(o MEFITE)
Cicerone, nel suo De Divinazione, citò un luogo che ebbe il nome della Dea Mefite, ove si ergeva un santuario, e nei pressi esisteva un piccolo lago, con soffioni e gas sempre in ebollizione, con un tortuoso torrente che produceva fumi mortali, che uccidevano, inesorabilmente, uomini e animali che si fossero avvicinati per abbeverarsi. Si riferiva, probabilmente, alla mitica VALLE D'ANSANTO, ove era diffuso il culto della dea Mefite, cui recenti studi, in particolare degli anni 1980, hanno messo in evidenza, principalmente, per il ritrovamento di antici monili del VI secolo a. C. di produzione etrusco/picena, l'esistenza di antiche tombe, cui appertenevano i corredi funerari reperiti.

L'area del Lago Mefite.
Virgilio, nel VII libro dell'Eneide, così descrive questo posto sinistro: "...ed è un luogo famoso e conosciuto: la Valle d'Ansanto, che un bosco oscuro e fitto di alberi, stringe dai lati; in mezzo un fragoroso e tortuoso torrente, rumoreggia fra i sassi, dove si osserva una buca orrida, porta dell'orribile inferno...".
Anche il Pontano, a suo tempo, scriveva: "...nella Valle d'Ansanto, una voragine soffia un alito micidiale: il gregge ed il pastore deviano il loro cammino, tenendosi alla larga, lontano vola un uccello, perché non incorra nella Sacra Mefite...".
Altri scrittori di varia fama, descrissero, nel tempo, questa malefica palude, collocandola in varie località: da Rocca San Felice, fin in Irpinia ed altri luoghi ben più lontani, con riferimento anche a noti Centri Termali, con acque sulfuree/minerali.
Lo storico Pietro Manzi, negli anni 60, poneva il Rivo Mofeta all'altezza di Cancello (Ce), dove scaricava le sue acque nel Clanio, "...e quest'ultimo ruscello prendeva il nome di Riullo" (G. S. Remondini).
Altri identificano il Mofeta con il corso inferiore del Clanio.