
Interno del palazzo.
Apparve a questo punto chiaro che, di conseguenza, i balconi nell'alto della facciata immediatamente sottostanti al cornicione, non avevano fatto parte del progetto originario, ma erano stati aggiunti quando si volle ricavare, dal volume del salone, un doppio piano da utilizzare per uffici o camerate.
Un'incisione sotto la nicchia che sormonta il Portale reca: Ursus Ursino Genere Romanus Dux Ascoli Suane Nole Atripalde Q. Comes Ha Hedes Fecit MCCCLXX stabilisce, senza equivoci, il nome del Conte costruttore e l'epoca della costruzione: Orso Orsini, Conte di Nola, che avendo deciso di ampliare la "Reggia", abbatté la precedente costruzione, modesta ed architettonicamente povera, e si diede a costruire un edificio, i cui lati occidentali ed orientali, misuravano circa cinquanta metri di lato. Scavando nelle fondamenta dell'anfiteatro Marmoreo di Nola, furono tolti i massi squadrati di marmo occorrenti, non solo per costruire ed innalzare la facciata principale del palazzo, ma anche per i muri interni dell'edificio. Ma Orso lasciò il lavoro incompiuto, essendo morto nel 1479.

Portale del palazzo.
Nel 1500 fu aggiunta una lunga iscrizione esterna (come si legge tuttora sulla facciata) che tradotta dal latino, così recita: "Orso, Alo, i cui Satrapi (avi), provenivano dall'Umbria, fu insigne, giovanetto, nel maneggio delle armi. Divenuto uomo, ricostruì il Campidoglio, completamente distrutto, tenne in onor le leggi; liberò la Repubblica dai Falisci, riportò dall'esilio i Quiristi; ricostruì i ponti, placò la plebe, riconciliò l'Impero diviso, visse 48 anni ed otto giorni. Cosa sacra, Vituria carissima, moglie di Orso Alo, nipote di Cesare Augusto, scrisse versi sulla castità; visse 40 anni, 10 mesi e tre giorni. I loro superstiti, otto figli e sei figlie, per sé e per i loro discendenti, 29 aprile D.M.".
Con la caduta degli Orsini, il Palazzo con il Feudo, furono incamerati dal Demanio, e Carlo V, cedette il Palazzo a Donna Francesca Mombel, principessa di Sulmona, a compenso della rinuncia da parte di questa del Ducato di Asti alla Corona Imperiale (1532). Ereditato, poi, da Don Ferrante Lanoj, figlio della Mombel, l'edificio passò a Donna Ippolita Castriota (vedova di Clemente Lanoj), e da quest'ultima venduto a Maria Sanseverino, dei Principi di Bisignano, vedova del Conte Enrico Orsini (1560), che ne fece dono alla Compagnia di Gesù.
Espulsi i Gesuiti dal regno nel 1767, in conseguenza di un decreto di Ferdinando IV (I di Borbone), il Palazzo passò al Demanio e, quindi, annesso al Real Conservatorio dei Poveri di Napoli. Più tardi fu adibito a Caserma di Cavalleria e, quando il 2 luglio 1820, scoppiarono i moti di Nola, ospitava il II Reggimento Borbone di Cavalleria. Dopo la prima Guerra Mondiale fu definitivamente destinato a Distretto Militare con il numero 80 (una legge del 1926, aveva ridotto i Distretti Militari a 100). Con la soppressione del Distretto Militare di Nola, il palazzo divenne un deposito di indumenti militari con una sparuta guarnigione di soldati.
Negli anni 1980 cessò anche questa funzione, avendo anche bisogno di una radicale ristrutturazione.

Facciata del palazzo.
Dal 1994 è sede del Tribunale di Nola.