La Contea Nolana"

Libera Associazione Culturale e di Volontariato  

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NOLA

 

Origini...Storia....Vicende

 Antonio Napolitano

Nola città antichissima, affonda le proprie radici in popolazioni italiche, come gli Osci ed i Sanniti, ricollegabili all’età del bronzo. I suoi abitanti erano dediti alla pastorizia, agricoltura, tessitura della lana e del lino.Recenti campagne di scavo effettuate dalla locale Soprintendenza Archeologica di Napoli e Caserta, stanno portando alla luce autentici pezzi di storia come: l’anfiteatro romano, ville suburbane  strade e zone tombali di notevole importanza storica.

 Tra i più importanti siti, rileviamo lo scavo effettuato nel 1995 presso San Paolo Belsito sulla collina della Vigna (Nola), dove sono stati portati alla luce resti umani datati tra il 1880 ed il 1680 a.C. collocabili nell’età del bronzo antico.

Il sito era infatti frequentato già nel corso del Bronzo antico da gente della facies detta di Palma Campania del nome della località dove avvenne il primo rinvenimento come è oramai ben noto, i siti pertinenti a tale facies hanno avuto la funesta avventura di essere stati ricoperti dai prodotti di un’eruzione pliniana del Somma – Vesuvio che, con le stesse modalità dell’eruzione del 79 d.C., che ha distrutto le città romane, li ha sigillati, permettendo così una loro perfetta conservazione, II millennio a.C.. Recenti campagne di scavo stanno portando alla luce in località Polveriera a Nola una vera e propria “Pompei” dell’età del Bronzo, un villaggio con capanne e suppellettili sigillati nel fango di tremila e settecento anni fa.  

Cippus Abellanum

Da ciò deduciamo che il territorio nolano era  già  abitato  ed   oggetto  di  attenzione da parte dell’uomo fin dagli albori della civiltà, quindi quando parliamo delle origini di Nola, non possiamo non tenere conto di tali testimonianze  accertate scientificamente.

Ma se in questa prima fase storica, riscontriamo la presenza dell’uomo sul nostro territorio, è in una seconda età VIII° - VII° secolo a.C. che possiamo indicativamente confermare le origini della formazione della prima polis,  confermata ed avvalorata dalle numerose testimonianze archeologiche come i ricchi e numerosi corredi funerari trovati nelle necropoli nolane.

Ed anche le successive fasi di sviluppo della città sono ben documentate, confermate dalle ricerche della locale Soprintendenza Archeologica, testimonianze storiche raccolte, conservate e rese fruibili nel Museo Archeologico di Nola.

La città, si colloca nella piana delimitata a Nord dai monti Fellino, Veccio e Maio, che a loro volta si innestano nel sistema dei monti di Avella, discendendo poi verso Ovest con le colline di Visciano, dei Camaldoli e di Cicala, a Sud dal sistema vulcanico del Monte Somma e Vesuvio, mentre ad Ovest la zona pianeggiante prosegue incuneandosi nel territorio di Caserta verso Capua.

Nola dunque è posizionata nella piana alle spalle del Vesuvio, celebre fin dall’antichità tanto da ispirare il sommo poeta Virgilio nelle Georgiche, definita dai romani CAMPANIA FELIX, ricca di acqua e solcata da corsi d’acqua come il Clanis, capace di produrre, secondo gli agronomi del tempo, fino a tre raccolti di messi di farro e di miglio in un anno, legumi, fiori per l’industria profumiera, canapa, adatta alla coltivazione della vite e dell’ulivo, e in alcune aree paludose all’allevamento dei cavalli ( famosi erano i “Campani sonipedes” gli scalpitanti destrieri della cavalleria campana).

Ma felice era la posizione della città, punto di confluenza di strade che conducevano a  N-E  verso il territorio dei Caudini, a  S –E  verso quello degli Irpini attraverso il Vallo di Lauro, a  S – O  verso la costa attraverso la valle del Sarno con percorsi collinari, di montagna, e secondo alcuni storici anche fluviale visto che un ramo del fiume Sarno arrivava fin sotto le mura della città, a Ovest verso Napoli e Capua attraverso la pianura.  

Coppi in terracotta raffigurante la Gorgone V sec. a. C.

Nel corso dei secoli VII e VI le potenze greche ed etrusche che si erano stanziate sul territorio Campano fin dall’VIII – IX sec. a.C. quali, pur tra frequenti conflitti tenevano stretti rapporti e scambi commerciali tra loro e con i paesi di origine, ebbero un grande sviluppo. Cuma con i Greci, estese il suo dominio su tutto il golfo di Napoli, mentre Capua  con gli Etruschi assunse in breve tempo l’aspetto di una città, puntando al controllo della fertile pianura Campana. Fu probabilmente allora che si ebbe la trasformazione degli sparsi villaggi della pianura siti in posizione strategica dal punto di vista commerciale, abitati dagli Osci e dagli Opici, in veri agglomerati urbani. Nola infatti sembra formarsi come centro verso il VII secolo, a questo periodo risalgono i più antichi oggetti ritrovati nelle necropoli, che rivela una stretta attinenza con quello coevo recuperato a Capua, con una forte influenza etrusca, e grazie all’incontro di queste due correnti commerciali e culturali Nola diventa l’epicentro commerciale che da Nord, dall’Etruria, andava verso Sud via Capua, e da Ovest verso Est, dalla costa dominata dalla greca Cuma verso le zone interne dell’Irpinia, e che fu, insieme alla feracità del suolo, uno dei fattori dello sviluppo della città. 

   

Pitture parietali della tomba detta del guerriero da Nola IV sec. a.C.

I secoli VI e V segnano per Nola il momento di massimo splendore, la città non sembrò avvertire scosse dalla decadenza del dominio etrusco, ma si aprì sempre di più all’influenza ed al commercio greco e subì forse un processo di completa ellenizzazione, tanto che alcune fonti antiche ( Giustino, Silio Italico) riconducono le origini della città ai Calcidesi.

La fondazione intorno al 470 a.C. a suggello del predominio greco, da parte dei Cumani con l’apporto dei Siracusani e degli Ateniesi, della città di Neapolis, sita a breve distanza da Nola, creò dei legami non solo commerciali e politici, ma anche culturali tra i due centri, come attestato dal gran numero di vasi attici prodotti ad Atene, città che in quel tempo dominava i commerci nel Mediterraneo, ritrovati nelle necropoli di Nola e importati tramite Napoli.

Accanto agli Etruschi ed ai Greci, che esercitarono all’inizio uno schiacciante predominio economico e culturale, coesisteva in Campania, relegato nelle campagne ed in posizione subordinata, l’elemento indigeno dell’antico ceppo opico – osco, queste comunità, infoltite da infiltrazioni di popolazioni sannitiche provenienti dalle vicine montagne, stimolate dalle culture più avanzate degli Etruschi e dei Greci, con le quali per lo più si integrarono, iniziarono in lento processo di aggregazione politica e culturale che culminò, come riporta lo storico Diodoro Siculo, nella formazione del “popoli dei Campani” nel 438/437 a.C.

Nola città di Guerrieri  

Pittura parietale tomba nolana IV - V sec.a.C.

Si formò così una classe dirigente, profondamente ellenizzata e con ideali guerrieri rivolti alla conservazione e continuità della famiglia e della gens, che si mise a capo di tale movimento. La pressione e l'influenza esercitata da tali popolazioni aumentarono sempre più , fino a scardinare il potere detenuto dalle classi dirigenti etrusche e greche ormai in crisi nel 423 a.C. fu occupata Capua, due anni dopo Cuma, la stessa Napoli, pur mantenendo il suo carattere di città greca, subì un pesante assoggettamento politico, e nel giro di pochi decenni i Sanniti - Campani giunsero a controllare in forma più o meno diretta l'intera Campania. Fu occupato anche il territorio di Nola, anzi, secondo alcuni studiosi, è probabile che proprio allora la città, forse detta Hyria, prese il nome di "Nov(e)la", ovvero "città nuova". In merito è significativo che nei primi decenni del IV secolo nascano monetazione di Nola e della non identificata città di Hyria, le quali dimostrano una completa dipendenza formale e tipologica da quella di Neapolis, e che in alcuni conii presentano una totale identità di tipi, salvo ovviamente che nella leggenda. Dalla fusione tra vincitori e vinti si formò una nuova realtà culturale e sociale: l'influsso delle strutture organizzative delle precedenti civiltà fece si che le forme tribali e cantonali dei Campani - Sanniti si trasformassero in insediamenti urbani ed in strutture federali, con una maggiore interazione tra città e territorio. Nola in questo periodo ebbe una costituzione non dissimile da quella di altre città vicine come Pompei, ma con alcune caratteristiche non si ritrova ad es. la carica del "Meddix Tuticus", ma al suo posto, al vertice dell'amministrazione, vi erano due "Meddis Degetasios", magistratura fino ad ora attestata solo a Nola. Ben presto però le città campane cominciarono a temere una possibile discesa dalle montagne di altre popolazioni sannitiche, pur appartenenti allo stesso loro ethnos: ciò naturalmente avrebbe comportato una serie di rivolgimenti tra le classi dirigenti di proprietari terrieri costituitesi, considerato che tali popolazioni montanare erano povere e con una economia prevalentemente pastorizia. Nacquero così le Confederazioni Campana, Nolana e Nucerina, con il compito di contrastare la discesa dei Sanniti stanziati sugli Appennini. La federazione Nolana era formata da Nola e Abella, ma poteva contare sull'appoggio dei Napoletani e sul porto di Pompei, in tale realtà attratta dalle risorse agricole e commerciali della Campania, si inserì Roma, che riuscì a perseguire i propri interessi sfruttando abilmente i contrasti frequenti nella regione, le tensioni tra le classi dirigenti cittadine e la campagna arretrata e ostile, tra la ricca pianura ed il retroterra montano, in cui le tribù sannitiche si organizzavano per la conquista dei centri della pianura e della costa.

Nola e Roma  

         

Statue funerarie sistemate nell'atrio del palazzo Comunale

La conquista della regione da parte dei romani fu portata avanti in maniera inarrestabile, talvolta con la guerra aperta contro le popolazioni locali, talvolta stabilendo con esse alleanze; fondamentale in particolare fu l'appoggio dato alle oligarchie locali che, aggregate agli interessi di Roma, resero possibile, nonostante le alterne vicende della guerra annibalica e della guerra sociale, la completa romanizzazione della Campania.

  

             cippo funerario ed Honfalos con raffigurazioni di teste taurine e festoni                                          

La città di Nola all’inizio si oppose decisamente a Roma: a parte l’appoggio che nel 328 a.C. diede a Napoli inviando un corpo ausiliario di 2000 uomini contro i Romani, nel 312 a. C. , durante la seconda guerra sannitica, la città, che costituiva una delle poche piazzaforti sannitiche che ancora resistevano, fu assediata dai Romani, comandati dal dittatore Caio Petelio (o Quinto Fabio secondo altre fonti), i suoi sobborghi furono incendiati e fu costretta ad arrendersi al nemico. Divenuta alleata di Roma conservando la propria sovranità e la propria costituzione, Nola restò fedele a Roma anche durante la seconda guerra punica: un tentativo di defezione organizzato dal partito popolare per promuovere l’alleanza con Annibale, fu sventato per l’intervento del pretore Claudio Marcello che, chiamato dal Senato nolano composto da aristocratici filoromani, pose fine al tentativo di insurrezione, facendo giustiziare i capi del partito popolare; Annibale fu respinto e Nola diventò una delle basi operative dell’esercito romano, da allora Nola scompare dal quadro delle grandi vicende politiche, entrando di fatto a far parte del dominio romano.

La città da ricco centro commerciale si trasformò nel II secolo a.C. , a causa dello spostamento delle correnti di traffico verso altre zone, in un piccolo centro agricolo. Le fonti ricordano la contesa sui confini sorta allora con Napoli e l’oltraggiosa risposta che Quinto Fabio Labeone, nominato arbitro, pronunciò, dicendo che la zona contesa apparteneva a Roma e non alle due città.

Un’altra contesa sorse con la vicino Abella  circa l’usufrutto dei terreni circostanti il tempio di Ercole, posto al limite tra le due zone di influenza, fu invece risolta con un accordo privato, come attesta l’iscrizione in lingua osca posta sul famoso “Cippo Abellano”, conservato oggi nel Museo Archeologico di Nola.  

 

Nel 73 a.C. fu saccheggiata dall’esercito di schiavi e gladiatori di Spartaco, la città non si riprese da questo disastro, al posto della “Res publica Nolarum” sorse una colonia romana, la “Colonia Felix Augusta Nola”, formata da veterani di Silla, i cui abitanti ebbero la cittadinanza romana e furono iscritti alla tribù Falerna.

L’antico centro era oramai una tranquilla cittadina di provincia, lontana dai grandi traffici commerciali, ricordata da Cicerone per la bellezza e la feracità della sua campagna.

La città continuò ad essere un tranquillo piccolo centro di provincia ed in questo periodo si configurò urbanisticamente con una serie di edifici pubblici, i cui resti pervenutici, costituiscono le più cospicue testimonianze dell’antica Nola.

La deduzione di colonie al tempo di Silla, di Augusto, di Vespasiano e forse di Nerva, diede un assetto al territorio, tanto da indurre alcuni studiosi a riconoscere nel territorio nolano, che si estendeva probabilmente fino agli attuali confini comunali, comprendendo anche San Paolo Belsito, diversi sistemi di centuriazione, uno a Nord intorno a Cimitile, Camposano, Cicciano, un'altro a Scisciano, Saviano, Somma Vesuviana, riferibili alle diverse deduzioni coloniarie.

La città, anche se cinta da mura, era aperta nella campagna; sulla base della descrizione di Livio  dell’assedio della città nel 312 a.C. si può supporre che il centro sannitico avesse al di fuori della cinta muraria un gran numero di fattorie; e d’altronde da epigrafi del periodo romano si riscontra l’esistenza di “pagi” nel territorio nolano (Pagus Agrifanus, Capriculanus, Lanita, Myttianus, Apollinaris).

Anche se i dati a disposizione sono molto scarsi, sulla base delle fonti antiche, di iscrizioni, dei risultati di scavi e di alcuni ritrovamenti, si può tentare di ricostruire l’estensione della città e l’ubicazione di alcuni monumenti.

La città era divisa in “regiones”, come attestato da due epigrafi che ricordano la Regio Iovia e la Regio Romana.

Doveva avere probabilmente un impianto regolare, alterato poi dalle sovrapposizioni e stratificazioni di epoche posteriori. La cinta muraria si estendeva presumibilmente a Nord a partire da via T. Vitale (alla confluenza di questa strada con le vie Morelli e Ciccone sarebbe ubicata una porta), e proseguiva verso Ovest fino alla c.d. “Muraglia”, una poderosa struttura in opera quasi reticolata , cui si appoggia il lato settentrionale dell’anfiteatro, conservata per più di 100 metri e che costituisce l’unico tratto di fortificazione di epoca repubblicana conservato; sul lato Ovest il limite della città è segnato dalla presenza delle Torricelle, due monumenti funerari della metà del I secolo a.C. , costituiti da un corpo cilindrico o troncoconico, poggianti su un podio circolare o poligonale, mentre a Sud la città si estendeva fino a via Feudo dove nel 1987 furono ritrovati i resti di una porta urbica; ad Est infine la città forse si estendeva fino a via Principessa Margherita  e al parco delle Rosa.

Scavi recenti hanno permesso di dare inizio al recupero di due dei più importanti edifici pubblici della città: l’anfiteatro romano, risalente alla prima età imperiale, ricordato da alcune iscrizioni graffite di Pompei, realizzato in parte contro terra e con il lato settentrionale poggiante sulle mura della città, con l’asse maggiore di m. 160 e quello minore di m.120, in opera reticolata, con rivestimento esterno in pannelli di stucco imitanti ortostati di marmo, ed il teatro, altro celebre monumento di Nola romana, che emergeva ancora in epoca rinascimentale col nome di anfiteatro marmoreo, i cui blocchi calcari di rivestimento furono utilizzati per la costruzione di Palazzo Orsini a Nola e di Palazzo Carafa a Napoli, ed i cui resti in opera laterizia con svecchiature di reticolato, relativi alla cavea ed alla frons scena, sono di recente tornati alla luce in località Castelrotto.

Allo stato attuale delle conoscenze non si può con certezza definire se il foro della città fosse localizzato nell’attuale piazza del Duomo e se la Cattedrale fosse il Capitolium (i resti di un pavimento a mosaico erano visibili nel XVI secolo nella cripta) e se un tempio dedicato ad Augusto sorgesse nei pressi della Villa Comunale.  

Da un’iscrizione ritrovata nell’area della Vetreria Masullo vicino all’anfiteatro e conservata nel cortile del Municipio, sappiamo inoltre che l’imperatore Tito nell’80/81 d.C. ricostruì un tempietto tetrastilo dedicato al Genius Coloniae, danneggiato dal terremoto del 79 d.C..

Numerosi altri resti di edifici dell’antica città, spesso non identificabili nelle loro funzioni, sono presenti infine in alcune zone della città, ad es. sotto il vecchio Foro Boario, sotto la chiesa di S. Francesco e l’ufficio del Registro (edificio termale), sotto il palazzo Pagano , nel palazzo Mazzeo, in quello Della Gala, nel cortile di Palazzo Orsini, mentre un po’ dappertutto per la città negli edifici sono inseriti epigrafi, resti architettonici e sculture: di particolare interesse quelli che ornano il basamento di Palazzo Covone e del Campanile del Duomo, relativi alla decorazione di un monumento funerario di età repubblicana.

Le eruzioni del Vesuvio e le scorrerie dei Goti e dei Vandali nel periodo tardo – antico determinarono da parte della popolazione già notevolmente ridotta l’abbandono del centro a favore delle vicine colline ed il seppellimento della città.  

In una successiva fase di ricostruzione il centro medioevale si sovrappose solo in parte all’insediamento antico, che era più ampio e si sviluppava più ad ovest ed a sud di quello attuale.

Quando, dopo le raffiche devastatrici segnate dal passaggio dei goti, dei vandali, dei saraceni, degli ungheri, tornò la calma, e la città, sotto i suoi principi e i suoi conti, ridivenne bella nella turrita cerchia delle sue mura, e fiorì di palazzi maestosi, di marmoree tombe, di chiese, di conventi, d’opere d’arte.  

Cortile Palazzo Comunale

Nel bel cortile del Palazzo Comunale di Nola, si ergono maestose su piedistalli, avvolte nei loro manti calcarei le statue funerarie che danno lustro e decoro alla città di Nola, ricordano ai posteri il passato, ricco di storia e cultura. Furono sistemate negli anni ’30 con i lavori di allargamento della piazza antistante.

Le statue erano sistemate ai quattro angoli della piazza denominate scherzosamente dal popolo, “e ‘ quatt’e rà chiazza!” (i quattro della piazza), in età romana, facevano parte di stele funerarie poste sulle strade di ingresso alla città di Nola e raffiguravano Edili o magistres . Pregevole è l’Honpalos  detto anche l’ombelico del mondo, con  raffigurazioni  di teste taurine e festoni.

 

NOLA MEDIOEVALE

l'Arce Nolana fine '800 prima della distruzione

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