Questo Monastero di Clausura, che dipendeva dai Padri Riformati, nel 1622, passò sotto la giurisdizione del Vescovo Lancellotti, e dal quel momento fu sotto il Governo dei Vescovi.
Si ricordano alcune Serve del Signore, che operarono in questo Monastero: Suor Luisa Sassone (della nobile Famiglia Sassone di Lauro), molto caritatevole verso i poveri e che fu miracolosamente guarita da una improvvisa malattia, che aveva coperto di piaghe tutto il corpo; la Suora Laura Vitaccio, che sebbene di nobili natali, dispregiando la vita mondana, entrò nel Monastero, e vi si chiuse per sempre; Suor Cristina d'Elia, una Dama di Nola, che osservava rigorosamente la Carità, privandosi di ogni cosa per darla ai poveri ed ai bisognosi. Un benefattore, tal Pietro Vecchione, lasciò a queste Religiose, in un testamento fatto nel 1619, la somma di 15 mila Ducati, affinché con questo denaro, potessero prendere i voti le fanciulle povere di Nola; questa somma era depositata presso il Banco dei Poveri. Ma, dopo molte contestazioni da parte degli eredi del Vecchione, soltanto del 1725, anche per intercessione del Mons. Francesco Carafa, il Monastero poté venire in possesso del lascito.