RAPPRESENTAZIONI TEATRALI E FILODRAMMATICHE A NOLA


L'Enciclopedia dello Spettacolo del Teatro Italiano (edita negli anni 1950/60) segnala il nome di Nola quale sede di Sacre rappresentazioni fin dal 13-14° secolo quando nelle Chiese, Conventi, ecc., della città e del contado, si allestivano spettacoli religiosi, con grande partecipazione del popolo, mentre nel XVI secolo era in auge il Dramma Pastorale: uno fu rappresentato a Nola (in lingua originale) nel 1599 "Il Pastor Fido", con Prologo di Giambattista Marino (L. Ammirati). Queste rappresentazioni si svolgevano nei Palazzi Nobili (di Nola e dell'Agro); d'estate negli ampi cortili interni e d'inverno nei saloni (riscaldati) dalle principesche magioni.

Venivano rappresentati drammi, commedie, farse, favole boscherecce, ecc., e, spesso, agli attori si affiancavano, quali artisti improvvisati, i familiari di quelle nobili stirpi.

Tra gli autori Nolani si ricorda il Nobile Camillo de Notaris, autore della Tragedia "La Giustina Martire", la Commedia "La Filenia", l'Egloga Pastorale "I Due Pellegrini" (di Luigi Tansillo), la Commedia "Il Prodigio della Bellezza" (della Marchesa Isabella Mastrilli), oltre a diverse opere del Marchese di Livardi, Domenico Barone che annoverò in seguito tra i suoi spettatori Carlo III di Borbone.

Anche Ambrogio Leone accenna a rappresentazioni sceniche a carattere sacro, svolte in Case Religiose di Nola e dell'Agro; recite che divennero, in seguito, più frequenti con l'approssimarsi della Festa dei Gigli di Nola.

Al tempo i Gigli (detti Cerei), dopo essere stati portati in Processione dai rappresentanti delle Arti e Mestieri di Nola, che accompagnavano il Busto del Santo, venivano deposti in Chiesa e tutti i cittadini che avevano seguito la funzione prendevano posto davanti alla Chiesa per assistere a queste Sacre Scene.

Alla fine della rappresentazioni sacro-profane , il popolo sciamava verso la campagna, per chiudere la giornata, con canti, balli, suoni; testimonianze avallate anche dal Remondini.

Un esempio è dato dal Venerdì Santo di Cimitile, dove gruppi di pellegrini in cilicio e salmodianti intonano una flebile cantilena: "…la Croce benedetta lo Regno sventurato - Dimmi dov'è lasciato - dimmi, dimmi, dov'è…". Mentre le Carmelitane e Figlie di Maria intonano: "…pietà, dell'alma mia oppressa dal peccato o peccatore ingrato ritorna al Buon Gesù Deh! Piangi o peccatore la sorte del Signore, il Nostro Redentore in Croce è morto già…".

Adolfo Musco (negli anni 1930) scriveva che questi Misteri Religiosi, dettero origine al Teatro Italiano, e la Genesi e lo sviluppo possono rilevarsi nei due Codici di Santo Stefano del 1330.

D'altra parte, in quel tempo, spettacoli di persone in costume che rappresentavano scene religiose, dalla Resurrezione, alla nascita di Cristo, erano frequenti in tutte le Basiliche, ed il Leone così recita: "…per le quali cose furono attori molto bravi: il monaco, Paolo, Battista Tango, Bernardino Miranda, i fratelli Bernardo ed Antonio Graziano, Giovanni Monforte, Giovanni Moscarello con il figlio Pietro Paolo e Carluccio Tango…".

Spettacoli più salaci furono dati nelle Piazze, ed in modo speciale nel Foro Frumentario, dove fu introdotta la Commedia Atellana, farse comiche e scherzi accompagnati da balletti, che suscitavano grande allegria negli spettatori; tra gli attori troviamo: Giovanni Graziano detto il Rosta (per il suo corpo deforme), Damiano Capuano, Angelo Masello Sossio. Di quest'ultimo restò famosa la battuta detta in punto di morte quando gli fu chiesto in quale Chiesa gli piacesse essere sepolto; rispose con voce flebile: "In Santi Apostoli, affinché come da vivo bevvi bene (vino) così da morto berrò sempre (acqua)", alludendo al fatto che il pavimento della Chiesa, essendo più basso del piano stradale, era molto vicino all'acqua che inondava sempre la Chiesa, ricoprendo di conseguenza le tombe di coloro ivi sepolti!

Nel 1533, Luigi Tansillo aveva pubblicato un Poemetto: "Il Vendemmiatore", con una carica fortemente erotica, opera in ottava che si articola in tre parti; nella prima parlava di un vendemmiatore che da un albero si rivolgeva alle donne, affinché non si sottraessero al piacere dell'amore; mentre nelle altre due parti, in chiave prettamente oscena, vi era l'esaltazione di Priapo e le doti della piantina della menta, nonché l'esposizione della coltura degli orti. A quest'opera si ispirarono evidentemente molti autori e, più che altro, gli attori del tempo.

Oltre agli attori già citati, vi fu la prima "Vera Artista" Nolana della quale si hanno notizie certe e precise: Vincenza Pandolfo, Attrice della Commedia dell'arte, di umile Famiglia, nacque a Nola il 17 ottobre 1588. Dopo essersi esibita in modesti Teatrini e Palazzi Nobili, fu scoperta dal famoso Capocomico Napoletano: Bartolomeo Zito (detto il Graziano) autore di molte Commedie in vernacolo. La Pandolfo, insieme al fratello Felice, che svolgeva le mansioni di guarda-robiere e tutto fare (più che di attore), si esibì come Primadonna in vari Teatri Napoletani. Essa, a detta dei cronisti dell'epoca, si esibiva con gran disinvoltura e maestria, sia in parti comiche, che drammatiche, non disdegnando balli più eccitanti e provocanti, come la cosiddetta "Ciaccona", danza con una gran carica erotica (che preludeva la famosa Mossa, in voga alla fine dell'ottocento nei Teatri di Napoli). E' probabile che la Pandolfo (pur essendo più anziana) abbia avuto modo di conoscere, a Napoli, la famosa Giulia de Caro (Ciulla), donna bellissima. (di umili origini) che furoreggiò come attrice verso la metà del 1600 (morì poi miseramente nel 1695); poiché la De Caro con suoi proventi di attrice, aveva acquistato il Teatro S. Bartolomeo a Napoli, teatro nel quale la Pandolfo si era esibita negli ultimi anni. Vincenza aveva frequentato anche la cosiddetta Stanza della Commedia Vecchia, Teatro che oltre ad avere 200 posti a sedere, ed una ventina di palchetti schermati, disponeva anche di tavoli da gioco e separè compiacenti per donnine velate! La Pandolfo dovette cominciare giovanissima la sua attività Teatrale; infatti Bartolomeo Zito, già nella stagione 1601/2 recitava nel Teatro S. Giorgio dei Genovesi a Napoli, nella compagnia di Lutio Fedele e, qualche anno dopo, iniziò la sua attività indipendente insieme alla stessa Pandolfo.

Emula della Pandolfo e sua coetanea fu un'altra Artista Nolana, che presenta delle sorprendenti affinità con la prima; Margherita De Candita (o De Canditiis), scoperta da un impresario Capuano, molto noto all'epoca, Silvio Fiorillo, compagno di Margherita anche nella vita. Le sue prime apparizioni sulle scene napoletane risalgono ai giorni di Pasqua del 1610 (poco posteriore alla Pandolfo); la cronaca del tempo così recitava: "…era un'attrice molto versatile, non disdegnando parti in diversi ruoli, dalla moglie tradita, a donna priva di scrupoli, o a serva intrigante e ciarliera...". Tra i battezzati dell'anno 1590, nella R. Curia Vescovile di Nola nel registro relativo, risulta nata il 28 novembre dello stesso anno, da Santolo e Monica Mauro. Altro termine di similitudine con la Pandolfo era il modo spregiudicato (che rasentava l'osceno) delle sue esibizioni sulla scena. Inutile aggiungere che queste rappresentazioni, in special modo il pubblico maschile, grande entusiasmo; infatti, al tempo, la De Candita era richiesta da molti impresari della Penisola (dalla Sicilia al Veneto). Si vuole che in età più matura, abbia abiurato la sua condotta di vita scandalosa, rifugiandosi nella religione, anche come benefattrice dei poveri. E' questo un altro punto che la accomuna alla Pandolfo che, morendo, lasciò la sua eredità in beneficenza.

Tra i rappresentanti, poi, del Teatro sacro-profano troviamo il Nolano Giandomenico del Giovane (detto Giandomenico da Nola), autore di molte cantate a stornello, dette Villanelle o Villanesche, che in quel tempo venivano rappresentate presso le Corti di Nola e di Napoli, sia con attori locali, che forestieri. In un secondo momento questo Musicista si adoperò anche ad introdurre rappresentazioni di Musica Sacra, con cantori dalle voci bianche che egli accompagnava nel canto, con l'organo.

Cultore di questa Musica Sacra fu un altro Nolano (se non altro di adozione): Domenico Zipoli, organista e compositore; era nato a Prato nel 1675. Ma, mentre la musica di Del Giovane, ci é pervenuta quasi al completo, raccolta da Luigi Cammarota in due volumi, quella dello Zipolo, è andata dispersa, durante la persecuzione dei Gesuiti.

Negli anni 1525/30 veniva rappresentata a Nola, un'altra opera (che abbiamo già citato): si tratta di una Egloga Pastorale "I due Pellegrini", nel Palazzo Orsini, ed in seguito in tutti i Palazzi Nobili, da quello degli Albertini Principi di Cimitile al Palazzo del Marchese di Livardi, dove si svolgevano recite, cui segretamente partecipavano anche i Reali di Napoli.

Bisogna arrivare alla fine dell'800 per vedere a Nola una Filodrammatica; infatti, nel 1889 fu creata dal Cavaliere Mauro De Rosa e denominata "Paolo Ferrari" (un attore del tempo); la Compagnia dopo alcuni mesi di prove debuttò al Teatro Bellini di Nola (ricavato dall'antico Refettorio del Collegio di S. Spirito) nel 1890, e questa compagnia (drammatica) vi tenne cartello per molti mesi. Questa formazione era ancora vita agli inizi del 1900 ed aveva ottenuto, dopo essersi esibita in molti Teatri dell'Italia Centro/Meridnionale, un buon successo.

Verso la fine dell'800 fu creata anche una Maschera Nolana: Fra Brasciola (che dette anche il nome ad un giornale locale con spunti satirici); tipo di monaco grasso e gaudente, che dette lo spunto a due Grandi della Canzone Napoletana: Aniello Califano e Salvatore Gambardella, per scrivere una canzone che fu per molti anni agli onori della ribalta e della cronaca (ricordata anche dopo il 1920).

Nel settembre del 1909, si esibiva con un buon successo nel rinnovato Teatro Umberto di Nola la Compagnia di Adelmo Marcucci (di Nola) ed il "Giorno" di Napoli commentava positivamente il debutto di questa formazione: la nuova filodrammatica, denominata "Città di Nola" che, dopo molte repliche, si trasferì a Taranto per un ciclo di manifestazioni durate mesi, riscuotendo un discreto successo anche in altri teatri del Sud Italia. All'affermazione di questa "formazione" contribuì non poco l'apporto di Alberto Cappelletti che, oltre ad essere un brillante giornalista e scrittore, viene ricordato anche come autore di Atti Unici e Commedie, che componeva per questa Compagnia (ed al tempo il Cappelletti non era ancora ventenne!). Loro cavallo di battaglia era l'atto unico: "La Fine di Pulcinella", rappresentato per la prima volta a Nola nel teatro Umberto, il 7 ottobre 1909.

Dopo la stasi della I guerra Mondiale, nel febbraio del 1923, si costituì a Nola la Filodrammatica "La Fiorente", diretta dal giovane Umberto Mercogliano (Maré); ne facevano parte i giovani: Felice Iorio, Felice di Domenico, Luigi Santaniello, Angelo della Pietra, Giuseppe Ruocco, Vittorio Petillo, Felice Roberto e le signorine Annunziata Lupo, Carmela Ruocco, Maria Vitolo, ed il Comune di Nola concedeva loro anche i locali per le prove. Mentre gli spettacoli della Fiorente continuavano in molti teatri della Campania ed oltre, nel 1925, fu creata da giovani studenti, una Compagnia denominata appunto "I Giovani" che debuttò a Nola con la Commedia "Destino", due atti di Franco Velotti, con gli attori: Francesco Marra, Ludovico Crocetta, Enrico Peluso, Franco Velotti, Enrico Stanzione, Ezio Crocetta, ed altri, per la regia di Camillo Velotti. Questa Compagnia si esibì anche a Saviano, Piazzolla di Nola ed in altri teatri dell'Agro di Nola: chiudeva sempre lo spettacolo, un Atto comico: "Il quartetto della sfrantumazione", interpretato dagli stessi attori. Nel 1926 si costituì un Gruppo Drammatico nel Dopolavoro "Aurelio Padovani", con sede in via Tommaso Vitale in Nola; essi rappresentarono nel Teatro Bellini di Nola: "Romanticismo" di G. Rovetta con attori della Compagnia "I Giovani", in più i fratelli Vecchione e, nel 1927, al Teatro Umberto di Nola interpretarono: "Un Serto d'Amore" e "Tre Cuori al Trapezio". Negli anni che seguirono, questi attori dilettanti si accostavano sempre più ai gruppi di Arte Drammatica, organizzati dai Guf e Dopolavoro Fascisti denominati "Carro di Tespi", vere e proprie compagnie giovanili itineranti, che portavano il Teatro al cospetto del popolo, dalle sperdute plaghe dell'Appennino ai piccoli centri e cittadine di provincia; quando le recite venivano effettuate in occasioni di particolari Feste, come quella "dell'Uva" in autunno, e per le Sagre Patronali. L'ultima recita del Guf (Giovani Universitari Fascisti) di Nola fu quella a metà luglio del 1943 nel Teatro Umberto quando fu rappresentato "Il Sogno di Pierrot" con i giovanissimi Raffaele Rubino, Raffaele Panarella, Aldo Masullo, Davide Spizuoco ed altri (recita che precederà di pochi giorni il fatidico 25 luglio 1943).

Nel 1947 una nuova Compagnia di riviste-prosa-canzoni e musica venne allestita; si esibiva nel Teatro Vittoria di Nola, che negli anni 1947/48, passò all'Umberto di Nola, con gli attori: Pasquale Mastropasqua, Raffaele Panarella, Salvatore Di Palma, Davide Spizuoco, Salvatore ed Antonio Armano, con i Maestri d'Orchestra: Britti ed Acerra; Registi: Luigi D'Avanzo e Ludovico Crocetta. Questa formazione, in seguito, rappresentò Riviste più omogenee, quali: "Quelli della Strada", con gli interpreti: Davide Spizuoco (Capocomico), Isa Lori (attrice napoletana), Raffaele Rubino, Raffaele Panarella, Raffaele Bencivenga, Enzo Guerriero, ed il giovane cantante Giovanni Meo. Seguirono poi le Riviste: "Il Romanzo di un Giovane Povero" ed "Apaches", con la regia di L. Crocetta e L'Orchestra diretta da Vincenzo Napolitano e Luigi (Dadà) Vinci (allora alla RAI di Napoli).

Nell'anno 1955 gli universitari Nolani misero in scena la Rivista: "Noi siamo le colonne", una satira in due tempi e 18 quadri della Comm. Maria Minieri/Picchetti e Raffaele Rubino, mentre la stessa signora Mary, oltre alla coreografia, curò e disegnò i costumi di scena. Il Professore Raffaele Rubino, oltre che autore, fu attore e regista: Maestro Concertatore Enzo Napolitano. Altri collaboratori, Enzo Vitagliano, Vincenzo Meo, Giovanni Meo (ottimo cantante), Luigi Mazzeo; con gli studenti: G. Annunziata, G. Manfredi, R. Bencinvenga, Michele De Simone, Geppino e Raffaele Iorio, Salvatore Milo, Olga Stanzione, Alberto Pacifici, Giuseppina Minieri, Bepi e Maria Rosaria Minieri, Gioacchino, Dora e Michele Franzese, ed altri.

Nel gennaio del 1957 un altro gruppo di giovani dilettanti, facenti capo e sostenuti dal Circolo Artistico "G. da Nola", si esibivano in un programma di Arte Varia con la collaborazione del Maestro Felice Natalizio, regia di Ludovico Crocetta, e presentatori Franco Narni e Raffaele Iorio. Questi giovani (sempre con il "Giovanni da Nola") formarono un Gruppo di Arte Drammatica (GAD), denominato "Città di Nola" con gli ottimi organizzatori e registi, nonché Direttori Artistici: Cavaliere Gennaro Bifulco, Ludovico Crocetta e Pacifico Scotti. Essi dettero vita ad un ciclo di Manifestazioni Artistiche, pur a carattere dilettantistico, che si protrassero per molto tempo (tra le migliori ricordate a Nola), e che aprirono la strada a formazioni di Arte Teatrale, che, in seguito, ottennero un lusinghiero successo anche in campo Nazionale.

Altri spettacoli furono organizzati dal GAD "G. da Nola", sempre con gli stessi Registi, mentre per la Musica Leggera si esibiva il complesso di Salvatore Russo, con Pasquale Caccavale, Franco Nigro, Nino Mormile e Cosimo Napolitano; si ricorda il 23 marzo 1957: "Il Dilettante" Prima Rassegna di Arte Varia, organizzata dal Circolo "Giovanni da Nola" nella Casa del Mutilato di Nola, cantanti: Angelo Napolitano, Giovanni Meo, Gabriele Rubino, Vincenzo Meo; per la lirica, Gaetano Peluso (con brani di Verdi, Puccini ecc.); per la prosa Pacifico Scotti, che declamava poesie del repertorio classico napoletano di Di Giacomo, Ferdinando Russo, Rocco Galdieri ecc.; con i poeti dialettali Felice Iorio, Mario Patanella ed Aristide La Rocca, che interpretevano poesie e versi da loro composti. Presentatori ed animatori: Raffaele Rubino, Giovanni Meo, Peppino Annunziata e Raffaele Iorio. La Direzione musicale affidata ai "Maestri" (in ordine) Vincenzo Napolitano, Felice Natalizio, Luigi Vinci (Dadà), La Filodrammatica "G. da Nola" rappresentò nel Teatro Umberto di Nola, nel 1958: "Non ti Pago", di Edoardo di Filippo e, dato il successo, fu replicato in teatri della zona; ed ancora "Esami di Maturità" di L. Fiodor (il 6 febbraio del 1959); in aprile (dal 21) furono date: "La Torre sul Pollaio" di Italo Calvino e "Questi Fantasmi" di Edoardo. Gli attori che si alternarono in queste recite furono: Pacifico Scotti, Costanza Monteforte, Elvira Liguori, Gino Esposito, Eugenia, Rosetta e Michele D'Eliseo, G. Mercogliano, Paolo Minieri, Angelo Stefanile, Domenico Piccirillo, Vittorio Simonetti, Tullio Palo, Liliana Leonessa ed altri.


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Filodrammatica G.A.D.


Ancora nel 1959 fu dato al Teatro Umberto di Nola, l'atto unico di E. Caglieri "Guardie di Notte", con gli attori: Rosetta Propato, Franca Barone, Angelo Stefanile, Paolo Minieri, Gildo Correale, Giovanni Sessa; questo GAD rappresentò ancora il 20 dicembre 1960 nello stesso Teatro "Da Giovedì a Giovedì" di De Benedetti, che fu poi replicato, per Beneficenza della Casa dello Storpio (di Santo Longo) a Palma Campania.

Sempre nel dicembre dello stesso anno (1960), il duo Crocetta/Bifulco, direttore artistico e regista, allestì la commedia: "Poveri davanti a Dio" di C. Giulio Viola, ed ancora dall'8 al 10 dicembre del 1966 in un "Incontro con la Matricola" (Fuci di Nola), sotto la direzione di L. Crocetta, nel Teatrino di Santa Chiara in Nola, fu rappresentato: "Tre Poveri di Campagna", di Peppino De Filippo e, l'anno dopo, nello stesso Teatrino: "Non ti pago".

Per il Giugno Nolano 1969, sempre con Luigi Crocetta, furono rappresentati brani tratti da "Non ti pago", "Questi Fantasmi", "L'Uomo dal Fiore in bocca" (di Pirandello), ed ancora da Viviani, Di Giacomo, Prevert, La Rocca ecc.

Nel Luglio del 1968 l'Azione Cattolica di Nola aveva lanciato un nuovo complesso di giovani: "I Saraceni", con Romolo Romano, Bebé Vècchione, Enrico Giannetti, Tonino Marotta (cantante) e Roberto Giannini; questo complesso dell'Azione Cattolica "Renzullo" si esibì al I Recital Artistico del GAD Città di Nola, con gli attori: Paolino Cassese, Gaetano Miccio, Roberto Giannini, Claudia Nulli, Luciano Volpe, Giuseppe Nappi, Gaetano Profeta, Grazia Caccavale, e con la partecipazione di Pacifico Scotti.

Un'altra Filodrammatica si affacciava alla ribalta: quella del C.T.C., diretta da Luigi Conventi, nel 1968, che rappresentarono nel Teatrino di Santa Chiara: "Non ti Pago" e, dopo, "Napoli Milionaria", con repliche al Museo di Avella, a Carbonara di Nola ed a Palma Campania.

La Compagnia "Amici del Teatro" si presentò la sera del 20 novembre 1976 diretta da Gaetano Profeta; al debutto ebbero come "Padrini" i noti attori napoletani: Gennarino Palumbo ed Antonio Allocca, con la Commedia di Peppino De Filippo "Cupido scherza… e spazza". Questi "Amici del Teatro", nello stesso anno, in collaborazione con il GAD, che faceva capo a Ludovico Crocetta presentò: "Mpriesteme 'a muglierata" (rielaborazione di una farsa del 1700) e con la Fuci: "Napoli Milionaria", Miseria e Nobiltà" (tre atti di Scarpetta), sempre in Santa Chiara (quest'ultimo il 25 aprile 1976), ed ancora "Questi Fantasmi" e "Natale in casa Cupiello".

Alla fine degli anni 1976 troviamo a Nola tre formazioni Filodrammatiche: la C.T.C. con Luigi Conventi, il GAD/Fuci con Ludovico Crocetta e la signora Laura Esposito, "Gli amici del teatro" con Gaetano Profeta ed altri giovani. Queste tre formazioni, si riunirono la sera del 3 dicembre 1976 per costituire un consorzio chiedendo, nello stesso tempo, all'Autorità Comunale, un edificio da poter adibire a Teatro Stabile. La proposta, in un primo tempo, fu accettata dall'Amministrazione Comunale ma, in seguito, per beghe politiche, non se ne fece più niente. La C.T.C. rappresentò il 14 gennaio 1977 al Teatro Umberto di Nola "Ditegli sempre di sì" di Eduardo De Filippo; mentre il GAD, organizzò, sempre nell'Umberto il 21 ottobre 1977, uno spettacolo di Arte Varia; una riduzione di "Giulietta e Romeo" di Shakespeare, una farsa di Antonio Petito ed un varietà: lo spettacolo, intitolato Prima Rassegna di Arte Varia, era diretto da Ludovico Crocetta.

Nel 1980, ritroviamo Luigi Conventi con il Gruppo stabile C.T.C., e con i giovani attori: L. Batino, i fratelli Ruggiero, Ciro Ruoppo, Anna Graziano, Alfonso Ruggiero, ed altri, che rappresentarono con testi dello stesso Conventi un misto di teatro, cabaret, ed avanspettacolo. La stessa C.T.C. nell'ottobre dell'anno seguente metterà in scena una farsa in due tempi "Stasera…. Tiatro" di Luigi Conventi, con Antonio e Michela Brancati, Gaetano e Peppino Miccio, Ciro Ruoppo ed altri. La suddetta formazione artistica prese il nome di "Scamarda" ed allestì spettacoli di un certo livello, che trascendeva spesso dal "puro" dilettantismo: infatti, questo gruppo di giovani, ben affiatati, si esibì , un po’ dappertutto, in lavori impegnativi e spesso inediti. Tra questi giovani ritroviamo: Ciro Ruoppo, Antonio Brancato, Rosa Napolitano, Giuseppe Miccio, ecc.; la Compagnia C.T.C., nel febbraio 1982, partecipò alla Manifestazione Culturale "Napoli a Venezia"; invitata dall' A.R.C.I. di Napoli, aprì le manifestazioni a Venezia, su sollecitazione di Maurizio Scaparro, Direttore della Sezione Teatro della Biennale di Venezia. La C.T.C. effettuò una serie di spettacoli, con il "Clou" in Piazza S. Marco a Venezia, mentre l'avvenimento veniva ripreso dalle Reti Televisive Italiane e da alcune emittenti estere, lasciando una profonda scia di consensi ed echi, sulla stampa nazionale. Questi Attori, erano: A. Brancato, C. Ruoppo, Rosa Napolitano, Giuseppe De Nunzio (Regista), ed ancora, Peppino Miccio, Teresa Cecora, Carmela Del Gaudio e lo stesso Luigi Conventi. La T.V. Francese invitò per il giugno dello stesso anno (1982), la Compagnia alla Biennale di Parigi. La C.T.C. nel 1983, dette vita ad un "Teatro Itinerante" rappresentando a Nola dal 17 al 22 giugno, (ed il 1 luglio) in alcuni Rioni della Città, spettacoli, con tutti gli attori della Scamarda, debuttando con una Commedia di S. Fayad, in tre atti. Ed ancora nel 1984 la Compagnia Scamarda del C.T.C., che aveva iniziato ad allestire spettacoli all'aperto con il loro Teatro Itinerante, effettuò un ciclo di manifestazioni, nei vari Rioni di Nola, nella settimana precedente la Festa dei Gigli (giugno), che riscosse un gran successo di pubblico: questo "Teatro" può, infatti, considerarsi una delle migliori espressioni artistiche offerte in Nola.

Un capitolo a parte dedichiamo alla ND. Mary Minieri - Pichetti - insegnante di Danza e Benefattrice, nata a Roma il 5 agosto del 1903, figlia di Enrico Pichetti, insegnante di danze, anche di Casa Savoia, conosciuto in tutti gli ambienti "bene" d'Italia (ed anche all'estero); autore negli anni 1930, anche di un trattato sulla "Danza Antica e Moderna", edito a Roma. Mary Pichetti è stata una delle poche donne in Italia ad essere stata insignita del titolo di Commendatore della Repubblica Italiana. Tale titolo di riconoscimento le fu dato nel 1955, dal Presidente Giovanni Gronchi, mentre ancora nel giugno del 1983 la Signora Mary concludeva il 45° Corso di Danze per giovani allieve! Essa ha dedicato tutta la sua vita all'insegnamento della Danza, sia Classica che Moderna, ad intere generazioni di giovani allieve, da quando all'inizio degli anni 1930, vinse un Concorso di Direttrice di Danze del Governatore di Roma, e, sposando l'ingegnere Carlo Minieri, venne ad abitare a Nola. In una suggestiva Cerimonia, nel 1980, le fu offerta una Targa d'Argento Manifestazione, alla quale parteciparono uno stuolo di ex allievi che si valsero del del suo insegnamento: presenti anche gli orfanelli ed orfanelle, degli istituti di Assistenza, ai quali, dal lontano 1938, Maria Pichetti devolve i frutti del suo Lavoro. Un Attestato di Benemerenza la Maestra Pichetti ha ricevuto nel 1980 dall'Associazione Nazionale Maestri di Ballo con Sede a Milano nel quale, con poche e concise parole, viene descritto dal Presidente dell'Associazione il lungo cammino percorso dalla Comm. Mary che, attraverso l'insegnamento della Danza, ha speso una vita a beneficio del Prossimo. Tra gli innumerevoli Premi, Attestati e Riconoscimenti, ricevuti dalla Signora Pichetti, in questi circa sessant'anni di insegnamento, vogliamo ricordare una Coppa, donatagli dalla Città di Nola, sua seconda Patria, per l'Opera altamente Sociale ed Artistica, svolta a favore degli Istituti dell'Agro di Nola. Premio a Lei conferito dal Periodico Nolano "Opinione" nel novembre del 1968. La ND Mary Pichetti ha chiuso la sua vita terrena a tarda età: il 19 dicembre 1995.