PASSARO FELICE


Nato a Cassino, monaco nell'ordine dei Benedettini, in una sua piccola opera, descrisse la traslazione da Piacenza, del Corpo di San Felice in Pincis, per concessione del Papa. Infatti, l'Imperatrice Angilberga, moglie di Ludovico II, avrebbe avuto il permesso di trasportare in Francia, alcuni Corpi Santi, fra questi, quello di S. Felice in Pincis, poiché la stessa Imperatrice aveva fondato il Monastero di San Felice, per Donne Monache, che in seguito donò ai Benedettini.

Un erudito monaco francese Padre Nobilon (Benedettino), confermava sì la Fondazione del Monastero da parte dell'Imperatrice, ma da una scrittura presso il Monastero di S. Sisto in Piacenza, rilevava che i Corpi traslati fossero quelli di San Sisto, S. Fabiano, San Marco e Sant'Anpuleio, mai quello di S. Felice in Pincis. In seguito, come recita il Remondini, anche il Vescovo di Nola Fabrizio Gallo, smentì la traslazione di S. Felice in Pincis. Questa storia fu ripresa e descritta dettagliatamente, da Carlo Guadagni in "Nola Sagra" (1688), specificando, a corollario della suddetta descrizione, che a Piacenza si fa solenne Festa il 14 gennaio (giorno di San Felice in Pincis), ricordato anche dai Nolani, ma più che altro, dai Cimitilesi (com'è confermato anche dal Ferrari nel "De Cemeterio).

Una famiglia Passaro era residente a Nola nel 1739 come risulta dal libro dei nati di quell'anno; era originaria di Molfetta (Puglia).

La sua "Arma" era: "D'azzurro al leone d'oro passante sopra quattro fasce di nero, ondate d'argento".