MARE A NOLA


Nella relazione di S. Gregorio di Tours è scritto: "...che mentre San Paolino Vescovo Nolano sta desinando, vede giungere a Nola, alcune navi cariche di grano"; mentre nella "Storia" della Vita di S. Felice Vescovo (come tramandato da Pietro de Napoli ca. 82 Libro 2°), vi è scritto che Nola: "…positus est in navicula in qua diebus quattuor iacuit".

L'Itenarario Antonino indicava il mare che giungeva a Nola, sebbene il Remondini poi reciti: "…Torre Nunciata fu celebre emporio o dir vogliamo anche meglio Antichissimo Porto o Mercato dei Nolani". Non è da trascurare, però, quanto alcuni Storici riferiscono e cioè che, "...scavandosi in questa Pianura, si trovino pietre erose dal mare e conchiglie...".

Nel 1938 (Palma Campania un paese nella gloria del Sole) Pasquale Nappi recitava: "E' opinione che la Grande Pianura che tra le colline Palmesi ed il Vesuvio sia stata formata da quel tratto di mare scomparso e diventato Terraferma, a causa delle continue e malefiche eruzioni del Monte Somma".

Un ventennio più tardi (1960) lo storico Francesco Palliola, in una sua ricerca, circa il così detto "Mare a Nola" scriveva: "vi è nell'animo dei Nolani come un vago ricordo, accompagnato da nostalgico rimpianto del mare che in antichità remota, ma non precisata, avrebbe lambito il Territorio della Città". E' della memoria di tal fatta, si riscontra una traccia nella frase abituale dei cittadini "…Si ricorda il mare a Nola", per qualificare un antico avvenimento.

La leggenda vuole che S. Felice Vescovo era solito recarsi giornalmente alla riva del mare: Beatus Vero Felix ad Litora Maris Singulis Diebus Festinabat, dal quale trovava l'alimento per sé e per i suoi, mediante una pesca, a dir poco miracolosa: "Et cum ora nona accederet mare turbabatur et ad litora piscem preciosum eructabat".

Mariano De Laurentiis, nella sua opera edita a Napoli nel 1806: "Universae Campaniae Felicis Antiquitates", cercava di giustificare la credenza di essere stata Nola Città Marittima, pur ritenendola falsa da parte sua, egli infatti in latino scriveva (la traduzione è del Prof. Palliola): "Prima di por termine alla Storia Nolana dobbiamo riferire che molti Autori stimano che una volta il Mare giungesse fino a Nola e che il vicino Vesuvio con le sue continue eruzioni e scotimenti abbia fatto mutare la faccia alla circostante zona".

Io, però, non credo a tutto ciò e ritengo che l'origine di questa favola sia da ricercarsi nelle descrizioni con le quali gli storici locali tramandarono la notizia delle varie alluvioni che, cagionate da copiose acque discese dalla Collina di Cicala, sommersero gran parte della Pianura sottostante, dando tutto ciò, a quello intorno l'aspetto del mare

L'Abate Pacichelli nel suo "Regno di Napoli in Prospettiva" (del 1703) scriveva: "…tenuta per i ferri o anelli per legar navi, bagnata (Nola) a quei tempi, dal flusso del Mare..."; non sappiamo in base a quali elementi il Pacichelli abbia potuto scrivere queste notizie.

Più convincente lo storico Tommaso Turboli nelle sue "Ricerche storiche su Marigliano e Pomigliano" (Napoli 1794) che ipotizzò, con prove accettabili, che al tempo di San Paolino (400 circa), esistesse un canale navigabile o fiume, che collegava Nola con la Città di Pompei. Mentre uno storico del primo 1900, Verri, dava per certo che anticamente Nola ed Acerra fossero collegate da un Canale navigabile, sul quale effettuavano i loro commerci e scambi; questa via d'acqua si univa al fiume Sarno in prossimità della foce di quest'ultimo. Ipotesi un pò astratta ma, se vera, spiegherebbe ampiamente la Leggenda del Mare a Nola e dello sbarco di San Paolino, il quale non avrebbe fatto altro, con il suo natante, se non risalire questo fiume, canale per prendere Terra alle Porte di Nola.