GianStefano Remondini - nella Nolana Ecclesiastica Istoria- pubblicata a Napoli intorno al 1750, ricorda anche lui una processione, nelle quali vengono portate " certe macchine che appellano Maj o Gigli ". Evidentemente il nome Maj, fa riferimento, a quello che i contadini dell'Agro di Nola, danno agli alberi di pioppo, dato che i Maj, venivano portati in processione, adornati di fiori ed altro. Questi alberi o Maj con il passar degli anni, vengono sempre più abbelliti, adornati, legati a dei bastoni e delle pertiche; combinando insieme scheletri e graticci di canne, infiorate con garofani, gigli, e fiori di ogni genere, rivestendoli di carta multicolore. Il peso, però, sempre crescente, impediva alle braccia di giocare liberamente, onde far ballare "il giglio", così si pensò di costruirli su delle comuni sedie, per poter adattare sotto delle piccole barre, e trasportarli sulle spalle.

Bozzetto di una litografia realizzata dal prof.Paolo Minieri - 1981
Il ritrovato delle sedie, giovò molto, sia perché diede origine all'attuale PIEDE, sia perché offriva una solida BASE, per potervi costruire sopra dei lunghi gigli.

Giglio posizionato in Piazza G. Bruno
Con l'andar del tempo, anche la sedia per la strettezza della base, si rese impotente a poter sostenere quei lunghi ammassi di legno, carichi di ornamenti; fu opportuno perciò costruire un piede più largo, sul modello della sedia (senza spalliera), formando in tal modo un piccolo bozzetto dell'attuale giglio. La sua altezza si tenne in un primo tempo, sui tre e quattro metri, non potendosi oltrepassare questa misura, senza incorrere nell'inconveniente, di non poter entrare nella Chiesa per farli benedire. Assicuratosi che un tale scheletro, poteva sostenere anche dei pesi maggiori, ne aumentarono l'altezza e si diedero a costruire pezzi di ornato che l'ingegno naturale dettava; si dovettero però far benedire questi GIGLI, sulla pubblica piazza, non potendo più entrare in Chiesa per la loro mole. La sostituzione dell'addobbo di fiori, con bassorilievi di cartapesta, avvenne agli inizi del 1800, poichè proprio alla metà del 1800, il Gregorovius, nelle sue "Passeggiate in Campania" edito nel 1853, nel descrivere la Festa dei Gigli di Nola, accenna già a decorazioni in cartapesta. Questi gigli che ormai superano i 16 metri, vengono adornati con specchietti, carta argentata, cartapesta, carta policroma ed altro, mentre nelle ossature in legno si ricavano nicchie, ove vengono collocati fanciulli e ragazze, in costume ricoperte di velo e mascherate, contornati da tralci, festoni, piante, bandierine ecc. Tali macchine hanno però una base più larga dell'attuale, e mancano della famosa BORDA (o asse centrale del Giglio), che comparirà molto più tardi (1887 circa), anni in cui si arriva alle attuali gigantesche Macchine di legno, che sono i gigli odierni ai quali bisogna aggiungere una simbolica "Barca", sulla quale con la sciabola perennemente sguainata, e minaccioso, si erge "Il Moro", chiamato dal popolino "O' Turco". Essa vuole ricordare il trionfale e festoso viaggio di ritorno, per mare, dall'Africa, del Vescovo Paolino, con la scorta dei soldati del Re Barbaro.
I Gigli sono costruzioni in legno dell'altezza di circa 25 metri, la cui ossatura è a forma di piramide a sesto acuto (od obelisco) con una base quadrangolare; constano generalmente di cinque "pezzi", rivestiti in cartapesta e stucchi (oggi viene usato sempre più del materiale sintetico), che vanno assottigliandosi man mano verso l'alto, che rappresentano un motivo, per lo più religioso, ma anche storico, politico, sportivo ecc.; termina in cima con una statua, il tutto tendente a fondersi, in modo da costituire un complesso omogeneo. I Gigli sono otto ed ognuno rappresenta una Corporazione di Arti e Mestieri, nell'ordine: ortolano, salumiere, bettoliere, panettiere, beccaio, calzolaio, fabbro, e sarto; più la Barca (che sfila dopo il quarto Giglio) e che rappresenta il ritorno di San Paolino.

Un giglio durante la tradizionale ballata in Piazza Duomo.
Statue: tutte le statue, i pezzi e le cime, che abitualmente rappresentano Santi, vengono modellati in creta (forme di gesso), lavorate con carta e colla (ricalcati), lavoro eseguito da specialisti, come d'altre parte ogni altra costruzione dello scheletro (in legno) del Giglio.

Una "fanfara" che suona.
Pezzi di Cartapesta: sono quanti i pezzi in legno (fissi) e si sovrappongono ad essi nel montaggio, fuoriescono lateralmente da un minimo di 10 ad massimo di 30 cm.; costruiti in cartapesta con armatura in listelli di legno leggero (abete o pioppo), con colla di farina, carta da stampa o giornali. I colori anche a colla, non vengono sbiaditi dall'eventuale inclemenza del tempo.

Una "paranza" che trasporta un giglio.