FORI DI NOLA ANTICA


I più importanti "Fori" dell'antica Nola erano: il Foro Boario, il Formario ed il Frumentario.

Il Foro Boario era il primo dei mercati di Nola e si estendeva "…larghissimo fuori del Portello, in cui si vendono vacche, pecore ed animali di ogni specie, e ciò si fa ogni otto giorni il mercoledì" (A. Leone), poiché il mercoledì era il giorno dedicato a Mercurio, Dio del commercio.

Il Foro Formario era il secondo mercato, l'emporio e la sua dogana: in esso si vendeva ogni genere di commestibile e di abbigliamento, all'ingrosso e non alla minuta. Tutte le merci venivano vendute (sempre il mercoledì) e venivano portate dai paesi vicini; faceva eccezione la farina, che era alienata il venerdì.

Il terzo era il Frumentario, che si svolgeva nella piazza antistante l'attuale Vescovado, che era chiamata Mercato; in esso si vendeva ogni genere di frutta e di legumi, nonché tutte le derrate alimentari che venivano trasportate con ceste e carri dalle campagne circostanti (principalmente da donne). Tale mercato, che nel XVI secolo si svolgeva in un'area molto più ristretta dell'attuale piazza Duomo, intorno ad una cisterna ubicata quasi al centro della piazza (eliminata con l'ampliamento della piazza negli anni 1930/35).

Sempre il Leone, descriveva un punto della piazza dove era collocata una gran base in marmo, sulla quale poggiava un blocco, anch'esso in marmo, a forma di trave, in cui erano scavate tutte le specie di misure pubbliche, dal vino a quelle delle nocciole, cereali, ecc. Queste servivano come prototipo atto al controllo delle misure generalmente fatte di metallo, vetro o creta, delle quali si servivano i commercianti nelle contrattazioni di mercato. Per meglio chiarire, queste misure venivano approvate, cioè dichiarate esatte, solo quando il Magistrato le aveva trovate "Pari" a quelle scavate nel blocco di marmo esposto al pubblico. D'altra parte anche negli scavi di Pompei venne alla luce una Tavola Ponderaria in travertino, contenente gli "archetipi delle misure di capacità" che servivano per il controllo, misure che erano di origine Sannitica. Il Leone aggiungeva che: "… dall'uno dei lati del blocco di marmo (innanzi descritto) pendeva una gran catena, alla cui estremità era legato un collare di ferro, qui gli eventuali colpevoli erano legati nudi a quel collare, esposti al ludibrio ed alle ingiurie del pubblico che si recava in piazza per il mercato, e questo luogo di pena venne chiamato Vergogna". Data l'ubicazione del collare, risulta evidente che la pena veniva comminata agli insolventi, e più che altro, ai venditori disonesti. Questa pena venne abolita nel 1546 dal Viceré di Napoli, Don Pedro di Toledo. Leonardo Avella, nel suo Nola Ipotesi I del 1988, scriveva che l'Agorà Nolana sorgeva su di una superficie di circa 10 mila metri quadri e continua: "… questa ipotesi è avvalorata da un affresco che attualmente si trova nelle antiche Basiliche di Cimitile dove è rappresentata la Città di Nola con le mura, la porta principale, ed al Centro, un grande porticato di forma rettangolare, la cui lunghezza è pari a quella della Porta suddetta. Ora, dopo un'attenta lettura dell'affresco, ho potuto rilevare come il grande porticato, non fosse altro che il Foro Principale, circondato da un grande colonnato".