LEONE AMBROGIO


Incerta e' la sua data di nascita; i suoi biografi e studiosi Remondini, Jannelli, Tafuri, Soria, Minieri - Riccio, Musco si sono tenuti sulle generali, senza determinare un dato cronologico sicuro. Uno degli ultimi, il Notaro, nel suo: "Ambrogio Leone, Umanista e Filosofo", edito a Nola nel 1909, da una lettera, nella quale Erasmo da Rotterdam (grande amico del Leone), dichiara di essere più giovane del Leone di circa dieci anni, desume il Leone nato nel 1457, senz'altro prima del 1460, poiché Erasmo era nato nel 1467. D'altra parte la maggior parte dei suoi biografi si orientano intorno al 1459. Lo storico nolano Luigi Ammirati (1984) nel suo " A. Leone Nolano" così scrive: "…da Marino e Marchisella Balletta, appartenente a facoltosa famiglia, abitante in Via Cortefellana (a Nola), nella casa sita nel vicolo sopra mensionato, nacque nel 1459, il piccolo Ambrogio, e qualche anno più tardi il fratello Masello, il quale, da grande, si diede al mestiere delle armi"; e più avanti: "…abbiamo ricavato l'anno della nascita di Ambrogio Leone, con procedimento logico-deduttivo, sulle notizie forniteci dallo storico e diarista veneziano Marin Sanudo, il quale nei suoi Diari, scrive che Leone morì a 66 anni, nel mese di marzo del 1525: sottraendo gli anni di vita alla data di morte, si ottiene l'anno di nascita con un minimo margine di errore. Se poi vogliamo tener presente la consuetudine veneziana nel computo degli anni, e riportare la data della morte del Leone al 1524, applicando lo stesso ragionamento deduttivo, si otterrà come data di nascita il 1458".

Da giovane, con l'aiuto di uno zio paterno, Senatore Leone, imparò anche l'ebraico e l'arabo, che in seguito, gli permisero di tradurre e comprendere le opere di Averroe; d'altra parte suo padre era un agiato mercante; ciò gli permise di andare a Padova per compiere gli studi di medicina e filosofia, oltre che del greco a soli 18 anni nel 1477.

Il Leone soggiornò a Padova per circa 7 anni e, giovane medico a 25 anni, tornò a Nola per esercitare la sua professione, preferendo abitare nella sua villa alle falde della collina di Cicala, essendo amante della vita semplice ed agreste, meditando, nello stesso tempo, sugli studi di medicina e filosofia, oltre che della matematica e della musica. Questa villa, cinta di rovi e spine, con fronzuti corbezzoli e ramosi alberi da frutti, adorna di una fontana, dalla quale putti e delfini in marmo sprizzavano perennemente acqua, era da Ambrogio appellata Schivacure (cioè preservatrice di noia). I letterati del tempo si recavano in quella villa attratti anche dal clima mite e dal verde della collina di Cicala; tra essi, Giovanni Pontano, fondatore di quella celebre accademia che da lui prese il nome, e altri studiosi del tempo che incantati dalla favella dei nolani la consideravano: "…priva di qualsiasi rozzezza e che conservava come una eco di venustà della favella latina". Nel 1489, Ferrante d'Aragona, diede a Leone la cattedra di Medicina a Napoli, con l'incarico di lettore; ma questo periodo della vita del Leone non è molto chiaro ed il De Frede (biografo di Pomponio de Algerio), nega che lo stesso abbia assunto questa Cattedra a Napoli.  Ma da una lettera indirizzata al Sannazzaro, è sicura la presenza di Ambrogio a Napoli nel 1493 (14 novembre), anche quando a Napoli infierì la peste (1496/97), per cui lo stesso Pontano trovò rifugio a Nola al morbo dilagante. Lo storico Ammirati prosegue: "…ad ogni buon fine, insegnamento napoletano, che sarebbe durato fino all'occupazione del Regno da parte di Carlo VIII (1494), quando il Leone, disgustato da quegli avvenimenti e dal comportamento poco leale e non affatto coerente di alcuni docenti e uomini politici, avrebbe rinunziato all'incarico e fatto ritorno a Nola, fa pensare ad un suo temporaneo trasferimento nella Capitale, ove egli ebbe occasione di conoscere tanti uomini illustri di cultura".

A Nola si trovavano in quel tempo oltre al Pontano, il poeta G. F. Caracciolo, chiamato per le sue Odi e per il suo Canzoniere, il Petrarca Napoletano, l'insigne letterato Antonio de Ferraris di Galatona, Pietro Gravina (Mecenate del Metastasio), Annibale Ianuario, Aurelio Bennato, Giovanni Attaldo e molti altri; sebbene Jacopo Sannazzaro, in un momento di sdegno e di chissà quale oscura gelosia, scriveva indecorosamente contro Nola: Infensum musis nomem..quod o nullis abolenda infamia seculis imprecer? Et coelum desit, et unda tibi.

Il Leone, nei primi del 1500, dopo aver tenuto Cattedra di Medicina all'università di Napoli, al tempo di Federico III d'Aragona (1496/1501), si trasferì a Padova, indi a Venezia. Vero è che ormai trentacinquenne, nei primi anni del 1490, ebbe una travolgente passione per una giovanetta nolana; si infiammò infatti di Beatrice De Notaris, e si ha notizia che in quegli anni, ebbe un figlio naturale, Camillo, da una certa "Claraluce" (non meglio identificata), ma è da escludere che possa essere Beatrice; ma questa chiamiamola "avventura" del Leone è perentoriamente negata da molti suoi biografi. Come pure è ammantata di mistero la scomparsa della giovane Beatrice, a solo 18 anni, si vuole "svanita nel nulla", durante una sua passeggiata nei boschi della collina di Cicala; mentre (continuando… la legenda), una statua della straordinaria rassomiglianza con Beatrice, fu sistemata dal Leone nella sua Villa Schivacure, statua ammirata e descritta, in seguito, dal poeta Antonio Tebaldeo, che fu ospite del Leone (insieme al Pontano) a Nola, durante l'infuriare della peste a Napoli.

A Venezia il Leone conobbe e frequentò dotti ed eruditi letterati e pensatori del tempo, frequentando inoltre la casa del celebre tipografo romano, Aldo Manuzio. Il fatto che il Leone si sia improvvisamente allontanato della sua Città natale e della famiglia, per molti anni, ha indotto qualcuno a pensare che il Poeta abbia subito dei torti a Nola, o per ragioni economiche o politiche, e si dice finanche, che gli sia stata negata la Nobiltà. Infatti nel 1505 egli si trovava ancora a Venezia, con il piccolo Camillo, ed in quella Città aveva avuto occasione di conoscere Erasmo da Rotterdam, e si vuole che il grande Umanista si raccomandasse al Leone, affinché facesse cenno di lui, o per lo meno lo menzionasse, nelle sue opere! Infatti Erasmo ammirava molto il Leone, sia per gli studi compiuti da Ambrogio della lingua greca, sia per l'appartenenza alla famosa Accademia detta dei Filelleni, ed Erasmo continuò sempre, nei suoi scritti, ad elogiare l'opera del Nolano. Aldo Manuzio, infatti, nel 1502, aveva creato questa nuova Accademia da lui definita Aldina (o dei Filelleni), ed il Leone fu uno dei primi a prenderne parte, tanto più che era successo a Lorenzo Camen nella Cattedra di Grammatica e Letteratura Greca all'Università dove rimase fino al 1508.

A Venezia partecipò, nel 1509, alle celebrazioni in onore di Niccolò Orsini (1441/1509), penultimo Conte di Nola e Pitigliano, Capitano Generale dell'esercito della Serenissima, per la guerra in Lombardia e nell'assedio di Padova. Venezia eresse un maestoso sepolcro al valoroso Conte di Nola, con una epigrafe in latino posta sotto una Statua Equestre; ma ormai il sepolcro è solo una tomba vuota, poiché l'Orsini è stato traslato, in Toscana, a Pitigliano.

Erasmo da Rotterdam, così si esprimeva sul Leone: "…incontra maggiormente la mia approvazione, nel modo di pensare del Leone Nolano, che io non esiterei, in verità, di paragonare con qualsivoglia antico Filosofo, nell'investigare i misteri della natura". Ed egli, in mezzo a tutti gli splendori artistici e letterari del tempo, a Venezia, centro di traffici e comunicazioni con l'Oriente, non dimenticò la Patria lontana pubblicando il De Nola: Opusculum distinctum plenum clarum doctum pulcrum ecc. venetiis apud joannem rubrum vercellanum, anno salutis MDXIIII. L'opera ebbe altre edizioni, nel 1600 a Francoforte, 1614 a Venezia, 1723 a Leida, 1735 a Napoli, con il titolo di De Agro Nolano, edito da Francesco Ricciardi, ed infine nel 1934, edito da Torella di Napoli, tradotta dal latino in Italiano dal professore Paolino Barbati di Camposano (NA), con il titolo di "Nola Terra natia", mentre un codice cartaceo, manoscritto del De Nola Patria, si trova nella Biblioteca Marucelliana di Firenze. Il figlio di Ambrogio, Camillo, addottorato "In Artibus" nel 1517, ed "In Medicinis" nel 1522, presso il Collegio dei Medici di Venezia, aveva curato la stampa dell'opera mastodontica in 45 volumi, della "Castigationes adversus averroem", pubblicata nel 1517, e dedicata al Papa Leone X, quando Camillo era ancora studente a Padova; gli ultimi cinque libri furono stampati nel 1532, ad oltre sette anni dalla morte di Ambrogio, avvenuta il 6 marzo 1525, dovuto ad un attacco apoplettico.

Altre opere del Leone:

Sono state fatte delle riserve circa l'esattezza della descrizioni del Leone nel De Nola, e lo stesso Remondini la definisce: "…opera senza alcun merito storico, senza alcun dato cronologico, piena di lacune ed inesattezze".

Il professore Giuseppe Raiola, giustifica, in parte, il Leone, poichè, pur con i suoi difetti: "...l'opuscolo del Leone resta sempre di capitale importanza, per chi voglia ricostruire la storia di Nola nel periodo feudale...".

Infine, come giustamente scrive Adolfo Musco, in "Nola e Dintorni": "...che l'asprezza del Remondini sia un po’ dovuta alla diversa Forma Mentis, in materia di religione, dei due storici. E se lacune vi sono state, ed omissioni, esse sono dovute a mancanza di documentazione e difficoltà di informazione, inevitabili quando si risale ad epoche remote".