NECROPOLI DI NOLA


Le più probanti notizie sulle antiche Necropoli di Nola, sono, senza ombra di dubbio, quelle relative a Pietro Vivenzio, tramandateci dall'illustre archeologo Nolano, in un suo scritto del 1806 conservato nel Museo Nazionale di Napoli; l'opera scritta in francese, in seguito tradotta dall'autore, anche in italiano. Nel terzo capitolo del Libro il Vivenzio localizza un Cimitero a Nord della città, in una località appellata al tempo, Quartiere Nuovo, dietro le mura della "Porta Avellana": la Necropoli aveva una lunghezza di circa mille metri verso ovest ed una larghezza pressoché uguale da nord verso sud. Alla profondità di 12/15 palmi "napoletani" (da metri 3,20 a 4,00), si trovarono antichi sepolcri, situati in molti strati di terreno differenti, a secondo dell'epoca. Le tombe costruite in pietra di tufo, non erano semplici fosse, ma adorne anche da antichi vasi d'origine greca; i sepolcri posano su un terreno grigiastro, consistente, in ceneri vulcaniche, ormai consolidate.

I primi sepolcri sono riscontrati a poca profondità, ornati di urne d'argilla di manifattura grezza, seguono, poi, a profondità maggiore, camere sepolcrali allineate da nord a sud, con la parte inferiore decorata da figure rappresentanti Guerrieri che combattono; al contrario le Tombe Sannitiche non portano mai decorazioni o disegni, conservando le caratteristiche delle Tombe Greche. Si notano in questo primo Cimitero un gran numero di sepolcri Latini, mentre si trovano, in qualche sepolcro, che si possono appellare Ipogei, in quanto costruiti sottoterra e divisi in tre Ordini, delle urne, indifferentemente di fattura Greca o Romana, nelle quali si notano ancora le ceneri dei morti. In questi "Ipogei" vi sono più cadaveri sparsi, che urne con ceneri; ciò testimonia che sotto la dominazione Romana, il costume di bruciare i corpi, era poco comune: gli usi e costumi dei Romani non erano entrati nel cuore dei Nolani e le credenze religiose di questi ultimi erano legate agli antichi riti funerari. I vasi che si trovavano in questa "Necropoli Nolana" erano d'argilla nerastra, senza manici, senza figure e senza ornamenti, di tre tipi: scodelle, tazze o coppe, ed urcioli senza manico.

Altre importanti scoperte, si rinvennero durante gli scavi voluti dal professore Chierici nella prima metà di questo secolo, effettuati a Cimitile: di fianco, ed in parte, incorporate nelle Basiliche Paleocristiane, ove fu scoperta anche una Necropoli Etrusco/Romana.

I Nolani, a differenza dei Romani, denotando così la loro origine Greco/Etrusca, non cremavano i morti, ma li seppellivano, e poiché una Legge Romana vietava l'inumazione dei cadaveri entro il perimetro della Città, avevano utilizzato queste necropoli nascoste, che in secondo tempo, furono utilizzate dai Cristiani perseguitati, a mo' di Catacombe. Questa Necropoli si componeva di tombe ad Ipogeo e tombe Terragne, da un lato quelle ad Ipogeo, intervallate da un corridoio, le terragne una accanto all'altra. Gli ipogei sono pervenuti, in parte, in buone condizioni, poiché gli stessi furono in seguito adottati e trasformati dai Romani in Cappelle (molti sono in rovina).

Altre tombe, indubbiamente Pagane, sono quelle ad Arcosolio; nelle più antiche, sono state rinvenute lucerne, monete, ed altri oggetti che denotavano rituali pagani.

In "Nola, Ipotesi I", Leonardo Avella (1988), elenca tutti i ritrovamenti di antiche tombe e necropoli, relative alla Città (corredate anche da cartina topografica). Avella ne enumera 41, citando tutti gli archeologici, storici, e studiosi vari che le descrissero: da Ambrogio Leone a R. Donceel, dal Vivenzio alla dottoressa Sampaolo, negli anni 1980; mausolei e tumuli (descritti dal Leone), in Via Polveriera, Necropoli in via S. Massimo; quelle segnalate dal Vivenzio, ed ancora dal Donceel, altre segnalate dallo stesso Avella (negli anni dal 1960 al 1980); in via Feudo, S. Paolo Belsito, Campo Stella, Palazzo Vanorio, palazzine INA casa, via A. Minichini, ecc..