(Famiglia)
I Fellecchia avevano la dimora nella via Santa Chiara, contigua all'omonimo Monastero del quale ne avevano cura i discendenti della stessa famiglia e, nello stesso tempo, provvedevano al sostentamento delle orfanelle. Possedevano, inoltre, un notevole fondo rustico, alle falde dei Monti di Avella, proprietà che raggiungevano Quadrelle e Mugnano, consistenti in abitazioni, campi coltivati, selve e montagne; molte di queste terre erano beni dotali di Maria Fellecchia, maritata a G. B. Albertini.
Di questa caritatevole Famiglia si distinguono:
Giovanni (il primo di cui si hanno notizie sicure), monaco di Montevergine eletto dalla stessa Congregazione; abate generale nel 1250, morì il 18 ottobre 1254
Giacomo, cavaliere di gran fama e rinomanza, fiorì nel XVI secolo. Fu padre di Andrea, illustre giureconsulto
Pompeo, padre Camaldolese, nel 1555 era Abate a Benevento; il più noto della famiglia, come benefattore, infatti, devolse tutti i suoi averi in beneficenza. Si ricorda la fondazione della Chiesa e del Convento dei Camaldoli di Nola, fatta eseguire per testamento dell'11 luglio 1601 da suo zio Giacomo che egli non poté compiere, poiché fu ucciso anzitempo, da mano sacrilega, nella località di Sant'Angelo di Scala (Avellino), per avidità di denaro (il 9/11/1601). La Chiesa del Vecchio Eremo dei Camaldoli portava una iscrizione che ricordava i meriti di Pompeo e la sua munificenza con la data: Anno Sacro 1662
Serafino, fratello di Pompeo, fu dottore in legge stimato in vita per la sua bontà, vestì l'Abito Camaldolese nello stesso Monastero costruito dal suo Avo. Serafino, alla morte di Pompeo, nel 1601, era priore dell'Eremo dell'Incoronata (nei Pressi di Benevento) e volle legare tutte le sue proprietà a favore dei Camaldolesi (come era nella volontà del fratello Pompeo, scomparso anzitempo)
Alessandro, cavaliere di chiara fama, molto venerato nelle lettere e nella poesia, visse quasi sempre a Napoli, ove morì nel 1650. Scrisse due opere: "Viaggio della Regina di Boemia ed Ungheria da Madrid fino a Napoli" del 1630 ed il "'Fido Alessio", favola pastorale edita a Napoli nel 1641
G. Battista, figlio di Alfonso e Margherita Giordano, fu sacerdote, dottore in Utroque Iure. Canonico Decano del Capitolo resse la Diocesi di Nola come Vicario Capitolare per ben 4 Volte. Morì ad 85 anni il 25/10/1704 e venne sepolto nel Duomo di Nola, nella tomba riservata ai Canonici. Un altro G. Battista, citato ripetutamente in un Documento del 1639 (L. Avella ) definito "Magnifico", era proprietario di terreni, dove furono erette cappelle rurali e chiesette votive, nelle quali i villici, nelle giornate festive, accorrevano per ascoltare la S. Messa. Ancora oggi sulle colline che sovrastano Casamarciano, Nola e San Paolo Belsito esistono ruderi di queste antiche costruzioni
Alfonso, deputato in Nola nel XVII secolo, sottoscrittore di un documento nel quale sono descritti i confini territoriali della Città di Nola, molto più ampi di quelli attuali e che si ridussero nei secoli con la creazione di comuni autonomi.