"La Contea Nolana"

Libera Associazione Culturale e di Volontariato  

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TRADIZIONI POPOLARI

IN QUESTA PAGINA

  • LE RADICI PROFONDE   
  •  PROGETTO PER LA RIQUALIFICAZIONE DELLA BARCA 

Le radici profonde  

Sempre più difficilmente ci capita di lasciare l’auto per andare a spasso per le campagne, per rilassarci e camminare un po’. Ci guardiamo intorno e proviamo un senso di disagio, avvertiamo la mancanza di qualcosa. E il “qualcosa” spesso appare all’improvviso: un vecchio albero che si staglia verso il cielo. Avvicinandoci vediamo le cicatrici della sua vita tormentata. Ci dicono che ha resistito a tutto: pioggia, vento, sole. A volte anche ai nemici più tremendi: le furie cieche e stupide degli uomini e del fuoco. Se l’albero potesse comunicare con noi, e a suo modo lo fa, ci direbbe che il segreto della sopravvivenza sta nelle radici. Radici profonde, che un giorno dopo l’altro, sono riuscite ad arrivare sino all’acqua chiara e dolce custodita da pietre antiche. Poi, se la stagione sarà favorevole, l’albero darà fiori e frutti.  

Ma, anche nelle annate peggiori, continuerà caparbiamente a vivere, grazie a queste risorse nascoste. Esiste certo una somiglianza tra noi della contea nolana, esternamente così rigidi e coriacei e i grandi alberi. Anche noi, come loro, viviamo grazie a radici antiche. Solo che le nostre sono immateriali, come raggi di luce, e vanno dal profondo della nostra anima a quelle dei padri e delle madri. Sono radici dai colori chiari e sgargianti come quelli dei nostri Gigli vestiti a festa. Colori antichi, o rifatti su quelli antichi, tramite tra noi e chi ci ha tramandato, come amore, questa eredità. Abbiamo sete di cose belle e di sicurezza, lo scintillio di questi colori di casa ci rassicurano come la luce di un faro durante un temporale per i marinai. E probabilmente, esiste un nesso logico tra l’attuale periodo di crisi e la ricerca e riscoperta della Festa dei Ceri Gigliati di Nola. Nei giorni di festa anche chi vive o lavora “fuori” ritorna. Vediamo persone di ogni età, spinte dalla devozione o dal desiderio di sentirsi integrate in un tessuto sociale che, nelle città, è ormai degradato. Per un giorno magico, anche le persone più gelidamente razionali tolgono la maschera. E rivediamo il volto della gente di un tempo perduto, o creduto tale. Il tempo sospeso tra fiaba e sogno, custodito nell’anima del bambino che continua a vivere in ognuno di noi. Così riscopriamo il senso del giorno di festa come momento d’interruzione della fatica quotidiana. Niente, infatti, potrebbe sottolinearlo meglio dei colori della festa, delle strade cosparse da mille foglietti colorati, delle facciate ricoperte di drappi ricamati.  

Secondo le antiche usanze, il Cero Gigliato è il tramite, l’anello di congiunzione tra la terra (uomo), e il cielo (divino), quindi chi partecipa a questi riti è “l’interfaccia” tra la comunità e la divinità. Mi piace vedere nella scoperta di questi rituali, un ‘affermazione di speranza in un futuro vivibile. Nonostante si vive in una società, tutto sommato bizzarra, che tutela giovani delinquenti, e trascura chi si è comportato sempre bene, scoraggiandolo. Per lungo tempo la parola “gioia” e “bellezza” sono state considerate in modo distorto. Partecipando alla festa si nota una bellezza non sempre con canoni classici, ma sempre ricoperta dalla luminosità della gioia. Vediamo anche rinascere, spontaneamente, la lingua di un popolo. Una lingua fatta non solo di parole, ma di tanti gesti e piccoli particolari, canti, musiche, gli spari per esorcizzare gli spiriti maligni, e tante altre cose. Nella festa, riprendiamo contatto con noi stessi, e torniamo indietro rinnovati, perché quest’acqua lava via anche certi nostri atteggiamenti autolesionisti. Chi di noi si è sentito solo, si accorge di non esserlo più. Abbiamo come compagni di strada, non solo i nostri coetanei che vediamo, ma anche i ricordi e le speranze di chi è vissuto prima di noi, o non vive più. Perché le radici profonde dei nostri figli siamo noi. Credo che perché una persona si realizzi armoniosamente, non debba essere voluta e amata solo dai suoi genitori. Ciascuno, in un certo senso è parente di una comunità intera. E vive anche grazie al sostegno, ed allo stimolo di tutti. Come gli alberi cresciuti sulla scarpata che si sostengono l’uno con l’altro. Ancorandosi alla terra con legni nodosi come le mani dei vecchi. Le radici della coscienza, intervengono anche con noi. A sorreggerci nei momenti di smarrimento, a fare contorno alla nostra gioia, e a schermare il dolore quando cadiamo. Mi auguro che questa mia riflessione venga condivisa da molti altri, così si riuscirà anche a tutelare il patrimonio che abbiamo, e che rischiamo di dilapidare come imbecilli. 

Antonio Napolitano

 

Progetto per la riqualificazione 

della Barca di San Paolino

Medioevo Nolano

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