“Le Origini della Festa dei Gigli”.
Relazione
Convegno 24 Aprile 2004 Barra (NA)
Antonio Napolitano Presidente Associazione Culturale e di Volontariato
“La Contea Nolana”

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“E’assai umiliante vivere nel paese dove si è nati e ignorarne le origini e la storia”. Con queste parole, Pasquale Giglio inizia la prefazione di un libello sulle origini e storia di Barra ricordi, ricerche, giudizi esposti da Nicola Lapegna intorno agli anni ’30.Premesso che, i paesi che hanno la fortuna di ospitare dentro le proprie mura, la monumentale Festa dei Gigli, hanno il sacrosanto diritto e dovere di assicurare: l’identificazione, la protezione, la conservazione e la trasmissione alle generazioni future dell’immenso patrimonio culturale e popolare ad essa collegato.Essi devono anche tener presente che la festa popolare, soprattutto quando si radica nella tradizione della comunità locale, può ben considerarsi come un “momento creativo” che, con il suo folclore, i suoi colori, il suo calore, la sua freschezza ed originalità, permette al protagonista di innalzarsi al di sopra della banalità della quotidianità. Ed ecco, allora, che tra tutte le possibili realtà umane la festa è un elemento culturale con una propria identità e, pertanto essa è distinguibile con sicurezza da ogni altra esperienza. Pertanto ogni festa ha una sua storia, un suo percorso, dei suoi personaggi e dei rituali ad essa inesorabilmente collegati.D’altro canto, le feste popolari come la Festa dei Gigli di tipo tradizionale, hanno anche un loro valore storico, in esse quasi sempre si riscontrano tradizioni, immagini, simboli arcaici, alcuni dei quali, come è stato rilevato da diversi studiosi, sono rimasti allo stato di “sopravvivenza” anche nelle società più industrializzate.Le feste popolari vanno considerate come parte integrante del patrimonio culturale delle comunità che le organizzano, soprattutto quando le stesse feste, rinnovandosi da lungo tempo, possono farsi rientrare fra le “tradizioni” di quelle comunità locali. In questo caso, la festa assume tutti i caratteri specifici degli elementi culturali oggetto di studio delle discipline etno – antropologiche. In quanto tali, le diverse e numerose feste popolari che si organizzano nel nostro Paese possono a buon diritto farsi rientrare tra quei beni che – come recita “ l’articolo 1, comma 2, lettera a) della legge 19 aprile 1990, n. 84,” costituiscono una rilevante testimonianza della storia, della civiltà e della cultura di un popolo. Bisogna però riconoscere che, negli ultimi tempi, la “testimonianza della storia, della civiltà e della cultura” offerta dalle feste tradizionali e più specifiche quelle legate alla nostra Festa dei Gigli, tende sempre più ad appannarsi. Invero, la festa sta purtroppo diventando sempre meno festa di popolo in quanto viene sempre più gestita dagli stessi personaggi della quotidianità, ciascuno dei quali, pretendendo di far prevalere la propria prospettiva essenzialmente economicistica, finisce per vanificare il carattere culturale di fondo della festa stessa manomettendola e alterandola irrimediabilmente. In altre parole, è in atto il tentativo di inserirsi nelle feste popolari tradizionali per organizzarle “ a fini di…”, “in vista di…”, “in funzione di…” con conseguente mercificazione delle stesse che, gradualmente, finiscono per perdere le loro radici culturali, svuotandosi sempre più del loro significato originario ed originale. Da qui l’esigenza di tutelare e valorizzare le feste tradizionali come quella di Nola, di Barra, di Brusciano, di Casavatore, Villaricca ecc. Ricordiamo che vanno considerate feste tradizionali le manifestazioni popolari organizzate almeno dall’anno 1900. Detto ciò, inoltriamoci ora nel vivo del tema non facile, di questo convegno “le origini della Festa dei Gigli”. Mi trovo qui per difendere, se vogliamo, i colori della mia Città che è Nola, visto che ogni qual volta si parla di Gigli e delle origini della festa diventa inevitabile per qualsiasi studioso riferirsi all’Antica città di Nola, malgrado ciò, e qui mi riferisco a quei cittadini, studiosi ed appassionati della festa dei Gigli in generale, che inevitabilmente cercano, in vari modi ed a volte anche con argomentazioni a dir poco fantasiose, infarcite di “ma” o “si dice”, di congetture e supposizioni, fuorviati il più delle volte da pregiudizi campanilistici al fine di tirare la coperta dalla propria parte, nel tentativo maldestro di appropriarsi di ciò che la storia ha definitivamente decretato e cioè che Nola è la Città che ha dato origine e lustro alla monumentale festa dei Gigli, la storia è storia e non si può certamente cancellare.Naturalmente tutto ciò fino a prova contraria, visto che la storia non si fa con i se o con i ma, ma con i documenti siano essi archeologici, epigrafici, cartacei, ecc. Noi tenteremo di elencare le testimonianze certe, sicure, avallate da documenti inconfutabili, testimonianze del tempo passato lasciateci da studiosi, viaggiatori, e riscontrate attraverso la ricerca e lo studio appunto dei documenti. Una manifestazione di così grande valore storico – artistico, come la “Festa dei Gigli”, non dialoga solo col passato, con le generazioni che ci hanno preceduto, ma vuole farci vivere il presente, vuole essere un invito alla memoria di rivedere quelle esperienze di coralità, parlando a tutti di significati e di valori umani e cristiani; per far ciò, occorre evitare manomissioni e maldestri tentativi di alterare la verità inconfutabile. Per questo il mio invito è quello della ricerca seria ed approfondita, se vogliamo rendere un servizio alle nostre comunità. La ricerca è difficile, è faticosa per la frammentarietà e la complessità delle testimonianze ed anche per la diffidenza di coloro che posseggono tali piccoli “depositi culturali” come un libro, un’immagine, una testimonianza certa. “L’immortalità della cultura, affermazione tanto nobile quanto astratta, trova riscontri concreti ogni qualvolta un documento, un libro torna a rivivere dopo essere stato dimenticato per secoli”. Pertanto sarebbe quantomeno opportuno recuperare tutto ciò che iconograficamente appartiene alle nostre feste, non a caso insieme alla mia Associazione dal 1997 abbiamo dato vita ad un “Centro di Documentazione Visiva sulla Tradizionale Festa dei Gigli”, ovvero abbiamo e stiamo raccogliendo tutt’ora, tutto ciò che fa parte della memoria storica della Festa per essere messa a disposizione di studenti, studiosi ed appassionati della stessa. |
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Nola - Gigli in piazza Duomo fine '800
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Il 2003 ci ha visti protagonisti di un Giglio quello appartenente alla Corporazione dei Calzolai di Nola. Ebbene fin dall’inizio abbiamo dato ampio spazio alla ricerca ed alla cultura, attraverso tre momenti culturali con il coinvolgimento del prof. Filippo Monaco già professore di storia antica all’università La Sapienza di Roma il quale ci ha deliziati con nuove ed entusiastiche testimonianze storiche legate alla figura di San Paolino di Nola, la Festa dei Gigli e le Macchine da Festa, conferenze raccolte negli atti da noi pubblicate. Con la ricerca del prof. Monaco possiamo dire di aver spostato la lancetta del tempo di altri duecento anni a ritroso.Le testimonianze più antiche accreditate alla festa dei Gigli risalivano al 1514 riferite dal medico, filosofo scrittore e cartografo nolano Ambrogio Leone. Con la ricerca del prof. Monaco si è arrivati alla scoperta di una “relatio” del 1323 composta da “quattro folia (I-IV-VII-VIII), conservati presso una nobilissima famiglia, di cui si è voluto mantenere il riserbo. |

Nola Medioevale 1514 tratta dal "De Nola Patria" di A. Leone
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Nel primo si fa menzione di una “convocatio” per il giorno 7 Maggio 1323 da parte del “Quaesitor” (Giudice Inquisitore) entro il termine di giorni 15 del “fabricator lignea Gabriel compages lilii machina”(il costruttore dell’impalcatura Gabriele per la macchina del giglio)per “violatio scientia de ingeniis”(per aver applicato alla macchina) “religioses” (oggetti ritenuti sacri). La sentenza di condanna pronunciata in Nola il 23 Maggio 1323 colpisce Gabriele ed altre persone sia laiche che ecclesiastiche. Nel secondo (quarto) è detto che la macchina deve essere rivestita di “linteum” (drappi di lino) con “auro effigei intertaxtae” (intessuti di figure in oro). I drappi servono a nascondere gli uomini che guidano e “propellent” (spingono innanzi) la macchina con i “cantus sinphoniae” (quelli che suonano). (I drappi saranno un po’ più spessi di quelli che usiamo normalmente e lunghi quanto riterrà giusto il costruttore. Questi drappi si appendono per mezzo di anelli, come si fa per le tende). Nel terzo e nel quarto (settimo ed ottavo) viene descritta la macchina. “Si faccia dapprima quattro ruote alte tre braccia, queste quattro ruote si fissano a due assili (lunghi) in base alla larghezza ed estensione della strada, affinché (il carro) possa passare senza ostacoli e quando il carro… Dopo queste ruote …due ruote si uniranno …girando le ruote con la manovella esse girano il carro…Perché il carro vada diritto lungo la strada e possa girare quando è necessario uno o due uomini tengono il timone”. Questa “relatio”è un esempio dell’ingegnosità di un artista nolano che costruì una “macchina per la festività di San Paolino” ed è soprattutto la conferma che la festa dei Gigli nel basso Medio Evo si effettuava su di una “macchina” spinta e guidata da uomini. |

La Macchina del 1323 stampa d'epoca
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Noi sappiamo che in un manoscritto, che si conserva nella Biblioteca Nazionale di Parigi (fr.18437 fol.2) è descritta la costruzione di una macchina simile e vi sono tracciate le linee essenziali. E questo, per adesso in assoluto, il più antico documento, che attesta la presenza a Nola di una macchina chiamata “lilii machina” (macchina del Giglio) realizzata per onorare la figura di San Paolino di Nola. Successivo a questo, nell’archivio di Stato di Napoli nei Registri Angioini fol. 206 si attesta da un diploma del 1423, che il nobile Felice Fellecchia di Nola viene nominato: “MAGISTER NUNDINARUM QUE FIUNT IN PREDICTA CIVITATE, ELECTUS PER NOLANUM PALATINUM COMITEUR IN FESTA S. PAULINI”. “Pel tempo della Fiera che si celebrava nella festa di San Paolino 22 giugno, e che durava otto giorno. Durante i quali, tutte le altre giurisdizioni restavano sospese, v’era un giudice speciale, il Maestro della Fiera (Magister Nundinarum) eletto dai conti feudatari tra i primi cittadini, a differenza di altre università, nelle quali era nominato direttamente dal popolo”. |
Nola - Corteo Storico organizzato dall'Associazione FAG per Nola
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Altra figura nobile a cui è legata la Festa dei Gigli a Nola è Giovanna III d’Aragona, già regina di Napoli, fino al 25 Gennaio 1494. Giovanna, donna bellissima, aveva sposato Fernando II d’Aragona, re di Napoli, il quale, per voler dirigere personalmente le operazioni d’assedio intorno alla città di Capua, si ammalò, tanto che nel 1496, a soli 29 anni, morì. Fernando trasmise il regno allo zio Federico II che, osteggiato sia dai francesi che dagli spagnoli, cedette ogni diritto a Ferdinando III il Cattolico; in tal maniera cessava la monarchia indipendente del regno di Napoli e s’insediava quel vice-reame di Spagna, che, per due secoli, pesò sui nostri destini. Giovanna, col cuore sanguinante, non volle più saperne del mondo e si ritirò a Somma Vesuviana nel palazzo Starza. Giovanna aveva tanta fede in San Paolino, ed era contentissima quando “coinobii inquilini” (i fratelli laici) nolani le raccontavano i vari episodi della vita e le gesta di San Paolino, nonché della festosa accoglienza organizzata per il suo ritorno a Nola. In un’incontro avuto con il nuovo vescovo di Nola, Gianfrancesco Bruno (1505 E 1549) ella, espresse il desiderio di voler dare il massimo sostegno affinché “omnia Paulini” fosse raccolto e trascritto da un comitato di studiosi. Nel 1508, il Papa Giulio II (Giovanni della Rovere), che ispirò tutto il suo regno ad affermare la grandezza della Chiesa in ogni sua espressione o manifestazione, ricevette una delegazione di Nolani, inviati dal vescovo Bruno, composta da Mastrillo Giovanni Tommaso, dal Conte Enrico Orsini , ed altri, “ li quali pur avendo come obiettivo il recupero e la conservazione di reliquie, cimeli”, chiedono di effettuare ricerche sulla religiosità popolare nolana. |
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Nola - Chiesa di S. Biagio sepolcro di Raimondo Orsini (pariticolare) dello Stemma.
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Il Papa Giulio II dà il suo assenso. Essi s’impegnano che tale prima significativa rifioritura della religiosità popolare deve partire dalla salvaguardia di quel patrimonio religioso – culturale che a Nola si tramanda da tanti e tanti anni e che mai nessuno si era degnato di raccogliere, ordinare e trascrivere per i posteri. Ciò avveniva ben cinquecento anni fa! Al loro ritorno a Nola si adoperarono che tale iniziativa avesse buon esito e che l’anno dopo, cioè il 1509 nel mese di Giugno, si realizzasse quanto era nei voti e nei desideri di tutti. Si organizza un comitato di ricerche e di studi con il fine di trascrivere tutto ciò che era di conoscenza dei cittadini del nolano. Grazie al fervore acceso dalla Regina Giovanna, intorno alla figura di San Paolino e la sua Festa, il nobile studioso Ambrogio Leone spinto da tanto calore, diete il via per la realizzazione del suo prezioso “De Nola Patria” giunto fortunosamente fino ai nostri giorni. Vengono interrogati uomini e donne e le notizie raccolte e trascritte vengono depositate nel “Convento di San Michele Arcangelo” dei Padri Conventuali (oggi Sant’ Angelo in Palco), edificato da Raimondo Orsini conte di Nola e principe di San Severo verso il 1436. Tanti ricordano che i loro nonni raccontavano come le varie categorie di artigiani si riunivano in una Cappella del Convento di San Michele Arcangelo, dedicata a San Paolino, “in onore del quale ogni anno facean una luminaria di septem ceri contornati da gigli che accesi portavano in processione”.“Queste ed altre notizie ancora, sono tratte da un ANONIMO Commentarius Antiquitatis Nolani folio XXX Manoscritto - Anno 1662 f.1 Archivio Congregazione Somasca”. Tutto fu conservato nel Convento di San Michele Arcangelo, ma il terremoto del 1631 lo fece in gran parte crollare distruggendo tutto il prezioso materiale cartaceo che ivi era raccolto. Oggi anche la leggenda è stata dimenticata. Tante ricerche ,tante notizie perdute, pochissime quelle recuperate, ma disperse in vari luoghi. |

Nola - epigrafe che ricorda il terremoto del 1631, S. Angelo in Palco.
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Nel 1737 la curia nolana, che andava in cerca di ogni pretesto per allontanare i Frati di Sant’Angelo dal Collegio delle Rocchettine di Nola, con il pretesto che i Frati avevano venduto “materiationes” (travature di legno) a fabbricatori di Gigli, con un discutibile diritto, dichiaravano i Frati incorsi nella scomunica, per non aver ottemperato alle loro disposizioni di non “dare, vendere legname ai costruttori di Gigli”. Ma ben presto dovettero rimangiarsi l’ingiusta e imprudente dichiarazione. Il Vescovo Trojano Caracciolo del Sole, che prese possesso della Diocesi di Nola il 19 Giugno 1738, dette inizio ad una serie di “claricationes”. Alla fine con sentenza della S. Congregazione datata 20 Aprile 1742 i Frati ebbero “aequum et bonum” (ragione e giustizia), pertanto, continuarono la loro opera presso il Collegio delle Rocchettine di Nola ed a fornire legname per la costruzione dei Gigli. |

Trojano Caracciolo del Sole
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Del Vescovo Trojano Caracciolo del Sole, è da ricordare l’opera del 1734, utilizzando un lascito del suo predecessore Francesco Maria Carafa e integrando la somma con un contributo dei canonici della Cattedrale, affidò all’argentiere De Blasio il compito di costruire il busto d’argento di S. Paolino di Nola che ogni anno sfila per le strade cittadine nel giorno solenne della sua festa benedicendo i “ceri gigliati di Nola”. |

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Con l’avvento della Repubblica Partenopea, con il decennio francese a Napoli, poco o niente sappiamo: E’ certo che tra il 1850 ed il 1859 fu un periodo abbastanza buono per la curia di Nola e per i cittadini nolani, infatti la Festa dei Gigli del 1852 ebbe tra gli spettatori Gregorovius. Nel 1860 il Palazzo Vescovile fu occupato dai Garibaldini e dai Piemontesi, la cattedrale fu distrutta da un incendio (certamente doloso), l’Archivio vescovile scompaginato. Con certezza possiamo affermare che nell’anno 1864 alla Festa dei Gigli fu presente lo storico Teodoro Mommsen in compagnia dell’epigrafista Stellato. Il resto è storia recente. In conclusione si può affermare che la “Festa dei Gigli” raggiunse sin dal medioevo la meta evocata attraverso l’immagine della Fede, cioè del Simbolo che altro non era che l’immagine che accompagna il loro “Eroe” al quale Dio aveva dato la vittoria del ritorno. Non c’è altra via che porta alla conoscenza se non la ricerca, essa è l’apertura verso un tesoro prezioso: il sapere. La ricerca è una fonte dalla quale dobbiamo attingere la cultura del passato che apre la via all’interpretazione del perché della “Festa dei Gigli”. In tutte le festività più significative e gioiose dell’antichità i “Simboli” erano il meraviglioso afflato dell’alleanza dell’uomo con il Santo Patrono, ed attraverso il Santo Patrono con Dio. Ricordando San Paolino i nostri antenati si sforzarono a non cercare fuori, ma nei loro campi il “Simbolo” della loro alleanza: il Giglio, il fiore coltivato da S. Paolino durante la sua prigionia in Calabria e ricoltivato qui a Nola per indicare la bellezza, il candore e soprattutto la purezza della vita e dei costumi. “Candito giglio sei la castità” è una espressione attribuita a S. Paolino ma fatta propria dal Belcari. “Il simbolo fu il Giglio” e di fronte ad esso il popolo proruppe in un “grido di giubilo e di vittoria” nella consapevolezza di non essere mai soli in balia della tempesta scatenata dai senza Dio, dai senza Santi. |

Dipinto ad olio di DOMENICO CORVI (1721 - 1803)
Senigallia - Maria S.S. con Bambino, S. Paolino di Nola Patrono di Senigallia ed altri Santi.
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Il culto di Paolino di Nola, non rimane chiuso nelle anguste mura cittadine, ma travalica i confini comunali, provinciali, regionali e nazionali. A Folerone in provincia di (Ascoli – Piceno)troviamo una chiesa ad egli dedicata fin dal 1290. A Sciacca in (Sicilia), atra chiesa intitolata a Paolino di Nola dal 1584. Nella maggiore chiesa di Salò sul bel Lago di Garda nella navata destra è custodita una tavola raffigurante S. Paolino di Nola tra San Giovanni Battista e S. Pietro, attribuita al Zenone, detto il Veronese 1526. A Palermo gli ortolani di origine genovese, che già da tempo avevano in uso la chiesa di S. Giorgio, il 3 novembre del 1587 fondavano una confraternita intitolata a S. Paolino di Nola, in quanto protettore dei giardinieri e degli ortolani. E poi che dire di Senigallia, di Sutera, dell’isola Tiberina a Roma dove il sacro corpo del beato S. Paolino è rimasto per oltre mille anni, eletto dai mugnai di Roma a loro protettore a cui gli dedicarono una cappella nella chiesa omonima, e della pala d’altare conservata nel duomo di Lisbona del XII - XIVsec. |

Semibusto d'argento con reliquia del corpo di S. Paolino, donato da Pio IX alla Cattedrale di Senigallia.
Il tempo tiranno come sempre, ci induce a fermarci qui, sicuramente ci saranno altre occasioni per un confronto più ampio ed articolato, ringrazio gli organizzatori del convegno per l’invito e auguro agli stessi un lungo e proficuo lavoro di recupero, salvaguardia e valorizzazione delle nostre feste che rappresentano sicuramente un valore aggiunto all’immenso patrimonio storico artistico archeologico che la nostra bell’Italia possiede.
Breve Bibliografiche:
Napoli – “Origini e Storia di Barra”, collana scolastica diretta da N. Lapegna e P. Giglio; 1929/30.
Nola – “Paolino, i gigli di Nola e le macchine da festa”, Filippo Monaco 2003.
Napoli – “I Vescovi di Nola”, Filippo Renato De Luca – I.G.E.I. 2000.
Napoli – “Nola e Dintorni”, Adolfo Musco ed. I.G.E.I.1997.
Napoli –Storia della Provincia Napoletana di San Pietro ad Aram, P.C. Cirillo O.F.M. 1926 Vol.1.
Nola –
Antonio Fusco articoli – “Il Meridiano” 2003.