma. Testimonianza dell'avvenimento sarebbe l'epigrafe della Croce del Papa, che riporta un passo della Bibbia: Adoreremo il posto dove stettero i tuoi piedi".
Il Malagnino continua " la Casa di S. Felice Confessore si trovava nei pressi della Chiesetta ed è da supporre che dopo il 318, essa fosse adibita a Sede Vescovile, prima che S. Paolino si stanziasse a Cimitile. Mentre anche dopo le invasioni barbariche che cagionarono, in varie riprese, la distruzione di Nola, la Chiesa conservò il suo titolo fino al secolo scorso". E sempre il Malagnino riprendendo una notizia di N. Lettieri, da una pubblicazione del 1778, in Napoli, scriveva: " la notizia dell'arrivo dell'Apostolo, Pietro, sembra che sia arrivata a Nola da Benevento: la Fratia di Nola gli andò incontro oltre il Cancello (Plancellae), estremo limite del Territorio di Nola era quasi l'ora del crepuscolo quando i Nolani raggiunsero l'Apostolo, l'ospitarono in Nola, perché l'antica Capua era molto distante. Il luogo preciso dell'incontro potrebbe essere individuato nell'attuale San Felice a Cancello, la cui etimologia pare che non sia estranea al famoso avvenimento: sul posto è ancora vivo il ricordo".
Negli anni 1980, scomparve una antica statuetta bifronte, di nessun valore artistico, dell'altezza di circa 30 cm. (il Cristo da una parte, la Madonna dall'altra) che era collocata sopra la Cappellina Votiva della Croce del Papa ed un'epigrafe ricordava l'antica Chiesetta: Adorabimus In Loco Ubi Steterunt Pedes Pa MCXXXI, a ricordo della Visita compiuta a Nola da San Pietro in occasione del suo Primo (40/41), o Secondo (56 D.C.) viaggio in Italia. Nel 1131, la Cappella, ridotta ormai in rovina, venne ricostruita con fondi civici; in tale occasione venne murata una lapide e poiché, secondo la Sacra Scrittura, "l'Adorabimus" è concesso soltanto al Signore, ed in via eccezionale, al Primo Papa della Cristianità; l'epigrafe in questione, confemerebbe la visita di S. Pietro a Nola. Visita descritta dallo storico A. Leone (nel De Nola) e dal Canonico Andrea Ferraro, più tardi, nella sua opera: Del Cemeterio Nolano.