(Primo Vescovo di Nola)
Alla miracolosa caduta del Tempio, Archelao, pieno di meraviglia e timore, si gettò ai piedi del perseguitato San Felice e gli chiese umilmente perdono, implorandolo, affinché gli desse il Battesimo con le sue mani. Fu fatto in tal modo, dalla popolazione convertita, Vescovo di Nola. Dopo otto anni convertì anche il Re di Persia, guarendone il figlio indemoniato che ricevette il Battesimo dallo stesso San Felice.
Nell'anno 95, l'imperatore Domiziano, superando in crudeltà Nerone, mosse una feroce persecuzione contro i Cristiani, uno dei suoi spietati persecutori in Nola, fu il Prefetto Marciano, che gettò S. Felice, dopo averlo imprigionato, in una fossa di leoni che, con meraviglia degli astanti indietreggiarono dinanzi al Santo. Non contento di ciò Marciano lo fece gettare, dopo averlo incatenato, su di una fornace, sita nel Nolano Cimiterio, di carboni ardenti; nello stesso tempo si vide un angelo dal cielo calare in suo aiuto, e scioglierlo dalle catene che lo tenevano avvinto, mentre una pioggia fitta spegneva del tutto il fuoco. Dopo questa prova il Preside, convinto che San Felice fosse posseduto dal demonio, lo fece appendere a degli uncini con la testa in giù per tre giorni e dopo averlo tormentato con infinite torture, lo fa alla fine decapitare dai suoi soldati; era il 15 novembre del 95 d.C. Il corpo, però, fu preso di nascosto da un sacerdote greco, chiamato Elpidio, che lo trasportò segretamente in Città e lo ripose in una nicchia dietro il tempio di Giove, sulla quale in seguito fu edificato una Cappella, che ingrandita diventò la Cattedrale di Nola, nel cui succorpo riposano le ossa del Santo e dalle cui spoglie dopo circa 18 secoli, scaturiva una linfa, chiamata "Manna di S. Felice", nel giorno 20 ottobre, giorno della Consacrazione della Basilica, 15 novembre giorno della festività di S. Felice e nell'ottava, come ancora il 27 dello stesso mese, nel quale si solennizza il martirio dei 30 Compagni di San felice, nella confessione e nella morte. Da questa manna anticamente i Nolani traevano gli auspici, circa l'abbondanza o meno dei raccolti agricoli.